
Elena Campugiani con due allievi
Una città che si lascia attraversare come un corpo, che respira, trattiene tracce e restituisce memorie. È questa l’immagine al centro di “Cutis”, la mostra di Elena Campugiani, artista ospite della Scuola di studi superiori Giacomo Leopardi dell’Università di Macerata, inaugurata a Palazzo Mozzi Marchetti-Ferri.

Elena Campugiani e Carla Danani
L’esposizione presenta un’installazione video-sonora e ambientale ideata e realizzata per dialogare con il contesto specifico, frutto di un percorso di ricerca sviluppato a stretto contatto con il territorio. Attraverso immagini, suoni e luce, Campugiani costruisce una narrazione sensibile dello spazio urbano, interpretato come un organismo vivo, stratificato e in continua trasformazione. La città diventa così “pelle”: una superficie che al tempo stesso protegge e rivela, luogo di relazione tra corpi, storie e percezioni. L’installazione è “introdotta” da scatti fotografici su Macerata montati su tessiture di fili multicolori: metafora della ragnatela plurale, spesso invisibile, che è la tessitura delle esistenze che abitano la città. La mostra sarà visitabile fino al 12 aprile, dal martedì alla domenica, dalle 16 alle 20. L’opera coinvolge chi la attraversa. I visitatori entrano in un ambiente immersivo in cui luci e ombre ridefiniscono la percezione dello spazio e trasformano i corpi in superfici di proiezione, rendendoli parte integrante del lavoro. Ne emerge un’esperienza in cui il confine tra individuo e ambiente si fa permeabile, aprendo a nuove forme di relazione con il contesto urbano.

La mostra
L’installazione è il risultato del programma “Residenza d’artista/Artist in Residence – Writer in Residence” promosso dalla Scuola di studi superiori Giacomo Leopardi dell’Università di Macerata. L’iniziativa, inserita nella rete Educating Future Citizens nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, accoglie artisti e autori chiamati a sviluppare progetti di ricerca e creazione in dialogo con studenti, studentesse e territorio, favorendo processi di sperimentazione condivisa e contaminazione tra linguaggi. La direttrice della Scuola, Carla Danani, riprendendo quanto hanno affermato le allieve della Scuola Giorgia Pazzi e Chiara Roberta Deidda che hanno accompagnato il processo artistico di Elena Campugiani, sottolinea che «le allieve sono state parte attiva di questo progetto, toccando con mano il processo artistico che porta alla creazione di un’opera, partecipando alle riprese audio e video, al montaggio e al processo di installazione finale».
Nata a Recanati nel 2004, Elena Campugiani è studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Macerata nel corso di comunicazione visiva multimediale. La sua ricerca artistica attraversa diversi linguaggi, dal lavoro manuale alla fotografia fino alla videoarte, per indagare il rapporto tra percezione, memoria e identità. “Le cose visibili sempre nascondono altre cose visibili”, scriveva René Magritte: una suggestione che attraversa l’intero progetto espositivo, invitando a guardare oltre la superficie e a interrogare ciò che, nella città, resta spesso invisibile.
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