
L’esultanza verso la panchina crèmisi di Jimm Idalynia dopo il gol del vantaggio del Tolentino al “La Croce” di Montegranaro nel match contro la Folgore Falerone
di Marco Cencioni
«E’ stata una gran bella emozione esordire, in modo inaspettato. E segnare poi è stata una sorpresa anche per me. Per il futuro mi aspetto sempre di più dalla vita».
Con tutta probabilità a stupirsi di quel gol non era solo lui, Jimm Idalinya, alla sua prima intervista da calciatore, ma anche gli spettatori, i giornalisti, i tifosi crèmisi e il portiere Chiodini, beffato da un pallonetto mancino che sanciva il momentaneo vantaggio del Tolentino nel big match contro la Folgore Falerone, il 14 dicembre 2014, ultima giornata d’andata del campionato di Eccellenza giocata al La Croce di Montegranaro. E in tanti, invece, non erano sorpresi per niente. Come Aldo Clementi e Emanuele Liberti, allenatore e vice di quella squadra, che l’avevano fatto entrare in campo. Raffaele Gesuelli, mister della Juniores che l’aveva allenato e che lo conosceva da tanto tempo perchè amico della sua famiglia. Capitan Luca Minopoli, che l’aveva pescato con un lancio dei suoi e al quale il ragazzo, allora 16enne, si ispirava. Roberto Chiavari, il responsabile del settore giovanile che l’aveva visto arrivare a 12 anni al campo Sticchi che non capiva una parola d’italiano e che poi, da direttore generale della prima squadra, lo ha visto scattare sul filo del fuorigioco, beffare alle spalle il terzino, e disegnare una parabola imprendibile per l’esperto portiere.
Sono loro, oggi, a ricordarlo, oggi che il suo corpo senza vita è stato rinvenuto a Civitanova, due giorni dopo che erano iniziate le ricerche in mare (leggi l’articolo). Un bagno alle 5 di mattina con gli amici, dopo aver festeggiato il Ferragosto. E Jimm se ne è andato, lasciando un ricordo di un crèmisi acceso, che va oltre quella palla che entra in porta, quel gol bellissimo, quella corsa sfrenata verso la panchina. Acceso perché, nonostante nel 2015 abbia deciso di abbandonare il calcio, che per lui non era la cosa più importante ma una delle tante che animava la sua vita, il sorriso timido ma contagioso, lo sguardo curioso, la vivacità spiccata e quel suo essere particolare senza cercare di esserlo sono rimasti intatti in tutti quelli che l’hanno conosciuto in campo. Ma anche fuori dal rettangolo verde, nella sua nuova vita, in quella Tolentino che è diventata subito la sua casa, dove ha frequentato elementari, medie e seguito lezioni al liceo linguistico. Il ventenne attraversava un momento felice della vita, impiegato come operaio in un’azienda metalmeccanica della città dopo aver lavorato in precedenza in una fonderia a Caldarola. Originario del Kenya, Jimm Idalinya era arrivato in Italia quando la madre, Carolyne Idalinya, ha conosciuto e poi sposato l’assicuratore tolentinate Andrea Pallotti, dal quale ha avuto la sorellina più piccolina che oggi ha sei anni. La donna è molto conosciuta in città: aveva svolto per il comune attività di mediazione culturale per stranieri e un telegiornale in francese del quale era conduttrice.
Jimm era arrivato nel vivaio del Tolentino a 12 anni, nel 2010. Disse nell’intervista rilasciata al canale youtube della società cremisi, ricordando gli inizi della sua storia calcistica: «Non ho avuto difficoltà ad inserirmi perché c’erano i miei amici, l’insegnamento e l’obiettivo della società è quello di farci crescere giocando insieme». Jimm aveva trovato subito il modo di divertirsi, giocando a calcio con i suoi coetanei: «La prima volta che venne al campo, era il 2010, non parlava una parola di italiano – ricorda Roberto Chiavari, all’epoca responsabile del settore giovanile – in inglese ho provato a fargli capire che si poteva divertire con gli amici. Era timidissimo ma come capì ciò che avevo detto si aprì in un sorriso che non potrò mai dimenticare. Come non posso scordare la grande gioia del gol alla Folgore, per la crescita di un ragazzino con cui erano stati condivisi tanti momenti felici. Il dispiacere è enorme, perché ogni volta che vedevo Andrea (il marito della madre di Idalinya, ndr) mi fermavo sempre per sapere che faceva Jimm dopo che aveva abbandonato il calcio. Era uno di quei ragazzi che ti entra nel cuore e sapere che non c’è più crea un vuoto enorme: è una disgrazia tremenda».
