di Guido Garufi
Dopo ben otto volumi dati alle stampe dall’architetto Giancarlo Capici, realizzati dalla sua casa editirice, Pilaedit, volumi eleganti, accurati nella brossura e rilegatura, testi che attraversano lo Sferisterio di Macerata, volano verso Spoleto, esplorano Recanati, si interessano trasversalmente dei teatri all’aperto, esplorano la Summa Cavea, segnalano ( in alcuni casi con l’inserimento di un CD) le avventure di Pompeo Floriani ( ricordo con simpatia la prefazione di Giovanni Spadolini alla serie cadetta di questa benemerita casa editrice),ad omaggio dei 45.000 consorti, che poi siamo noi, i maceratesi di oggi, esce beneaugurante per il Natale, un “almanacco nuovo” direbbe Leopardi, un lente di ingrandimento sulla nostra città: Macerata-Profili di urbanistica- 1905-2005 pp.350.
Il libro raccoglie i contributi di diversi autori. Lo stesso Capici, che tratta all’inizio gli anni ’30 con il caso Bazzani ed esplora, nei capitolo successivi, le varianti al PRG ab antiquo, si direbbe, fino ai piani di recupero del 2005, Mauro Compagnucci che si sofferma e legge il 1905, dando un bel titolo al suo intervento, “Idee in Mostra” ai fini di illustrare il dinamismo di quegli anni, Massimo Canzian, che parte dal 1977, Stefano D’Amico che chiarisce il giro di boa del 1926 con una articolata discussione, appunto “Tra cronaca e storia”, ed infine un interessante intervento di Anna Paola Conti sulle case di terra a Ficana.
Gli inserimenti fotografici sono importanti. Anzitutto i vecchi piani regolatori, a partire dal 1905. Il lettore ha immediatamente una visione comparativa dello sviluppo maceratese. In questo modo, partendo dalle radici, studiando le “forme” e la antique picturae, ci si rende conto dei successivi ampliamenti e certamente si individuano le “ideologie” che sono al fondo della crescita, e, forse, ma chi scrive non è un architetto, anche probabilmente dello stile e delle forma espansive. Ma poiché questa è, a torto o a ragione, una civiltà dell’immagine, il libro presenta anche un poderoso e ricco forziere iconico. Sbucano allora i volti, i visi, le storie indirette di famiglie, in questo interessante passaggio del tempo e delle mode. Dalla famiglia agricola, a quella “contadina”, a quella dei possidenti, insomma una galleria simpatica di Ricchi e poveri, col permesso del grande complesso musicale. Ma non bastano queste figure, queste immagini che, come suggerisce Roland Barthes, “sono già un racconto”, ci parlano anche delle feste ginniche, a partire ad esempio dalla “Virtus” fondata dalla famiglia Serra, e poi feste ancora, dei fiori, ad esempio, o anche processioni, una sfilata di una “religione ormai perduta”, una “scomparsa delle lucciole”, ricordando Pasolini. Insomma, il lettore che volesse saperne di più su se stesso scoprirebbe una eco antica in questo libro, dedicato certamente allo spazio ( urbanistica) al quale, però, è sotteso il tempo. Come ben sa Paolo Bravi che da sempre segue la Pilaedit, in questa opera intervenendo nella tramatura della fotografia ( retinatura ed altro) e nel montaggio. Un nostro “profilo”, insomma, un “lineamento” che non bisogna dimenticare. Per il diletto lettore è allegato un CD.Forse questo libro, o i libri come questo, sono un esercizio di memoria, di recupero, non di semplice nostalgia, di riappropriazione della nostra identità. Un farmaco per un mondo rumoroso, veloce, introverso e frammentario.
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