Sferisterio tra difficoltà e opportunità
Il dibattito continua

Le risposte all'intervento di Pambianchi. L'ex sindaco Maulo: "Serve un progetto forte". Il presidente della Form Pasqualetti: "La proposta di sospendere la stagione si basa su argomenti superficiali"
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sferisterio-maulo-pasqualettiDopo l’intervento del dirigente del Partito Democratico Graziano Pambianchi (leggi l’articolo) sull’opportunità di continuare a spendere soldi per la stagione lirica maceratese, molte sono le reazioni nel mondo politico maceratese.  Nel dibattito sullo Sferisterio interviene anche l’ex sindaco Gian Mario Maulo:

«La stagione lirica dello Sferisterio non vive più da sola: perde finanziamenti, operatori, spettatori. Non è più neppure un volano dell’economia locale. Gli occupati del territorio nell’allestimento delle opere sono diminuiti ‘grazie’ alla delocalizzazione di attività connesse (sartoria, falegnameria, …) e ‘grazie’ alla calata di gruppi di lavoro al seguito degli ultimi ‘intendenti’, e a causa della riduzione di impianti scenici imposta dal budget. Ridimensionato l’utilizzo di gruppi artistici locali. Dimezzata la biglietteria rispetto agli anni novanta: molta classe media (anche se conosce la differenza fra ‘contralto’ e ‘contrabbasso’!) non può più permettersi una serata in arena; si è ridotta la specificità/qualità della lirica all’aperto per i cast e per l’esiguità e la ripetitività di scenografie; ridotto il cartellone, il numero di rappresentazioni in arena, la pubblicità e la capacità di attrazione rispetto ad altri spettacoli. L’indotto turistico è diminuito perché non si fa rete con altre mete e tempi del turismo e perché si è ristretto e fatto più esigente il turismo melomane proprio mentre diminuisce l’originalità dello Sferisterio. La ‘partecipazione’ dello Stato e della Regione è diminuita e le sponsorizzazioni latitano per le risicate quote destinate dalle aziende all’arte e per il minor numero di spettatori raggiunti dal messaggio promozionale. Gli enti locali ‘faticano a mettere insieme il pranzo con la cena’ nel sociale e non solo. Il passivo delle ultime stagioni ha ripreso a salire nonostante l’austerità delle scenografie e i controlli severi dei centri di spesa e, mentre negli anni novanta il debito era principalmente dovuto alla mancanza di un fondo di dotazione che costringeva ad anticipazioni di cassa con relativi interessi bancari superiori alle quote di partecipazione versate dal medesimo istituto bancario, oggi esso è dovuto principalmente a spese non ulteriormente comprimibili se non a scapito della qualità, alla riduzione dei trasferimenti pubblici e privati, alla caduta della biglietteria.
Maulo-Gian-MarioAnche i Teatri stabili sono costretti a ripensarsi, tanto più i Teatri di tradizione. O si chiude: registi e cantanti non canteranno, ma non piangeranno; ma l’occupazione locale, pur diminuita e quasi tutta stagionale, subirebbe un’ulteriore caduta proprio nel settore culturale e tecnico già così colpito; l’indotto turistico registrerebbe un’ ulteriore caduta; i trasferimenti statali e regionali scomparirebbero; Macerata tornerebbe a richiudersi dentro le mura sulla collina; un’eccellenza regionale finirebbe. O si sospende: l’interruzione rappresenterebbe una discontinuità con il personale tecnico, artistico, amministrativo, con gruppi di spettatori anche esteri fidelizzati, con flussi di finanziamenti pur diminuiti che sarebbe difficile riattivare, con strutture e attrezzature che nella quiescenza si deteriorerebbero; costi ed energie per la ripresa sarebbero un rischio! Perfino una prospettiva di biennalizzazione (solo per risparmiare? ma sarebbe un risparmio?) manterrebbe in parte questi rischi: e poi la crisi economica non finisce certo nel 2012.
Meglio la transizione? Se si sa dove si vuole andare: è necessario subito fare sistema, in ’economia di scala’, con Ancona e Iesi almeno, ma anche con altre città, senza rimpianti, senza complessi di inferiorità, senza gelosie campanilistiche. Una prospettiva di territorio che dal primo giorno del 2012 unifichi amministrazione, promozione, personale tecnico, relazioni con artisti e registi; riduca costi di gestione, scenografie, magazzino, acquisti, contratti; componga un cartellone che valorizzi specificità per titoli, forme e tipologie d’arte, spazi, calendario; si presenti di fronte allo Stato, alla Regione Marche, agli istituti bancari e alle aziende con un progetto strutturato. unico, forte, territoriale, artistico e turistico insieme. Una crisi che fa crescere, se si fa cultura come regione, insieme, al plurale».

