La Form fa centro al Feronia:
acclamato Mayer e il suo oboe d’amore

SAN SEVERINO - L'orchestra marchigiana si è esibita in un concerto dedicato a Bach e Beethoven con il maestro tedesco nella doppia veste di esecutore e direttore

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Albrecht Mayer alla direzione della Form

di Marco Ribechi

Mayer e la Form conquistano il Feronia di San Severino, grande pubblico e pioggia di applausi per Bach e Beethoven.

L’orchestra regionale delle Marche consolida il suo rapporto di affetto con la città settempedana grazie a un meraviglioso concerto che l’ha vista protagonista sotto la direzione del primo oboe solista della Berliner Philharmoniker, il tedesco Albrecht Mayer impegnato nella doppia veste di direttore ed esecutore.

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Albrecht Mayer nella doppia veste di esecutore e direttore

Una notte di musica davvero speciale arrivata dopo l’esordio di Urbino e di Macerata, altri appuntamenti che hanno riscosso grande successo e apprezzamento da parte del pubblico. Un programma di sala particolare che ha avuto come attore principale, almeno nella prima metà del concerto, quella dedicata a Bach, uno strumento che normalmente non calca le prime file della formazione orchestrale, appunto l’oboe d’amore. In questo caso però lo strumento era parte integrante della direzione d’orchestra e il suo dialogo musicale con la Form ne ha fatto emergere soprattutto la dolcezza del suono ma anche il suo allegro brio.

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Il clavicembalo utilizzato nella prima metà del concerto

Sullo sfondo, per arricchire ancor di più il suono, anche un clavicembalo costruito e finemente decorato dal suo stesso musicista Sauro Argalia, anch’esso in risalto nella prima metà del concerto.

L’appuntamento ha visto l’esecuzione della Corale-preludio “Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ” BWV 639 (arrangiamento per oboe d’amore e orchestra d’archi), dell’aria “Erbarme Dich, mein Gott”, dalla Matthäus-Passion BWV 244 e infine del Concerto per oboe d’amore e orchestra in la magg. BWV 1055R.

Nelle prime due composizioni Bach si cimenta nel tentativo di trasferire la parola musicale di Dio dalla sfera celeste a quella terrestre per trasmetterla all’umanità attraverso l’elaborazione del corale luterano, una melodia molto semplice legata ad un testo di supplica al Signore perché conceda all’uomo la grazia di accompagnarlo lungo la via verso la salvezza (C. Veroli).

A conclusione della prima metà di concerto anche due bis, tra cui “Lascia che io pianga” tratta dall’opera Rinaldo di Georg Friedrich Händel considerato da Mayer come una delle più grandi personalità nella storia della musica mondiale. “Era tedesco” dirà scherzando lo stesso direttore in un buon italiano prima di scendere dal palco per aggirarsi tra le fila del pubblico durante l’esecuzione.

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Mayer suona tra il pubblico

Tale l’entusiasmo del pubblico che Mayer ha concesso con piacere un secondo bis, cosa mai avvenuta nelle rappresentazioni precedenti. Sistemato il palco, tolto il clavicembalo, introdotte nuove postazioni per altri musicisti e strumenti la notte è ripartita con Beethoven declinato però attraverso una delle sue composizioni più controverse, l’Ottava sinfonia in Fa maggiore. Un’opera considerata “strana” perché non conserva l’assoluta drammaticità e il timbro universale che caratterizzano il compositore. Anzi, l’orchestra sembra quasi scherzare con la ritmica dei timpani che spesso intervengono a smorzare la composizione nei momenti in cui assume una eccessiva seriosità. Tuttavia, questa “piccola sinfonia”, come l’autore stesso la definì, oggi viene giustamente considerata non solo una grande sinfonia, ma anche una delle più autenticamente beethoveniane (C. Veroli). Al termine dell’appuntamento il pubblico è estremamente soddisfatto e non cela il suo entusiasmo acclamando i protagonisti con lunghi applausi.

Form-san-severino-mayer-7-650x434Il teatro di San Severino si conferma così una roccaforte per la Form, un luogo dove il pubblico è ogni volta più numeroso e preparato, anche grazie all’ottima opera di sensibilizzazione e di guida all’ascolto portata avanti dal suo direttore artistico Francesco Rapaccioni.

Egli ha saputo accompagnare negli anni il suo pubblico all’interno di una dimensione musicale che, se per molti può sembrare distante, in realtà grazie alle sue tematiche universali sa diventare un prezioso strumento per l’analisi e la comprensione anche della contemporaneità.

Questa notte Mayer e la Form replicheranno al teatro di Montegranaro mentre dall’11 al 15 febbraio l’orchestra incontrerà Dardust per una collaborazione che saprà sicuramente regalare grandi sorprese.

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