È destinato a far discutere il libro (uscito proprio oggi) del giornalista de L’Espresso Stefano Liviadotti. Il volume si intitola “I senza Dio” ed è edito da Bompiani. Si tratta, in buona sostanza, di una accurata inchiesta su business e privilegi del Vaticano. Un’inchiesta dove non manca neanche un riferimento alle nostre zone. Ma andiamo per ordine. Tutto comincia dalla constatazione che lo Stato Italiano sborsa più di un miliardo di euro l’anno per pagare gli stipendi dei sacerdoti per i quali, però, ne serve appena un terzo: 361 milioni. Dove finisce il resto dei soldi, provenienti per la maggior parte del famoso otto per mille che i contribuenti devolvono con la dichiarazione dei redditi?
Arrivati al capitolo “Come mungere lo Stato” le idee si fanno più chiare: una miriade di finanziamenti pubblici finisce a testate di ispirazione cattolica, per lo più piccolissime e sconosciute.
Ma cominciamo dall’alto. Nel 2010 “Avvenire”, il quotidiano della Cei, è riuscito a incassare, nel 2010, 5.871.082 euro e 4 centesimi. Dopo quello di “Avvenire”, i due assegni più sostanziosi, per un totale di 618 mila euro, li hanno portati a casa “Famiglia Cristiana” e “Il Giornalino”, entrambi editi dalla Periodici San Paolo. Poi inizia l’elenco lunghissimo delle microtestate religiose tra le quali c’è anche “L’Appennino Camerte” dell’Arcidiocesi di Camerino che lo scorso anno ha ricevuto un contributo di 42500 euro. Poi scorrendo l’elenco si passa a “L’Aurora della Lomellina” (Diocesi di Vigevano, 41.378 euro), “Gente Veneta” (Patriarcato di Venezia, 67.036 euro), “Nuova Scintilla” (Diocesi di Chioggia, 28.830 euro), “L’Ortobene” (Diocesi di Nuoro, 78.690 euro), “Il Risveglio Popolare” (Opera diocesana di Ivrea, 55.200 euro), “La Voce Isontina” (Arcidiocesi di Gorizia, 30.590 euro) e “La Vita Casalese” (Fondazione S. Evasio opera diocesana, 35.824 euro).
Il record assoluto va alla provincia di Novara dove vengono edite ben otto pubblicazioni religiose giudicate degne di ricevere i contributi statali: “L’Azione” (20.643 euro), “Il Cittadino Oleggese” (8.125 euro), “L’Eco di Galliate” (9.252 euro), “L’Informatore” (47.537 euro), “Il Monte Rosa” (8.971 euro), “Il Popolo dell’Ossola” (5.293 euro), “Il Ricreo” (7.511 euro) e “Il Sempione” (9.910 euro).
(redazione CM)
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati
E tutti i salmi finiscono in gloria….
@ Gianfranco Cerasi
Tutti i salmi finiscono in soldi……però a Macerata sono più virtuosi.
Tutto ha origine dalla legge 250 del 1990. Quella legge stabiliva che tutte le imprese editrici di quotidiani che non raggiungevano il 40% di introiti pubblicitari, potevano ricevere contributi fino al restante 60% dei costi dichiarati. Per gli organi di informazione (quotidiani e periodici) e per le radio dei partiti, la percentuale minima di pubblicità veniva stabilita, rispettivamente al 30 e al 25% aumentando, di conseguenza, la percentuale dei contributi statali.
QUA TROVATE L’ELENCO DEI CONTRIBUTI ALLA STAMPA :
http://www.mentecritica.net/informazione-libera-si-come-no/meccanica-delle-cose/consumo-criticamente/comandante-nebbia/15861/