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Renato Pasqualetti

Renato Pasqualetti, presidente della Form, aveva focalizzato l’attenzione in una lunga intervista a Cronache Maceratesi (leggi l’articolo) sulla necessità di fare sistema ma torna sull’argomento per insistere sulla rilevanza dell’indotto sull’economia cittadina derivante dallo Sferisterio.

«La proposta che avanza Graziano Pambianchi per la parte in cui propone la sospensione di un anno della Lirica allo Sferisterio mi sorprende per la superficialità degli argomenti e anche per la loro inefficacia economica. In primo luogo non si precisa che, evidentemente, si riserverebbero a questi interventi solamente i circa 650.000 euro del Comune, mentre Macerata perderebbe d’un colpo i circa 2.500.000 (!) euro che vengono da altri Enti e da sponsorizzazioni esclusivamente per questo evento, oltre a rinunciare a circa €.800.000 di biglietteria.  Un’operazione, diciamo così, finanziariamente assurda per un’amministrazione pubblica, proprio in un momento di riduzione delle risorse. Per mettere 650.000 euro nel “sociale”, Macerata perderebbe circa 3.300.000 euro  di liquidità economica che viene “da fuori”!  E questo non sarebbe un danno solo per la “cultura” ma un grave danno per l’economia della Città. Infatti, dei circa 4 milioni e mezzo di euro a cui ammonta il budget dello Sferisterio, una parte rilevantissima crea, attraverso il lavoro, reddito alla persona. E il “lavoro”, come è noto a tutti, soprattutto in questo momento, è un elemento centrale del “sociale”. Basta chiederlo alle tantissime persone che con lo Sferisterio lavorano: macchinisti, trasportatori, facchini, sarte, elettricisti, ma anche musicisti dell’orchestra, cantanti del coro, ed ancora, anche se  stagionalmente, vallette, vigilanti, comparse… Alcuni di questi con lo stop di un anno dello Sferisterio perderebbero la fonte prevalente se non esclusiva del loro lavoro, altri ne perderebbero una parte rilevante.  Sarà difficile spiegare a tutte queste persone di stare a spasso un anno e che il loro lavoro non è una componente essenziale del “sociale” della nostra città. Al lavoro, poi, si somma il reddito d’impresa per tipografie, studi fotografici, agenzie di viaggio, ditte che forniscono materiale per le scene e per i costumi producendo reddito d’impresa e ancora lavoro.
Inoltre, da due studi fatti sull’economia indotta dalla Stagione Lirica, quello che lo Sferisterio produce indirettamente sull’economia cittadina e provinciale è circa il doppio del suo bilancio. Quindi circa 9 milioni di euro si riversano su Macerata e il suo territorio in 45 giorni tra luglio e agosto, in un periodo, quindi, durante il quale il turismo, ed in particolare quello del mare, tendono ad essere concorrenti molto temibili per la nostra città. E anche qui reddito d’impresa, lavoro stagionale di molti giovani in bar, ristoranti e pizzerie, attività importanti per gli alberghi e i negozi. Infine, ma questo forse è meno noto, uscire un anno dai fondi FUS è molto rischioso e non è detto che, in un momento tremendo di tagli, sarebbe automatico riposizionarsi tra i soggetti finanziati dallo Stato e con un contributo di più di 900.000 euro, una vera manna per la nostra comunità. La Stagione Lirica dello Sferisterio, in conclusione, non solo contribuisce in maniera  rilevantissima all’immagine di Macerata in Italia e nel mondo, favorendo il turismo anche per il resto dell’anno, ma è anche una straordinaria risorsa economica per la nostra Città. Credo che sia per questo che il Sindaco dichiara giustamente di non volerne fare a meno. Farlo, infatti, anche solo per un anno, sarebbe un’operazione superficiale e nettamente in perdita, anche per il “sociale”».



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