Dagli Esordienti ai Giovanissimi, poi il primo anno di Allievi e la Juniores. «Sono amico della sua famiglia quindi ho un ricordo che parte lontano nel tempo e arriva, purtroppo, ad oggi – dice Raffaele Gesuelli, allenatore di Idalinya nella Juniores 2014/2015 – Abbiamo sognato tutti una vita gioiosa per lui, è una tristezza immane sapere che non c’è più a causa di un bagno in mare, quanti di noi l’hanno fatto nelle notti d’estate. In questi due giorni ho ricevuto decine di messaggi dei suoi ex compagni, tutti gli volevano bene: era dotato di un grande talento calcistico, buono e timido ma quando si scioglieva era irresistibile – ricorda Gesuelli, ora vice di Senigagliesi alla Sangiustese – Volevo che quando giocava ridesse, perché se rideva era contento e faceva divertire tutti noi. Il giorno prima di quella partita a Montegranaro, visto che mancava un ragazzo da convocare, dissi a Clementi “Portati Jimm che è in forma e se entra segna”: il mister fu lungimirante». Aldo Clementi, oggi tecnico della Pergolese, non può certo dimenticare quel momento e quell’annata: «Cerco di tenermi stretto il ricordo più bello – dice commosso – quando è entrato in campo e quella rete che si è mossa a contatto con la palla. La gioia di aver individuato un ragazzino talentuoso e di averlo portato in prima squadra. Aveva caratteristiche diverse rispetto al comune e regalò una forte emozione a tutto il popolo del Tolentino. Aveva quella faccetta ingenua, il sorriso appena accennato. Era un piacere avere vicino un purosangue come lui: quel momento bellissimo ed emozionante amplifica di più il dolore di sapere che non c’è più».
Il suo vice dell’epoca Emanuele Liberti, ex allenatore del Potenza Picena, ricorda perfettamente quel momento «quando con Aldo (Clementi, ndr) pensavamo a chi fare entrare e lo abbiamo visto che si scaldava. Così abbiamo deciso di dargli la possibilità e ci ha ripagato, dopo neanche cinque minuti che era in campo. All’inizio era molto timido, venendo ad allenarsi in prima squadra dalle giovanili. Aveva grandi mezzi. Era un bravissimo ragazzo, simpatico con quella risatina appena accennata che ti metteva allegria». Quel gol lo ricorda perfettamente Luca Minopoli, capitano di quel Tolentino che sfiorò la promozione in serie D. «E’ un dolore tanto forte, era un ragazzo così giovane, aveva quasi l’età di mio figlio. Quello che mi colpiva di lui, oltre alle qualità tecniche, era la personalità. Non è scontato per un ragazzo, visti i giovani di oggi. Quel gol che ha fatto era difficilissimo, il particolare che lo rende speciale è quando ha guardato il portiere dopo aver attaccato la profondità, prima ancora che il mio lancio rimbalzasse sul terreno: ha visto Chiodini fuori e con una naturalezza disarmante l’ha superato, aveva un grande istinto. Tutti i compagni dell’epoca sono rimasti sconvolti da quando accaduto, è andato via in un modo terribile, è un grande dolore». La società crèmisi del presidente Marco Romagnoli, sulla sua pagina Facebook ufficiale, l’ha voluto ricordare «nel suo momento probabilmente più felice», vista la foto in cui colpisce la palla per segnare il gol. «Condividiamo sentitamente l’immenso dolore che la sua tragica dipartita ha lasciato nel cuore dei familiari e di tutti coloro che gli vogliono bene – scrive la società – Jimm Idalinya non resterà per noi semplicemente il ricordo di un bravo calciatore dal talento rimasto inesploso ma piuttosto quello di un ragazzo a cui la vita ha voluto porre innanzi prematuramente la difficoltà estrema. In occasione della gara di questa sera contro la Sangiustese lo ricorderemo, insieme ai tifosi cremisi, con un minuto di raccoglimento». E a difendere la porta rossoblu ci sarà proprio Mauro Chiodini.
Una giovane vita che se ne va...solo infinita tristezza
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