
Gli Eccidi
San Severino si ferma per celebrare gli eccidi di Chigiano e Valdiola. La cerimonia quest’anno ha segnato una svolta civile importante: la volontà dell’Amministrazione comunale e dell’Anpi di riallineare il ricordo alla reale cronologia degli eventi, riportando la celebrazione a ridosso della tragica data del 24 marzo 1944.
Il sindaco, Rosa Piermattei, ha aperto gli interventi ringraziando le numerose autorità intervenute a testimonianza di una memoria condivisa che unisce diversi territori delle Marche. Tra i partecipanti il vice sindaco di Camerano, Giacomo Marincioni, il presidente del Consiglio comunale di Osimo, Eliana Flamini, il consigliere comunale di Serra San Quirico, Pier Luigi Adorisio.

A rappresentare l’Anpi il presidente provinciale di Macerata, Francesco Rocchetti, e la presidente della sezione “Capitano Salvatore Valerio” di San Severino, Donella Bellabarba.
Quest’ultima nel suo intervento alla cerimonia ha offerto una precisa ricostruzione storica degli eventi che colpirono l’intero territorio del monte San Vicino, mentre Lorenzo Marconi ha tracciato il legame indissolubile tra il sacrificio dei martiri e la nascita della nostra Costituzione, ricordando come la cultura della pace e della partecipazione sia, ancora oggi, l’unico vero antidoto contro ogni prepotenza.

«Per troppo tempo le date sono state adattate per comodità – ha detto il sindaco – ma abbiamo voluto che il ricordo cadesse nelle stesse ore in cui, nel 1944, la terra del San Vicino veniva bagnata dal sangue. Restituire coerenza significava restituire dignità alle vittime e precisione al racconto che tramanderemo».

Il sindaco ha poi ricordato l’eroismo dei sette giovani partigiani caduti a Chigiano, tra cui spicca la Medaglia d’oro al valor militare, il capitano Salvatore Valerio, e la ferocia che colpì Valdiola, dove la violenza nazifascista non risparmiò i civili, colpevoli solo di aver diviso il pane con i “ribelli”.
La cerimonia ha unito idealmente tutte le vittime della repressione sul San Vicino, includendo la figura di don Enrico Pocognoni, il parroco di Braccano trucidato dai nazifascisti.
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