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(In alto la galleria fotografica)
Il taglio del nastro dell’Ecomuseo di Ficana, da sinistra Stefania Monteverde, Romano Carancini, Enrico Pusceddu e Alessandro Battoni
di Claudio Ricci
(foto di Lucrezia Benfatto)
«Un modello che in Italia ancora non esiste. Macerata sta dimostrando che è possibile recuperare pezzi di città con la storia che hanno dentro. Un progetto pilota che si può portare avanti per chi vuole ripristinare tecniche costruttive che salvaguardano la città». Borgo Ficana come esempio virtuoso contro la cementificazione selvaggia e la turboedilizia. A tessere le lodi del rione storico di Macerata, un tempo residenza delle classi proletarie, è Enrico Pusceddu, presidente dell’associazione internazionale Città della Terra cruda, di cui, da oggi, Macerata è ufficialmente entrata a far parte. Il piccolo agglomerato costruito agli inizi dell’800 con la tecnica della terra cruda, diventa oggi un Ecomuseo.
L’assessore alla Cultura Stefania Monteverde alle prese con la terra cruda (laboratorio dell’associazione Barega) con lei il presidente dell’associazione Città della Terra cruda Enrico Pusceddu
«Non un posto solo da visitare – sottolinea Alessandro Battoni presidente dell’associazione Gruca tra le realtà che hanno presentato il progetto di recupero – Ma da vivere. Qui verranno fatte attività didattiche con le scuole e altre associazioni e verranno riscoperte la storia, le radici del borgo e con workshop anche sulla tecnica della terra cruda». All’interno dell’ameno quartiere un gruppo di associazioni ha seminato e coltivato la propria idea fino oggi a raccoglierne i frutti: valorizzare le otto case di proprietà comunale per realizzare attività alla riscoperta della storia del quartiere e dei suoi abitanti.
Risultato: oggi a Villa Ficana c’è un Ecomuseo diffuso con una riproduzione fedele della tipica abitazione contadina dell’800, aule didattiche, spazi per attività laboratoriali e artistiche, pannelli esplicativi, mappe di comunità, racconti di vita. «Uno spazio aperto all’accoglienza anche di quelle associazioni – continua Battoni – che in estate perderanno la propria sede dopo la riassegnazione ai privati di alcune case di terra del borgo».
«Oggi si completa un percorso – racconta l’assessore alla Cultura Stefania Monteverde, nata proprio a Borgo Ficana – Iniziato con un vincolo illuminato della soprintendenza e una delibera dell’amministrazione nel 2003. Un borgo destinato alla demolizione che oggi è invece incubatore culturale. Noi abbiamo continuato. Lo abbiamo rianimato e riabitato progettando un concorso di idee che ha portato ad un ecomuseo da condividere con gli abitanti del borgo. Pensando a modalità di gestione nuove tramite la mobilità europea e il volontariato del servizio civile».
A curare le attività del borgo-museo sono infatti i 4 ragazzi del servizio civile nazionale: Gloria Bravi, Giulia Gabrielli, Emanuele Lattanzi ed Elisa Ragugini (coordinati da Martina Fermani dell’associazione Oz) coadiuvati dai colleghi del servizio volontario europeo Elwira Badura (dalla Polonia), Laurence Ozier De La Fontaine (Francia), Diogo Sobral (Portogallo) e Natalia Tezes (Spagna).
Il presidente di Gruca Alessandro Battoni con il sindaco Romano Carancini e il presidente dell’associazione Città della Terra cruda Enrico Pusceddu
«Oggi si apre una storia fatta di integrazione – le parole del sindaco Romano Carancini – tra cittadini, associazioni ed istituzioni. E’ stato un percorso lungo e teso a recuperare il valore del quartiere. Quando a Macerata si dice “purassà”possono arrivare cose come questa. Per le cose belle occorre faticare e a volte anche fallire. Oggi recuperiamo un pezzo organico della città e per chi ci è nato e cresciuto l’inaugurazione di questo museo ha un sapore del tutto inedito e originale. Ficana entra nella rete dei musei civici che non sarà più solo Sferisterio, Buonaccorsi, Biblioteca comunale o Helvia Recina. Un esemplare inedito che possiamo vantare rispetto a tante città italiane».
Questa mattina nella sala consiliare si era svolta l’assemblea dei sindaci dell’associazione nazionale Città della Terra Cruda. L’associazione valorizza la cultura della terra cruda, il patrimonio e i valori dei territori che la custodiscono, promuovendone lo sviluppo sostenibile. Altro obiettivo della realtà presieduta da Pusceuddu è il sostegno alla ricerca scientifica e alla sperimentazione, per il recupero delle tradizioni e del patrimonio edilizio, naturalistico, artistico e storico delle comunità.
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E’ così che si fa per mantenere e trasmettere la nostra Storia e la nostra cultura e tradizioni. Soldi ben spesi, se poi servono per fare pure turismo: vedi i pupi di Piazza, il Palazzo Buonaccorsi, il Palazzo Ricci (quanto prima), il Museo del Risorgimenti e della Resistenza, che dorme da decenni nelle casse in cantina.
L’arte di condirsi in ogni salsa.
certo con quel nome ci si rivolge un po’ troppo a un turismo di nicchia…
Anche 80 anni fa si faceva così:
http://www.mediatecaroma.it/mediatecaRoma/ricerca.html?show=14&index=3276&jsonVal=&filter=&query=MUSSOLINI&id=IL0010030473&refId=12
Un’altra bellezza di Macerata che ha il suo giusto riconoscimento; ma ,anche questa, va valorizzata e, se mi è consentito, mi permetto di ricordare che una segnaletica stradale per chi arriva nella nostra città, è opportuna.
E poi bisogna creare parcheggi adiacenti, perché nessuno più va a piedi; altro grosso problema da risolvere. se vogliamo che Macerata si svegli dal lungo letargo.
Per Ginobili. Aggiungerei che andrebbe sistemato il manto stradale in tutte le strade in cui le radici dei pini l’hanno alzato in modo irregolare. Ma forse non ci sono i fondi.