Giallo del plasma, Gozzini:
«Presentato un secondo esposto.
Capire se ci vogliono screditare»

SANITA' - Il direttore generale dell'Azienda ospedaliera universitaria delle Marche sul caso: «Non va sprecata nemmeno una goccia di sangue. Vanno accertate le responsabilità individuali»

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«Neanche una goccia di sangue va sprecata, presentato un secondo esposto in procura», così Armando Marco Gozzini, direttore generale dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche in merito al caso delle sacche di plasma buttate.

Secondo Gozzini «L’analisi puntuale degli eventi evidenzia che le criticità riscontrate non sono riconducibili a carenze strutturali o a mancanza di personale, bensì a una gestione non ottimale delle risorse disponibili. È esattamente su questo che l’Azienda è intervenuta, in modo immediato e concreto, rafforzando gli organici, riorganizzando i processi e ripristinando in tempi rapidi la piena operatività.

In sanità la differenza non la fanno gli errori evitati, ma la capacità di correggerli subito: e su questo l’Azienda ha dimostrato, con i fatti, di esserci. Non è accettabile che comunicazioni interne, parziali e decontestualizzate, vengano diffuse all’esterno generando allarmismi e rappresentazioni distorte. Per questo motivo è già stato presentato un esposto alle Autorità competenti per la diffusione impropria di informazioni e per possibili violazioni della normativa sulla riservatezza».

Il dg continua dicendo: «Oggi è stato depositato un ulteriore esposto, più dettagliato e circostanziato, finalizzato non solo ad accertare responsabilità individuali, ma anche a verificare l’eventuale esistenza di una regia, anche indiretta, volta a screditare l’Azienda e il suo valore attraverso la diffusione selettiva di immagini, documenti e informazioni, amplificati in modo strumentale e in violazione della riservatezza.

L’Azienda continuerà a operare con trasparenza e determinazione, ma con la stessa fermezza difenderà il proprio operato, i propri professionisti e la correttezza dell’informazione, perché la tutela della verità e della fiducia dei cittadini non è negoziabile».



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