“Il Chienti che non vediamo”
Alla scoperta del fiume
CIVITANOVA - Domani e domenica la presentazione del progetto di ricerca culturale ideato e curato da Stefania Minciullo con la co-curatela di Alvise Manni, presidente del Centro Studi Civitanovesi

Il fiume Chienti
Per la Giornata Mondiale dei Fiumi, Stefania Minciullo, operatrice culturale e progettista, e Centro Studi Civitanovesi presentano, domani e domenica, “Il Chienti che non vediamo”, progetto di ricerca culturale sul territorio ideato e curato proprio da Minciullo con la co-curatela di Alvise Manni, presidente del Centro Studi Civitanovesi.
Il progetto nasce da una domanda: “Perché una città costruita accanto a un fiume ha smesso di guardarlo?”. Il Chienti attraversa oltre novanta chilometri di territorio, collega l’Appennino al mare e ha contribuito nei secoli a modellare il paesaggio, la storia e lo sviluppo della sua valle. «Eppure, almeno a Civitanova, sembra oggi occupare uno spazio marginale nell’immaginario collettivo – scrivono gli ideatori -. Il Chienti che non vediamo prova a riportarlo al centro dello sguardo attraverso una pluralità di prospettive: storia, ecologia, memoria, paesaggio e cittadinanza, mettendo in relazione ricerca scientifica e storica, associazioni, scuola e persone che abitano il territorio».
«Noi civitanovesi abbiamo un rapporto fortissimo con il mare, ma che rapporto abbiamo con il Chienti? Quando un luogo esce dal nostro sguardo e dal nostro immaginario, rischiamo anche di smettere di riconoscerne il valore e di prendercene cura. Tornare a guardare il Chienti significa tornare a conoscerlo, capire quale ruolo ha avuto e continua ad avere per il nostro territorio. Per farlo abbiamo scelto di mettere insieme persone, competenze, storie e saperi diversi. Queste due giornate sono soltanto l’inizio», spiega Stefania Minciullo, ideatrice e curatrice del progetto.
«Nasce prima l’uovo o la gallina? Recita così un dilemma noto a tutti – aggiunge Alvise Manni, cocuratore dell’evento -. Nel nostro caso siamo sicuri che diciamo nasce prima il Fiume Cluentum (Chienti) e poi la Città Cluana (Civitanova Marche). Gli autori classici (forse esagerando un poco) citano il Picenum (le Marche) come regione importuosa litora (non adatta agli approdi) – In effetti per quello che ne sappiamo dagli studî scientifici del settore in età antica l’approdo non era sul litorale ma appunto fluviale, preferibilmente sulla sponda nord. La foce del Chienti è stata per secoli errabonda e prevalentemente situata più a nord dell’attuale ed il letto del fiume era navigabile verso l’entroterra fino alla fine del medioevo ed oltre per decine di chilometri».
Domani dalle 10,45 alle 12,30, il progetto entrerà all’Istituto Leonardo da Vinci con Il Chienti che ricordiamo ed osserviamo, un incontro rivolto agli studenti. La mattinata attraverserà epoche e questioni differenti: Anna Maria Vecchiarelli e Roberto Giannoni di Archeoclub d’Italia parleranno del Chienti e di Cluana; Alvise Manni del Centro Studi Civitanovesi ricostruirà il ruolo del fiume nel 1944; il biologo David Fiacchini accompagnerà gli studenti alla scoperta dell’ecosistema del Chienti, della sua biodiversità e delle sue trasformazioni; Paolo Squadroni e Domenico Bevilacqua del Comitato Bonifica Chienti affronteranno infine il tema del risanamento del fiume. Domenica, dalle 9,30 alle 12,30, alla Biblioteca Comunale Silvio Zavatti – Sala Cecchetti, sarà invece aperto a tutta la cittadinanza.
La mattinata metterà insieme storia, geologia, paesaggio, fotografia, ambiente e biodiversità attraverso gli interventi di Giorgio Medori e Angelo Quintabà sul Chienti e il suo Torrione; dello storico locale Duilio Lanchini sulla Passarella dell’Annunziata sul fiume Chienti; della geologa e guida ambientale Rosanna Bevilacqua sul rapporto tra geologia e territorio; del fotografo naturalista Antonio Pettinari sul Chienti attraverso lo sguardo fotografico; del biologo David Fiacchini sull’ecosistema del fiume, la biodiversità e le sue trasformazioni; di Paolo Squadroni e Domenico Bevilacqua del Comitato Bonifica Chienti sul tema del risanamento del fiume.
Ma domenica la ricerca vuole aprirsi soprattutto alla memoria della città. I cittadini sono invitati a portare fotografie, documenti, ricordi, racconti e testimonianze legati al Chienti. I materiali raccolti contribuiranno ad avviare la costruzione di una memoria condivisa del fiume. «Le due giornate non vogliono rappresentare un punto di arrivo – spiegano gli organizzatori -, ma l’inizio di un processo di ricerca e partecipazione. Nei prossimi mesi il progetto intende coinvolgere scuole, associazioni, cittadini, ricercatori, artisti e altri soggetti del territorio per ampliare la raccolta di conoscenze, storie e materiali sul Chienti e costruire un percorso più strutturato verso la Giornata Mondiale dei Fiumi 2027. Il Chienti che non vediamo è parte di Atlante delle Rive, da un’idea di Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo, realizzato da Jolefilm».