«Tutto fermo per la Chiesa delle Vergini:
una ferita aperta per la comunità.
Divina Pastora ok, poi Domus Laetitiae»

CURIA - Il vescovo Marconi nel presentare le iniziative per la Settimana Santa fa il punto sulla ricostruzione degli edifici sacri: «E' tutto in mano alla Soprintendenza, chiesto di poter intervenire come Diocesi ma non abbiamo avuto risposte. A Tolentino inaugurazione il 18 aprile, la casa di ospitalità di Frontignano strizzerà l'occhio a Sferisterio»

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La conferenza stampa di stamattina

di Mauro Giustozzi

Un messaggio di pace per la Pasqua 2026 col programma degli eventi previsti, il punto sulla ricostruzione degli edifici di culto della Diocesi ed un messaggio ai candidati sindaci di Macerata e Montecassiano, città chiamate al voto in primavera.

Il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, affiancato dal vicario don Andrea Leonesi e dal segretario generale Gianluca Merlini ha fatto il punto dell’attività che la Diocesi svolge su più fronti partendo proprio dalla Settimana Santa. Settimana che prevede diverse celebrazioni, a partire da giovedì alle 18 in Cattedrale con la messa “In Coena Domini” per continuare il venerdì con la tradizionale processione del Cristo Morto che attraverserà la città. La novità di quest’anno è che toccherà anche il Monumento ai Caduti, dove verrà recitata una preghiera in memoria delle vittime di tutte le guerre. Quindi la veglia pasquale del sabato per giungere alla domenica di Pasqua con la messa celebrata dal vescovo Nazzareno Marconi nella cattedrale di San Giovanni.

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Il vescovo Nazzareno Marconi

«Purtroppo non si costruisce la pace su una logica di guerra e contrapposizione – ha ribadito il vescovo Marconi – come cristiani sappiamo che la pace si raggiunge solo col dialogo ed il perdono: è complesso il dialogo e insegnare alle persone il perdono, ma non c’è altra via. Conosco perfettamente la situazione di Israele, ho insegnato ebraico per tanti anni, conosco altrettanto bene la situazione palestinese. So che non è facile, ma se non si inizia da qui una soluzione di pace dubito che la vedremo altrove. Per quanto riguarda l’attività regionale svolta dalla Conferenza episcopale, io credo tanto nell’azione corale: abbiamo visto in questo Giubileo che l’aver promosso delle mostre organizzate assieme da tutti i nostri musei diocesani. La cosa ha funzionato e ci ha stupito. Ci siamo resi conto che creando in rete le cose abbiamo una potenza attrattiva straordinaria. Se questa terra continua a lavorare assieme, può veramente fare la differenza».

Altro passaggio importante quello della ricostruzione post sisma che vede la Diocesi in prima fila protagonista di tanti progetti, molti cantieri attivi ed altrettanti in via di partenza. Ad oggi sono 71 i progetti che vengono portati avanti: di questi 12 sono al primo e secondo step, ovvero si sta valutando come progettare ed intervenire anche perché in questi c’è una commistione tra pubblico e privato che ne rallenta il percorso; 34 progetti sono stati consegnati all’Usr e sono praticamente esecutivi, 14 sono i lavori in corso con cantieri aperti e 11 sono le chiese che sono state terminate e riaperte. In pratica quasi alla metà del totale sono gli edifici di culto tra quelli conclusi, quelli in corso e quelli in procinto di iniziare. Una delle prossime riaperture sarà quella sabato 18 aprile della chiesa della Divina Pastora di Tolentino, mentre restano in stallo le situazioni legate alla chiesa delle Vergini ed il duomo di San Giuliano di Macerata.

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Da sinistra: don Andrea Leonesi, don Gianluca Merlini e il vescovo Nazzareno Marconi

«Per il santuario delle Vergini non ci sono novità, è tutto fermo. Purtroppo la competenza non è della Diocesi e neppure di Comune o dell’Usr – ha sottolineato don Gianluca Merlini – ma della Soprintendenza nazionale di Roma che ha tempistiche lunghe. Abbiamo chiesto più volte di poter intervenire direttamente come diocesi, sulla falsariga di quanto avvenuto per il duomo di San Giuliano, per il quale è stato consegnato il progetto ed è in corso l’istruttoria, ma non abbiamo ancora avuto risposte. Peraltro, l’intervento sul duomo di Macerata sarà molto impegnativo anche a livello tecnico infrastrutturale, perché si dovrà lavorare sia sulle fondazioni che anche sulla volta interna che è spaccata e la struttura dovrà essere sistemata ed adeguata a livello di rischio sismico. La chiusura della chiesa di Santa Maria delle Vergini è una ferita aperta per la città e la comunità di fedeli, ed in occasione della festa che ci sarà nelle prossime settimane la Diocesi farà sentire la sua vicinanza alla popolazione».

Una buona notizia è stata fornita durante l’incontro e riguarda l’imminente partenza dei lavori alla Domus Laetitiae, casa di ospitalità di Frontignano chiusa da 10 anni per i danni arrecati dal terremoto. «Domattina ci sarà il tavolo tecnico che esaminerà il progetto – ha ribadito il vescovo – con tanto di approvazione per far partire quanto prima il cantiere. Qui ci sarà una completa demolizione del manufatto e ricostruzione ex novo, con la struttura che sarà diversa da quella che tutti ricordano e che, in una maniera che non vogliamo ancora svelare, richiamerà in qualche modo Macerata e a livello architettonico il Sferisterio. E’ un volere che ho espresso con forza e credo che sarà una bella sorpresa per un luogo che tornerà ad essere la casa comune dove si ritrovano gruppi, fedeli, pellegrini ma anche tanti turisti che visiteranno le nostre montagne».

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Infine la Diocesi di Macerata ha voluto inviare un messaggio sulle prossime elezioni amministrative che interesseranno Macerata e Montecassiano, con diversi candidati sindaci che hanno avuto già modo di incontrare recentemente il vescovo. «La chiesa non si schiera nelle scelte partitiche perché rispetta la libertà di coscienza – ha ribadito Marconi – purchè orientata a scelte per il bene comune e non interessi egoistici. Alla chiesa spetta poi ricordare i valori umani e di fede senza i quali non si costruisce secondo noi il bene comune: il diritto alla vita dalla sua origine alla sua fine naturale, l’attenzione ai poveri, l’uguaglianza tra tutti gli uomini, la giustizia, la libertà di fede ed opinione, la famiglia, la cura dei malati, l’accesso all’istruzione, la trasparenza nell’amministrare i beni pubblici e l’impegno per la pace. A tutti i candidati ho fatto sia la richiesta che la promessa di piena e sincera collaborazione istituzionale: la Diocesi collabora da sempre con tuti i nostri 13 sindaci. Dal momento della sua elezione, anche se un sindaco fosse lontanissimo dalle mie idee è il sindaco scelto dai cittadini e per il bene della nostra gente dobbiamo trovare il modo di collaborare. E per parte mia c’è sempre questo impegno. Ho raccomandato a tutti i candidati questa cultura istituzionale che è preziosa non solo nei rapporti con la chiesa ma per fare rete con gli altri sindaci del territorio e per gestire bene una democrazia dentro l’amministrazione nel rapporto tra maggioranza e minoranza. Ci deve essere una differenza tra la campagna elettorale e il tempo dell’amministrazione».  



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