Il telegiornale e la protezione civile non fanno altro che ripeterlo in questi giorni. La calura, l’umidità e il caldo afoso nelle nostre ultime estati hanno generato allarme per la salute dei cittadini, soprattutto per bambini e anziani. Ci sono alcune difese e protezioni che i cittadini possono mettere in atto e prima fra queste è la prima componente della nostra vita: l’acqua. Bere tanta tantissima acqua.
Un decreto legislativo del 1992 – che recepiva una direttiva europea – stabilisce che le acque minerali in bottiglia debbano essere necessariamente pure alla sorgente e debbano rimanere tali fino al consumo, senza alcun tipo di trattamento di potabilizzazione. Ora, il territorio di Macerata è solcato da ben dodici fiumi, tutti con sorgenti nel nostro amato Appennino. E credo sia giunto il momento che il maceratese utilizzi le sue risorse, guadagnandoci in salute. Perché se la sorgente è vicina, l’azienda è vicina e l’acqua è di qualità. La Roana, la Tinnea, la S. Lucia, la Nerea. Sono eccellenze del nostro territorio, sono il principio della nostra vita, sono le fonti della nostra sopravvivenza.
Il Parco dei Monti Sibillini è “LA” sorgente d’acqua; un viaggio rinfrescante tra le montagne, tra le bellezze di Macerata e le sue terre, tra le sue fonti. Un viaggio agli esordi della vita stessa. A partire da Tolentino dove Santa Lucia presta il nome alle terme e alle sue acque minerali. Quest’acqua a contenuto bicarbonato-calcico non è in commercio, ma viene sfruttata per le sue proprietà per la cura idropinica, di patologie delle vie urinarie e della calcolosi renale, delle malattie del metabolismo. Da Tolentino si prende poi per Belforte del Chienti, si prosegue sulla Strada Provinciale 49, si attraversa Camporotondo di Fiastrone – altro fiume vitale per le nostre terre – e si segue la segnaletica fino a Sarnano. Oltre che splendido esempio d’arte e cultura, Sarnano è un centro termale di riconosciuta bellezza, e anche qui si utilizza acqua bicarbonato-calcica, con le oligominerali di San Giacomo e di Tre Santi per la cura idropinica e la balneoterapia, e acqua sulfurea – l’acqua minerale Terro – ideale per il trattamento delle malattie croniche dell’apparato respiratorio. Entrando nel commerciale, da Sarnano si torna indietro verso Caldarola e si prende la deviazione per Visso che, poco dopo averla superata, porta dritta a Ussita. A cavallo tra le Marche e l’Umbria, qui la sorgente dell’Acqua oligominerale Roana sgorga spontaneamente tra i pendii le rocce calcaree del Monte Bove, a quota 1300 metri. La cattura la S.I.B.E. e con tubature di acciaio inox la conducono allo stabilimento d’imbottigliamento a Ussita, a 850 metri d’altezza, lasciando invariate caratteristiche e temperatura. Da Ussita si sale ancora un po’, verso il confine tra Marche e il polmone verde d’Italia. L’Acqua oligominerale Nerea – approvata dal Ministero della Salute – sgorga dalla fonte dell’Uccelletto, a Vallinfante di Castelsantangelo sul Nera. Una delle acque a più basso contenuto di sodio e sali minerali. La ridotta quantità di nitrati sta a indicare un’acqua priva da inquinamenti ambientali, pura come Madrenatura l’ha partorita su quelle vette di oltre 2000 metri di altezza, in un ambiente incontaminato e protetto. E proprio dal Nera, principale affluente del Tevere e unico esempio fluviale marchigiano che volge a occidente, che in questi giorni aprendo i rubinetti, riceviamo l’acqua potabile nelle case di Macerata città. Finalmente il sindaco e l’amministrazione comunale hanno preso quello che il Resto del Carlino una volta definì «l’acquedotto fantasma» e l’hanno “resuscitato” allacciando i rubinetti del centro storico e delle zone limitrofe al vecchio condotto idrico di Serrapetrona. Un piccolo passo verso l’obiettivo di portare acqua di qualità dei Sibillini fino alla costa, ma pur sempre un primo e importante passo. Il passo verso noi stessi e le nostre risorse.
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