Da Palazzo Buonaccorsi “L’Italia s’é desta” approda al Museo di Roma. Per celebrare la ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia, l’Assessorato alle Politiche culturali e Centro storico di Roma Capitale-Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale e il Centro Studi Galantara di Montelupone (paese che ha dato i natali a Gabriele Galantara, il padre indiscusso della caricatura satirica italiana), con il sostegno della Regione Marche e della Provincia di Macerata presentano una lettura storico-iconografica dei fatti risorgimentali mediante l’interpretazione che ne fecero i più autorevoli illustratori italiani dell’arte satirica i quali esprimevano, con arte, professionalità e creatività, la propria attività nei quotidiani e nei periodici del tempo. Difatti la storia degli avvenimenti salienti del Risorgimento italiano che portarono all’Unità della nazione sarebbe impossibile leggerla, raccontarla, illustrarla, o spiegarla alle generazioni presenti e future, senza l’uso delle migliaia di caricature satiriche realizzate da alcune decine di straordinari artisti, polemici, combattivi, graffianti come la loro arte esigeva. Le illustrazioni della stampa satirica sono le uniche fonti iconografiche realizzate in contemporanea (quasi quotidianamente) agli eventi risorgimentali. Occorre precisare che in quei tempi il disegnatore satirico era equiparato a tutti gli effetti ad un giornalista che forniva la sua versione dei fatti con la matita anziché con la parola scritta.
Una sintesi tanto più efficace solo in parte spiegabile dal diffuso analfabetismo; in effetti era lo strumento stesso della sintesi grafica, critica e immediata, a coinvolgere ampi strati della popolazione. In Italia l’autentica “esplosione” della stampa satirica avviene nel fatidico anno della “Primavera dei Popoli”, il 1848. Nella Napoli del tempo, certamente grande capitale europea del XIX secolo, il 18 marzo nasce infatti L’Arlecchino sulla spinta dei moti popolari esplosi in Sicilia il 12 gennaio di quello stesso anno e propagatisi velocemente nei maggiori centri del Regno delle due Sicilie imponendo a Ferdinando II (futuro “Re Bomba”) la concessione del primo Statuto. Dopo quel primo giornale napoletano ne fiorirono in brevissimo tempo tanti altri, man mano che la concessione dello statuto veniva estesa agli altri stati italiani, portando con se l’annullamento della censura preventiva e il principio della responsabilità dei gerenti e dei singoli giornalisti. Nasceranno così le testate che hanno contrassegnato la narrazione della storia attraverso la satira; a Roma Il Don Pirlone (primo giornale audacemente proteso a combattere il potere temporale dei papi), il Cassandrino (viceversa fortemente conservatore e clericale) e Er Rugantino. A Milano Lo spirito folletto, nato sulle barricate delle “Cinque giornate” e qualche anno dopo L’Uomo di Pietra. A Firenze Il lampione (tra i fondatori figura quel Carlo Lorenzini che, con lo pseudonimo di Collodi, diventerà famoso per le sue “Avventure di un burattino”). A Torino Il fischietto (da considerarsi tra i più importanti dell’epoca, per l’impostazione grafica e i vigorosi contenuti, magistralmente espressi dalle ottime caricature di Redenti, Virginio, Teja e di altre “grandi firme” ). A Genova La strega, particolarmente spietato e per questo attaccato tanto dai progressisti quanto dai conservatori. E può valere la pena riflettere sul motivo per cui lo stesso Cavour fu l’ispiratore del torinese Pasquino, fondato nel 1856 e pubblicato ininterrottamente fino al 1930 divenendo in breve tempo il prototipo dei giornali satirico-umoristici italiani. Ciò si spiega proprio dal fatto che quei giornali facevano informazione esattamente come gli altri, ma usando una metodologia comunicativa di nuova generazione. Il risultato è che, anche ai giorni nostri, qualunque libro di storia sul Risorgimento italiano non può evitare di riportare le illustrazioni satiriche di quei giornali che hanno documentato tanto il “comune sentire” di quell’Italia che anelava all’unificazione, quanto a quell’altra, che invece accusava i libertari unitari di essere non patrioti, ma piuttosto sovvertitori dell’ordine, ribelli, senza Dio e massoni al servizio del caos. L’inaugurazione della mostra sarà preceduta, alle ore 17,30, da una conferenza di presentazione presso la Sala Multimediale del Museo di Roma in Trastevere alla quale interverranno: Paolo Masini componente della Commissione Cultura di Roma Capitale; Simonetta Buttò direttore della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea: Melanton disegnatore e storico della caricatura satirica e Fabio Santilli presidente del Centro Studi Galantara, curatore della mostra. A corredo un libro-catalogo di 272 pagine (form. 23×27), con la prefazione di Giovanni Sabatucci, costituisce anche il primo volume della storia d’Italia attraverso 150 anni di illustrazioni satiriche. La mostra rimarrà aperta al pubblico sino al prossimo 9 ottobre con il seguente orario: da martedì a domenica ore 10,00 – 20,00. Il biglietto di €. 5,50 (ridotto €. 4,50) da diritto a visionare anche le altre esposizioni presenti nel museo.
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