L’appuntamento degli Aperitivi culturali di questa mattina condotto da Cinzia Maroni
di Maria Stefania Gelsomini
(foto di Andrea Petinari)
E alla fine il lapsus a Francesco Micheli gli è scappato. Sarà stato il clima da ultimo giorno di scuola, sarà stata la stanchezza da fine festival, sarà stata la riunione di due ore da cui usciva insieme al sindaco e al sovrintendente, fatto sta che oggi, durante l’ultimo degli Aperitivi culturali in cui si doveva discutere di bilanci e di prospettive future, il direttore artistico si è lasciato sfuggire che quella del prossimo anno sarà la sua ultima stagione. Apriti cielo! Pubblico sotto shock e tentativo immediato di correggere il tiro: “volevo dire ennesima stagione”, ma ormai il danno era fatto, il sospetto insinuato. Il 2017 chiuderà il secondo triennio firmato Micheli, quello dedicato alle mappe dell’anima, con tre opere di repertorio coniugate sotto il segno dell’Oriente: Turandot, Madama Butterfly e Aida, annunciate per la prima volta con largo anticipo a inizio stagione 2016, con tanto di date, registi e direttori. L’obiettivo è duplice: usare l’opera per parlare d’altro (raccogliendo l’eredità di Pizzi) e al contempo scoprire l’identità di questo territorio, perché qui lo sguardo a Oriente parte da lontano, da Padre Matteo Ricci fino a Giuseppe Tucci.
Invece la lunga “chiacchierata” fra quattro mura di stamattina tra Micheli, Carancini e Messi, che il sindaco battezza ufficialmente come la “formazione futuro”, serviva a delineare il triennio successivo 2018-2020. A chi credere? Ancora nessuna anticipazione, ma l’assicurazione che si sta guardando al futuro e si sta lavorando a “uno dei più grandi festival d’Europa”, con la consapevolezza e la convinzione della necessità di un ulteriore scatto in avanti di qualità. Abbiamo, pare, con Messi e Micheli (45 anni il primo, 44 il secondo) il team più giovane a capo di un teatro lirico: bisognerà solo vedere ancora per quanto.
IL TRIO ALL’OPERA – Francesco Micheli, Romano Carancini e Luciano Messi
Il primo a rompere il tabù e a parlare del dopo-Micheli è proprio Carancini: “lavoreremo per far sì che Francesco possa rimanere, io lo terrei fino al 2030, ma il MOF si deve porre il problema di esistere al di là di Micheli, di andare oltre. Che fa la città? Si mette a piangere di fronte al muro dello Sferisterio?”
A mezzogiorno la “formazione futuro” sale sul piccolo palco degli Antichi Forni per rispondere alle domande della padrona di casa Cinzia Maroni. Tra ringraziamenti di rito, battute e risate si parla del festival che sta per concludersi (ieri sera, per l’ultima del Trovatore, standing ovation finale con quasi dieci minuti di applausi) ma soprattutto di quelli che verranno. Ora che l’opera lirica sembra finalmente aver attecchito sul territorio, deve conquistare spazi più ampi e aprirsi al mondo. L’impressione è che la cosiddetta governance abbia voluto dare un segnale forte di continuità e di rafforzamento del lavoro sin qui svolto anche per l’era post-Micheli, puntando sull’accoglienza turistica. “Quella di Macerata si rivela un’esperienza sempre più festivaliera, qui c’è il garbo, la grazia dei quadri di Crivelli” conferma Micheli, che poi aggiunge “e dei vincisgrassi”: non più solo opera mordi e fuggi ma intere giornate in città e sul territorio alla scoperta dell’arte, dei paesaggi, dell’enogastronomia. L’obiettivo è un festival migliore in tutti i suoi aspetti, con la prospettiva di allungarlo nel tempo, arrivando a Ferragosto e perché no, superarlo. “Macerata deve essere consapevole – prosegue Micheli – che l’opera allo Sferisterio è un prodotto unico, e l’auspicio per il futuro è che il pubblico sia sempre più attratto da un’esperienza complessiva, anche sul territorio.”
“Il pubblico è il nostro tesoro più grande – afferma Messi –, e sta crescendo. La città deve essere all’altezza del festival e il festival, mentre si proietta a livello internazionale, deve essere all’altezza del territorio. È un patto che esiste ma che ora, dopo questo percorso fatto, deve essere sancito.” Luciano Messi, nato e cresciuto professionalmente allo Sferisterio sin dal 1993, racconta le soddisfazioni e le nuove responsabilità da sovrintendente: “fare teatro lirico è il gioco di squadra per eccellenza. Abbiamo una squadra di collaboratori profondamente rinnovata e giovane, che lavora in un luogo come lo Sferisterio molto difficile perché unico.” Nessun rimpianto per lui in questa stagione positiva e fortunata, ma solo stimoli a far meglio, “a inquadrare meglio gli obiettivi futuri e a come realizzarli. Non siamo qui per creare eventi ma progetti almeno a medio termine.” Ma tra tanti elogi, c’è spazio per evidenziare anche qualche piccolo neo.
Il rammarico del direttore artistico è “l’ansia della precarietà”, il non potersi permettere un cast di copertura in caso di infortunio o indisposizione di un cantante (come è successo nel caso di Norma), mentre Carancini, che smette la giacca da presidente dell’Associazione Sferisterio e indossa quella da sindaco si permette un’autocritica, “se abbiamo l’ambizione di essere uno dei palcoscenici di più alta qualità in Europa, dobbiamo migliorare come città, la nostra mission è diventare una città guida”, e lancia una sfida immateriale sull’accoglienza: più attenzione e cura da parte di tutti, più sorrisi ai turisti, via gli scatoloni e l’immondizia dalle piazze nelle sere delle recite. Insomma, si lavora per il futuro, e se anche dovesse consumarsi anzi tempo questo straziante addio, il muro dello Sferisterio non si trasformerà in un muro del pianto.
Grande soddisfazione espressa per il successo degli Aperitivi culturali 2016 dalla presidente di Sferisterio Cultura Marilena Sparapani e da Cinzia Maroni, che annuncia anche una novità: “Mai come quest’anno abbiamo avuto un pubblico così presente, folto e interessato, ogni giorno diverso. Sponsor permettendo, vorremmo proporre anche per l’inverno tre incontri di preparazione musicale all’opera.”
LA PADRONA DI CASA – Cinzia Maroni, curatrice degli Aperitivi Culturali
Stefania Monteverde, assessore alla cultura del Comune di Macerata
Marilena Sparapani, presidente di Sferisterio Cultura
Gabriela Lampa ha prestato la sua voce per leggere dei brani agli Aperitivi culturali
Lucia Mazzante di Maga Cacao, il locale che ha offerto l’aperitivo di oggi
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