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La lezione di Quirino Principe:
“L’eros salva dall’energia
autodistruttiva del male”

APERITIVI CULTURALI - Domani sarà la volta di Carla Moreni del Sole24Ore

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Pier Luigi Pizzi e Quirino Principe

di Alessandra Pierini

Se la maggior gloria di Dio è stata negli ultimi tempi unica e indiscussa protagonista di conferenze, dibattiti e spettacoli, è arrivato oggi Quirino Principe a stravolgere l’ordine prefigurato delle cose illustrando il Faust, opera di Gounod che sarà messa in scena questa sera allo Sferisterio, in un viaggio attraverso letteratura, filosofia e storia. I posti a sedere non bastano per tutti gli intervenuti. Il silenzio e l’attenzione sono al massimo e chi, in fondo, disturba la concentrazione all’interno, viene ripreso prontamente dal resto del pubblico. Il noto musicologo vede in Faust il mondo occidentale: “Faust è realmente esistito, è un erudito vissuto in Svezia, erudito ma disonesto e molto snobbato, morì nel 1540 . Il borgo mastro della città in cui viveva lo allontanò perchè aveva osato oltragiare il consiglio comunale e gli minacciò di non tornare mai più. Mentre nella maggior parte dei testi Faust è destinato alla dannazione eterna, in in Goethe e in Lessing si salva e si redime.” Così dicendo Quirino Principe cambia il tono di voce e come in preda ad uno stato di trance recita in tedesco gli ultimi versi del Faust che tradotti in italiano stanno a significare “L’eterna essenza femminile è l’energia che ci estende verso l’alto.” Poi continua a spiegare: “E’ solo grazie alla femminilità che Faust si salva. Per questo io non posso che amare il mondo occidentale e continuo ad affermarlo anche a chi mi ricorda il nazismo e i campi di sterminio. Una civiltà si qualifica nel modo in cui considerà la donna perciò non mi stancherò mai di dire che amo la cultura occidentale che ha dei punti fermi nel modo di trattare il mondo femminile.” Principe non si lascia scappare l’occasione per criticare la modernità. “Di intellettuali che diventano Ministro della Cultura non ce ne sono molti” ha detto  per poi parlare degli assicuratori dicendo “il patto col diavolo non si può sperare sia leale, il diavolo è come un assocuratore” per poi scusarsi. Principe sottolinea anche il legame tra Faust e il nazismo: “Hitler voleva una fine gloriosa tra le fiamme e il rapporto che si cerca di far passare è che la Germania è stata Faust e il nazismo Mefistofele, in ogni caso il nazismo è stato demoniaco.”

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Quirino principe, Lucrezia Ercoli, Cinzia Moroni e Federica Frontini

Attraverso una serie di considerazioni e pensieri a voce alta, Quirino Principe arriva ad una sua soluzione. “C’è una ambivalenza nei testi tra ciò che viene da Dio e ciò che viene dal diavolo. Potremmo ad esempio fantasticare sul fatto che la caduta di Lucifero dal Paradiso sia il big bang e che noi viviamo della sua energia. A questo punto Dio potrebbe essere tenebra, ciòche non ha bisogno di luce.  Faust è energia, l’energia di cui l’occidente ha bisogno e non posso pensare di rinunciarvi ma la sua energia è distruttiva. L’unico elemento correttivo di questa energia è l’eros, che inteso come stadio intermedio tra libido e agape. Allora l’eros va salvaguardato e non disciplinato come ha fatto qualcuno , non posso dirvi chi perchè ho promesso di essere soft, della cultura occidentale che ha caricato la sessualità di elementi frivoli, negandone l’importanza per la cultura stessa.”

Domani sarà la volta di Carla Moreni, critica musicale del Sole24Ore. La giornalista sarà alle prese con “Una storia tra ragazzi: Verdi e la forza del destino”, dove i ragazzi sono i protagonisti dell’opera verdiana che si trovano a vivere un amore contrastato per motivi razziali. Carla Moreni, già gradita ospite degli aperitivi culturali 2009 – lo scorso anno, infatti, incontrò il pubblico sul tema Butterfly. E’ il Giappone o una maschera per Puccini?.
“Tutto qui si svolge tra ragazzi –  scrive Carla Moreni nel saggio introduttivo pubblicato nel libro di sala dello Sferisterio Opera Festival – .Hanno venti-venticinque anni: Leonora 20, Carlo 22, Alvaro 25. Sorella, fratello, amante. Un padre, il Marchese di Calatrava, per destino cattivo ucciso senza volere, proprio col gesto con cui Alvaro intendeva mostrarsi disarmato. Il frate francescano, Padre Guardiano, dal distacco, dalla comprensione delle follie della giovinezza, ci lascia capire di averne vissute molte. A loro fa da sfondo il mondo degli altri, il mondo comune, che si esprime coralmente. Loro non sono toccati dal destino. (….) La famiglia sta sempre al centro dell’opera di Verdi. Declinata secondo infinite angolazioni. E quando Verdi guarda alla famiglia, insieme a Freud e Bergman, non ha paragoni”.



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