San Francesco a 800 anni dalla morte:
il libro di Francesca Cipolloni
RECANATI - Al convento dei Cappuccini la prima" del volume "Francesco, i carismi semplici"

La presentazione del libro
di Maurizio Verdenelli
Francesco ricomincia da 5. Dal convento dei Cappuccini di Recanati all’ombra di palazzo Leopardi, un passaggio importante per gli 800 anni del Patrono d’Italia, la presentazione sold out di “Francesco, i carismi semplici” (edito da Rns) che ha segnato pure il ritorno per una sera da parte dell’autrice, la giornalista recanatese Francesca Cipolloni.

Francesca Cipolloni
Duecento persone, copie esaurite, relatori importanti (Luigi Mattioli, Rns; Franco Elisei, presidente Odg Marche; don Ariel Mendez; il sindaco Emanuele Pepa; Lorenzi Turchi; Diego Mecenero, Fabio Zavattaro) un successo di un libro che ha esordito a Bologna e che sarà il 22 prossimo ad Ancona. Una pubblicazione ben curata con una cover impattante (curata dal grafico Turi Di Stefano) con il Poverello privo di stimmate sanguinanti. Un’immagine post mortem, tratta da un’opera di Margarito d’Arezzo, in ossequio ai tempi e al papa che non ricordava sul corpo di Francesco la presenza delle stimmate.

Da sinistra Fabio Zavattaro, Francesca Cipolloni, Luigi Mattioli, Lorenzi Turchi e Diego Mecenero
Dice l’autrice: «La Curia romana mostrò prudenza di fronte ad un fenomeno inedito che, dalla descrizione letterale, doveva assumere un tratto dottrinale. L’effetto visivo emozionale, si ebbe poi, con il sangue che ci restituisce il Francesco “alter Christus”. Mi convince più di ogni altra la lettura di mons. Felice Accrocca, che spiega che quei segni sulla carne non sono un “segno magico” ma la totale conformità di Francesco a Gesù».

Don Ariel Veloz Mendez
Tornando al tema di fondo. Il Santo ricomincia da 4 (pace, povertà, fraternità, ecologia) cambiando il mondo. C’è posto oggi per un quinto punto? «La profezia. Un termine scomodissimo in questo universo alla rovescia sul piano valoriale. Un carisma che manca all’umanità oggi e che invece Francesco seppe interpretare nella sua pazzia e nell’ amore per il Vangelo. Adotto, sentendole pienamente mie, le parole dell’amico economista e saggista di origine marchigiana Luigino Bruni: «Alla sua scuola ho imparato molto, soprattutto mi ha insegnato cose nuove sulla profezia. Studiandolo e contemplandolo ho intuito che il modo migliore per uccidere la profezia è farla adagiare sul «letto di Procuste» del buon senso». Ecco, in questo 2026 che del Poverello si onorano le opere, come credenti dovremmo imitarne l’esempio, visionari interpreti di una Chiesa capace di porsi sempre più in dialogò.
Francesco rivoluziona il suo tempo come in letteratura Leopardi? «In chiave filosofica e religiosa risponderei di no, visto anche l’abisso cronologico e storico ma, come anche evidenziato dalla critica, verrebbe da accostare il Cantico di Frate Sole con il leopardiano Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Il contrasto è lapalissiano: se Francesco ritiene “sorella nostra madre Terra” benevola verso ogni creatura, per Giacomo la natura è matrigna. Per il giullare di Dio la lode verso il creato è la più nobile forma di preghiera, il poeta ricorda che gli esseri viventi sono generati solo per soffrire. Direi che l’unico comun denominatore sta nell'(ormai) attenzionato attributo femminile, dato che nel Dialogo della Moda e della Morte, composto nel 1824, dunque 600 anni dopo, Leopardi definisce le due protagoniste “sorelle nate dalla caducità”.

Franco Elisei
Infine, per stare sul pezzo, rammentiamo che lo scorso week end, nell’ambito delle celebrazioni francescane, a Casa Leopardi è stato esposto in Biblioteca un antico testo manoscritto sulla vita e i Fioretti. Si tratta del “bel codicetto” acquistato “per bajocchi” che Monaldo Leopardi acquistò il 28.02.1828 e che anticipò in una lettera a Giacomo, allora a Pisa, raccontandone il contenuto e le particolarità con cura e ilarità: «Queste cosucce vi diverteranno al vostro ritorno».
Riguardo San Francesco nelle Marche «sono 6 le sue visite da San Marino-Montefeltro al nord fino alla valle del Tronto ad Ascoli a sud. I Fioretti nacquero qui e costituiscono la traduzione, in forma anonima e nel volgare adattato ad uno stile più lirico, degli “Actus Beati Francisci et sociorum eius” composti in latino da frate Ugolino da Montegiorgio tra il 1327 e il 1337. In soldoni, si tratta di un compendio delle gesta del Santo e dei suoi più fedeli compagni in cui a spiccare sono i valori fondanti del francescanesimo originario. Francesco era morto un secolo prima, ma i frati che raccolsero l’eredità non cessarono di farsi ultimi tra gli ultimi.

Luigi Mattioli, coordinatore regionale Rinnovamento nello Spirito
In più, la prefazione è del card. Angelo De Donatis, il Penitenziere Maggiore che ha firmato il decreto dell’Anno Francescano voluto dal Papa. È stato proprio il porporato inoltre, aprendo lo stesso Anno Giubilare l’8 febbraio scorso a Macerata, a portare una preziosa reliquia di Francesco, contenente i capelli del Santo e frammenti del cordone del suo saio e custodita da secoli dalla confraternita delle Sacre stimmate di San Francesco, di cui De Donatis stesso è patrono. A Recanati, infine, si possono venerare i calzari fatti a mano da santa Chiara per Francesco, giunti nella cattedrale di San Flaviano per generosità di papa Gregorio XII».
(Foto di Sandro Tanoni)