Dalle Marche all’Est Europa,
frode da 25 milioni con società cartiere:
11 arresti e 56 persone coinvolte
FRODE CAROSELLO - La Guardia di finanza, ieri, ha eseguito 18 misure cautelari in diverse province tra cui Macerata, Fermo e Ancona. Tra il 2018 e il 2020 ci sarebbe stato un presunto giro d'affari di 100 milioni di euro. Venivano utilizzate società di comodo con prestanome in Italia e all'estero. Al centro dell'inchiesta ci sarebbe un imprenditore che risiedeva a Civitanova

Frode carosello milionaria nel settore del commercio di materie plastiche con base nelle Marche: 11 arresti e fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di circa 100 milioni di euro. Coinvolte 56 persone – tra cui imprenditori e professionisti -, 34 imprese nazionali e 8 società esterne tra Marche ed Est Europa. L’indagine, anticipata ieri da Cronache Maceratesi, è partita dalla procura di Ancona e si è conclusa per competenza relativamente al tipo di reato contestato a Torino, ha portato all’esecuzione di misure cautelari nelle province di Macerata, Fermo e Ancona.
Secondo quanto emerge dall’indagine, l’istigatore dei reati sarebbe un imprenditore che risiedeva a Civitanova e che in passato era già stato coinvolto in vicende giudiziarie legate a illeciti di natura fiscale. A lui, sempre secondo quanto emerge, vengono contestati una quarantina di capi di imputazione che coinvolgono via via, a vario titolo, gli altri indagati. L’imprenditore viene indicato, insieme ad un’altra indagata arrestata ieri in provincia (e ora in carcere a Pesaro), come «organizzatore dello schema» e «istigatore». Ruoli che, contestano gli inquirenti, l’imprenditore avrebbe ricoperto per consentire a terzi l’evasione dell’Iva.
L’operazione è stata condotta dai Comandi provinciali della Guardia di finanza di Torino e Ancona e coordinata dalla Procura Europea di Torino. Le ipotesi sono quelle di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di frodi all’Iva a carattere transnazionale nel settore del commercio di materie plastiche. Le indagini delle Fiamme gialle hanno permesso di scoprire una serie di società cartiere con base nelle Marche e ramificazioni in diverse regioni italiane e all’estero, in particolare nell’Europa dell’Est (oltre all’Italia anche Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria).
Secondo le indagini, attraverso le società cartiere venivano scambiate fatture per operazioni inesistenti finalizzate a consentire ai formali acquirenti della merce (nello specifico polimeri plastici ma in alcuni casi anche calzature) di detrarre indebitamente l’Iva applicata alle transazioni, in massima parte mai effettivamente realizzate. L’associazione criminale si sarebbe occupata della gestione di tutte le società a vario titolo inserite nel meccanismo fraudolento, simulando transazioni commerciali il cui unico scopo era quello di far emergere, solo a livello documentale, l’avvenuto acquisto di merci da parte dei committenti nazionali con conseguente diritto alla detrazione dell’Iva, attraverso società di comodo (cartiere o filtro) situate all’estero e nel nord e centro Italia (prive di struttura operativa e di dipendenti e intestate a dei prestanome) che omettevano sistematicamente la presentazione delle dichiarazioni e il versamento dell’imposta dovuta. La Guardia di finanza ha evidenziato questo sistema a conclusione di articolate attività di intercettazione, osservazione e pedinamento, riconciliate con gli esiti degli accertamenti bancari e delle mirate analisi operate attraverso le banche dati in uso.
In alcuni casi, nelle fasi iniziali della frode, sarebbe emerso che, a fronte di trasferimenti fisici delle stesse partite di merce dall’Italia (Gorizia) all’Austria (Furnitz o Villach) e viceversa, risultavano emesse distinte fatture che documentavano, peraltro, cessioni a società dell’Est Europa cui la merce non veniva, in realtà, mai spedita. Ai clienti finali, quindi, sarebbe pervenuta sempre la stessa partita di materiale, peraltro, con lo stesso packaging, pure a fronte di diverse fatture. I proventi dell’evasione sarebbero poi stati utilizzati per remunerare i soggetti inseriti nell’intera struttura, che si avvaleva anche di un circuito di “finanziatori” esterni che fornivano ai promotori della frode ingenti somme di denaro a prestito, impiegate per alimentare il circuito circolare dei pagamenti a supporto delle false fatturazioni.
All’esito delle indagini, inizialmente coordinate dalla procura di Ancona e poi messe a sistema da quella Europea di Torino, la Guardia di finanza ha accertato l’emissione e l’utilizzo, tra il 2018 e il 2020, di fatture per operazioni inesistenti per circa 100 milioni di euro, con un correlato danno dei bilanci dell’Unione europea e dello Stato italiano di circa 25 milioni di euro, corrispondente al profitto della frode contestata. Coinvolte nel sistema di frode, a vario titolo, 56 persone che gestivano 34 imprese nazionali (tra “missing trader”, “buffer” e “broker”) e 8 società estere (“conduit”), ritenute responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode Iva, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione e indebita compensazione di crediti d’imposta.
Il gip del tribunale di Torino, su proposta della Procura Europea del capoluogo piemontese, ieri ha disposto 11 arresti (8 in carcere e 3 ai domiciliari) e 7 provvedimenti di interdizione (divieto temporaneo di esercitare attività professionali o imprenditoriali e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) nei confronti, tra gli altri, di imprenditori e professionisti coinvolti attivamente nella frode. Con lo stesso provvedimento è stato anche disposto il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie e beni mobili e immobili nei confronti di 23 persone e 16 imprese per 25 milioni di euro, la somma quantificata quale profitto complessivo degli illeciti contestati.
All’esecuzione dei provvedimenti cautelari e alle connesse perquisizioni personali e locali hanno provveduto oltre 140 finanzieri dei Nuclei di polizia economico-finanziaria di Torino e Ancona, supportati dai militari in forza ai Reparti territorialmente competenti in Piemonte, Marche, Lazio, Veneto, Lombardia, Puglia e Calabria, con l’ausilio di unità cinofile “cash dog”.
(in aggiornamento)
I cd ‘colletti bianchi’.