
L’annuncio dei lavori al teatro comunale nell’ufficio del sindaco. Da sinistra Pamela Gigli, Jacopo Coloccioni, il primo cittadino Michele Vittori, Monaldo Vignati, Filippo Saltamartini e Cristiana Nardi
di Leonardo Giorgi
Era il novembre del 1935 quando il regime fascista chiese l’utilizzo del teatro comunale di Cingoli – diventato poi la sala Verdi dell’attuale municipio – per una cerimonia di consegna di onorificenze. Dopo quel momento, nessuno è più salito su quel palco. Anzi, il legno del teatro durante la guerra venne utilizzato per diversi scopi, tra cui per fare le bare dove risposano ancora oggi tanti cittadini scomparsi in quegli anni tremendi. Anche per questo il sindaco del Balcone delle Marche, Michele Vittori, non nasconde l’emozione durante l’annuncio di quella che definisce come «una delle notizie più belle che posso dare da quando sono sindaco». Dai prossimi mesi, infatti, Cingoli avrà per la prima volta in questo secolo un teatro comunale, adeguato alle attuali normative: il Farnese, dopo essere passato di proprietà dal circolo cittadino al Comune, sarà oggetto di lavori di ristrutturazione da quasi un milione di euro.

Rendering dei lavori di ristrutturazione del teatro Farnese
Spiega il primo cittadino: «Circa un anno fa l’amministrazione aveva annunciato l’avvio di un percorso importante: l’acquisizione del teatro Farnese. A settembre 2025 il Comune è diventato proprietario effettivo della struttura, avviando subito un lavoro mirato a reperire finanziamenti utili a restituire alla città di Cingoli un luogo centrale per la vita culturale. È stata quindi costituita un’équipe composta da tecnici interni – Luca Pernici, Federica Vita e Manuela Giannobi – affiancati da professionisti esterni come l’architetto Francesco Maria Mogianesi e gli ingegneri Sergio Scortichini e Roberto Fioretti. Un lavoro di squadra che ha portato, nel dicembre 2025, alla presentazione del progetto sul bando regionale, raggiungendo l’importo massimo finanziabile di 750mila euro. A questo si aggiunge una compartecipazione comunale di 180mila euro, con la possibilità di ulteriori interventi attraverso altri fondi».
«L’intervento – continua il sindaco – prevede una riqualificazione completa della struttura, senza però snaturarne l’identità storica e culturale. Il teatro sarà valorizzato sia sotto il profilo cinematografico che teatrale, diventando nuovamente il principale spazio cittadino in grado di ospitare eventi culturali e sociali di grande richiamo. Ora si procederà con la fase di progettazione».
«L’obiettivo – aggiunge Filippo Saltamartini – è cominciare i lavori entro tre mesi. C’è tanta soddisfazione per il risultato raggiunto da un gruppo amministrativo attivo dal 2009. Il teatro è il luogo della cultura per eccellenza e finalmente Cingoli torna ad averlo. I programmi si realizzano quando ci sono i finanziamenti – ha evidenziato – e oggi dimostriamo che, grazie a una gestione attenta e alla capacità di intercettare risorse esterne, è possibile restituire alla comunità questo tempio della cultura, nonostante un’eredità di circa 10 milioni di euro di debiti dalle precedenti amministrazioni. In questi anni le attività culturali sono state ospitate in altre sedi, come la chiesa di Santo Spirito e la sala Vittoria di Villa Strada, ma Cingoli doveva tornare ad avere il suo teatro comunale».
«Ringrazio per la fiducia – ha commentato l’architetto Mogianesi –. Lavorare su un progetto così importante per il territorio significa operare con senso di appartenenza, e questo spesso fa la differenza. L’intervento sarà di tipo conservativo e comprenderà l’adeguamento di tutti gli impianti (elettrico, riscaldamento e tecnologie a basso consumo), la messa a norma antincendio, il miglioramento strutturale e acustico, oltre alla riqualificazione degli spazi interni. Particolare attenzione sarà dedicata al palco e ai camerini, con un rinnovo completo delle attrezzature teatrali, così da rendere la struttura adatta sia alla programmazione teatrale che cinematografica. Prevista anche la riqualificazione dell’ingresso secondario e l’utilizzo di finiture ignifughe, mantenendo però l’estetica originaria dell’edificio, valorizzata in chiave più moderna senza stravolgerne l’identità».
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