«Fare sistema per rafforzare le filiere»
Via libera alla fusione di Confindustria

ECONOMIA - Oggi la firma a Portonovo dei presidenti territoriali di Fermo, Ancona e Macerata. Il presidente dorico Diego Mingarelli: «Superare campanilismi e frammentazioni che oggi non sono più sostenibili». Marco Ragni che guida l'associazione di Macerata: «Percorso che non nasce da un disegno imposto ma dalla consapevolezza delle imprese»

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I presidenti Diego Mingarelli, Fabrizio Luciani e Marco Ragni

Un percorso che coinvolge 1.200 imprese e dovrebbe concludersi entro il 2028 quello delle imprese di Confindustria Macerata, Fermo e Ancona. Le tre associazioni oggi a Portonovo hanno dato il via ufficialmente al percorso di aggregazione. Lo hanno fatto con la firma dei presidenti Fabrizio Luciani (Fermo), Diego Mingarelli (Ancona) e Marco Ragni (Macerata).

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La firma

Un progetto che «punta a rafforzare il sistema industriale regionale, valorizzare le specificità dei territori e potenziare le relazioni tra le imprese lungo le filiere produttive, unendo competenze e mantenendo una forte vicinanza al tessuto imprenditoriale locale» dicono dall’associazione di categoria.

«Dobbiamo superare campanilismi e frammentazioni che oggi non sono più sostenibili: solo un sistema più integrato può offrire servizi avanzati e garantire una rappresentanza forte e autorevole» ha spiegato Diego Mingarelli, presidente Confindustria Ancona.

Alla firma, presenti il direttore generale di Confindustria Maurizio Tarquini e il direttore all’Organizzazione, Marcello Gozzi. «Si parte fin da subito da uno degli assi portanti del progetto – proseguono da Confindustria – il rafforzamento delle filiere industriali. Sono già in programma incontri dedicati in cui le imprese dei principali comparti potranno confrontarsi, sviluppare progettualità comuni e attivare nuove relazioni lungo le catene del valore. Parallelamente, le tre associazioni territoriali lavoreranno per integrare e rendere operativi fin da subito servizi a supporto delle imprese, in ambiti strategici come transizione energetica, Esg, innovazione digitale, internazionalizzazione e politiche e relazioni industriali».

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In una prospettiva più ampia «l’aggregazione consente alle imprese di entrare in un ecosistema relazionale più evoluto – spiegano da Confindustria – una rete regionale in cui le filiere non sono più una somma di comparti, ma un sistema integrato di competenze, connessioni e opportunità. Un salto di qualità che si traduce in effetti concreti su crescita e continuità aziendale: dalla nascita di partnership industriali e collaborazioni strategiche, fino al supporto nei passaggi generazionali, sempre più decisivi per preservare e rafforzare il patrimonio produttivo della regione. Si tratta di una scelta strategica, non solo organizzativa: in un contesto in cui le politiche industriali e le risorse si definiscono su scala sempre più ampia, l’integrazione rafforza la capacità di rappresentanza del sistema produttivo marchigiano, sui tavoli decisionali regionali, nazionali ed europei».

Il percorso, che coinvolge 1.200 imprese, pari a oltre il 60% delle aziende e degli addetti del sistema Confindustria Marche, prevede il completamento dell’integrazione entro il 2028. L’auspicio dei tre presidenti è che il progetto, aperto e inclusivo, possa progressivamente estendersi all’intero sistema confindustriale regionale.

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«Le trasformazioni in atto stanno cambiando profondamente il perimetro in cui operano le imprese: oggi la vera sfida è avere il peso e la credibilità per incidere dove si decidono le politiche industriali – ha detto Marco Ragni, presidente Confindustria Macerata -. Restare ancorati a una dimensione esclusivamente locale significa esporsi a un rischio di marginalità. Dobbiamo invece scegliere di stare dentro un sistema più ampio, con una visione chiara e ambiziosa. Questo percorso ha un valore diverso rispetto al passato: non nasce da un disegno imposto, ma dalla consapevolezza condivisa delle imprese. È un’integrazione che parte dalle filiere, dai legami industriali reali, e che punta a costruire un sistema più solido, capace di generare opportunità concrete e rafforzare la competitività dei nostri territori».

«Siamo arrivati a questo percorso aggregativo interpretando con grande senso di responsabilità il nostro mandato di Presidenti – sostiene Fabrizio Luciani, presidente Confindustria Fermo -. In un contesto economico che cambia repentinamente le Confindustrie territoriali non possono essere immobili. Le aziende chiedono una rappresentanza adeguata al mondo che cambia. Siamo convinti che questo percorso aggregativo sia la risposta appropriata».

«Per sostenere davvero le imprese in questa fase complessa serve una dimensione adeguata. Dobbiamo superare campanilismi e frammentazioni che oggi non sono più sostenibili: solo un sistema più integrato può offrire servizi avanzati e garantire una rappresentanza forte e autorevole» ha concluso Diego Mingarelli, presidente Confindustria Ancona.



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