di Alessandra Pierini
Ci potrebbe essere un professore dell’Università di Macerata nel Governo Monti. Si tratta di Roberto Mancini, docente ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università di Macerata, dove è anche Presidente del Corso di Laurea in Filosofia e Vice Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia. Il professore è stato indicato come ideale viceministro alla pace da Maurizio Chierici in un articolo di fondo apparso questa mattina su “Il Fatto Quotidiano” e il suo nome oggi è sulla bocca di tutti.
«Se i ministri sono in poltrona – scrive Chierici – i sottosegretari stanno arrivando. Rigorosamente tecnici: chissà se è il caso di affiancare all’onore della divisa un intellettuale di pace, controllore civile della corporazione militare indispensabile a ogni democrazia. Può essere l’occasione per dare senso compiuto ad una parola mite ma travisata: Difesa. Non solo bomba e moschetto, ma anche gli uomini del dialogo. Naturalmente deve essere un Prof disarmato. Roberto Mancini per esempio. Insegna Filosofia all’Università di Macerata. Fra gli ultimi saggi: “L’amore politico: sulla via della non violenza”». Certo per Macerata, che da anni si vanta di essere la città della pace, sarebbe un prezioso e ambito riconoscimento.
Dal canto suo, Roberto Mancini nato a Macerata nel 1958 e residente a Civitanova, ha qualche dubbio ma non si tira indietro: «Non credo di avere le competenze specifiche che mi sembra questo Governo stia cercando e non credo che l’ipotesi fosse concreta, comunque sarei disponibile a portare la cultura della pace nei luoghi istituzionali». Mancini ha anche le idee chiare su cosa farebbe per la pace in Italia: «Credo che bisognerebbe fare una scelta complessiva già a livello di bilancio, investendo risorse su attività legate ai diritti sociali e umani e riducendo drasticamente le spese militari. Finora abbiamo tagliato nella scuola e nella formazione e investito nel potenziamento militare, credo sia indispensabile un’inversione di tendenza».
Mancini, oltre all’attività accademica, collabora con le riviste “Servitium”, “Ermeneutica Letteraria” e “Altreconomia”. Dirige la collana “Orizzonte Filosofico” dell’editrice Cittadella di Assisi. E’ membro del Comitato Scientifico della Scuola di Pace della Provincia di Lucca e della Scuola di Pace del Comune di Senigallia.
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Ottima scelta …
ma a cosa serve un “ministro alla Pace”? ma basta co ‘ste cose inutili!
Visto l’art. 11 della sbandierata Costituzione sarebbe stata meno paradossale la nomina di un viceministro alla guerra:
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Mi sembra una furbastra operazione di “Markke-ting”, ispirata forse direttamente o per interposto flabellante dal pacifico prof. Dov’è la notizia? Si raccoglie una voce ectoplasmatica, la si diffonde senza alcuna verifica neppure sommaria, si da corpo alle ombre per avere compagnia, si auto-vellicano desideri sull’orlo dell’eruzione, si inventa un dicastero della Pace che non esiste e non può essere istituito per propugnare una candidatura che avrebbe titolo ad occuparlo perché partecipa alla marcia di Assisi e perché veste i panni di un tecnico-docente. Da parte sua il putibondo prof., lungi dal prendere le distanze da questa voce “ interna corporis”, esprime senza imbarazzo il suo compiacimento. Nonostante le migliori intenzioni dello scalpitante docente, tutto mi sembra frutto di malcontenuta “vanitas”, molto simile ad un’ arcaica mentalità autoreferenziale di stampo Gesuitico, grazie a Dio da tempo superata, che di quella sobrietà oggi tanto reclamata. Ed allora si rischia di andare in vetrina, ma non come merce di pregio, ma come manichini.
Non me ne voglia il prof. Mancini che non conosco e che provo a stimare a prescindere. Mi da però prurito la montatura di non notizie. Ed allora mi gratto senza ritegno.