Giornata degli internati italiani:
«Debito di riconoscenza e memoria»
Tutti i 52 premiati (Foto)
MACERATA - La cerimonia al teatro Lauro Rossi dopo il lungo lavoro di ricerca promosso dall’Istituto del Nastro Azzurro. Il viceprefetto Emanuele D'Amico: «La scelta era tra aderire alla Repubblica sociale italiana e quindi alla Germania nazista oppure restare nel fango, nel gelo, nei campi di lavoro. La schiacciante maggioranza, oltre 600mila italiani, oppose un netto rifiuto»

Tutti i premiati
di Mauro Giustozzi (foto di Fabio Falcioni)
Figli e nipoti, perfino una moglie, sono stati i protagonisti della Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale nella cerimonia di consegna delle Medaglie d’onore che si è tenuta oggi al teatro Lauro Rossi, dove hanno trovato posto le autorità oltre a parenti, amici e conoscenti di ben 52 internati militari nella Germania nazista.

I sindaci dei Comuni dei premiati
Gli internati furono quei militari italiani catturati dalle forze tedesche dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e deportati nei territori controllati dalla Germania. Privati della libertà e sottoposti a condizioni durissime, furono costretti a scegliere se aderire alla Repubblica sociale italiana e continuare a combattere al fianco dei tedeschi oppure rifiutare e rimanere internati. Migliaia scelsero il rifiuto, pagando quella scelta con la prigionia, la fame, il lavoro coatto e, in molti casi, la morte.

Il lavoro di ricerca che ha portato ad individuare i nominativi dei maceratesi deportati nei campi di lavoro e concentramento tedeschi, e successivamente dei discendenti in vita, è stato svolto dall’Istituto del Nastro Azzurro, in particolare da Mario Barbera Borroni, potentino, Cavaliere della repubblica e Guardia d’onore presso il Sacrario Militare di Macerata.
Per mesi, Mario Barbera Borroni ha consultato con pazienza e attenzione i fogli matricolari conservati presso l’Archivio di Stato di Macerata, ricostruendo, nome dopo nome, le vicende di militari che, dopo l’8 settembre 1943, furono catturati e deportati nei campi di prigionia nazisti. Il lavoro, durato oltre un anno, ha visto risalire a circa 5.600 militari partiti dalla provincia di Macerata e trasferiti dai tedeschi nei campi di lavoro in Germania. Una ricerca apparentemente fatta di documenti, date, nomi e annotazioni burocratiche, ma che in realtà ha significato molto di più: ricucire i fili di esistenze spezzate dalla guerra e riportare alla luce storie familiari rimaste per decenni nell’ombra.

Da sinistra: Raffaele Ruocco, comandante provinciale dei carabinieri; Giovanni Fabrizio Narbone, procuratore di Macerata; il consigliere provinciale Pierfrancesco Castiglioni e l’assessore comunale di Macerata Paolo Renna
La cerimonia si è svolta in due fasi: nella prima sono state consegnate le Medaglie d’onore ai familiari di 30 recanatesi e successivamente agli altri della provincia, con Civitanova e Appignano ad essere le città più rappresentate tra i 22 nominativi rintracciati. Presenti anche sindaci, assessori e consiglieri delle dodici città di provenienza degli internati maceratesi.

«Un debito di riconoscenza e memoria, questa è la giornata dedicata agli internati — ha esordito il viceprefetto vicario Emanuele D’Amico – la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale è stata istituita dalla legge n. 6 del 13 gennaio 2025 e viene celebrata ogni anno il 20 settembre, una data non scelta a caso. Racchiude un preciso significato simbolico: fu infatti il 20 settembre 1943 che Hitler modificò lo status dei militari italiani che furono impiegati come forza lavoro coatta nei campi di lavoro e di concentramento.
La scelta era tra aderire alla Repubblica Sociale Italiana e quindi alla Germania nazista oppure restare nel fango, nel gelo, nei campi di lavoro. La schiacciante maggioranza, oltre 600mila italiani, oppose un netto rifiuto, una forma di resistenza senza armi che rappresenta una delle pagine più nobili della nostra storia costituzionale. Questa storia collettiva ha i nomi ed i volti anche di questa terra maceratese, con centinaia di militari di questa provincia che fecero la scelta di stare dalla arte giusta della storia».

La cerimonia è stata accompagnata, in entrambe le sessioni, dall’orchestra di fiati Insieme per gli Altri, diretta da Enrico Vissani con Alba Ciattaglia vocalist che, oltre all’inno di Mameli ha suonato “La vita è bella” e “Schindler’s List”, colonne sonore di omonimi film.
«A Recanati lo scorso anno abbiamo apposto una lapide sotto il palazzo comunale – ha ricordato il vicesindaco di Recanati, Roberto Bartomeoli – in onore e memoria degli internati militari italiani, abbiamo celebrato domenica scorsa la giornata dedicata alla ricorrenza ed oggi siamo qui con questa trentina di recanatesi che hanno ricevuto questa onorificenza. Nella città leopardiana c’è stata una grande attività da parte di alcuni volontari, in particolar modo Claudio Anconetani, che si è prodigato nella ricerca degli elenchi di coloro che erano stati internati nei campi lavoro in Germania. Si è calcolato che sono circa 320 i recanatesi che vissero questa tragedia alla fine della Seconda guerra mondiale».

Il gruppo dei recanatesi
Il lavoro di ricerca, però, non si ferma. L’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare rivolge un appello a tutte le famiglie della provincia di Macerata e a quanti ritengano di avere avuto un familiare deportato o internato nei campi di prigionia durante la Seconda guerra mondiale a farsi avanti per verificare la possibilità di ottenere la Medaglia d’Onore della Repubblica Italiana.
«Questa giornata è stata voluta fortemente dal governo Meloni e ne siamo orgogliosi – ha detto l’assessore comunale Paolo Renna – come tanta parte della nostra storia ancora sconosciuta ci sono eroi silenti che hanno fatto una loro resistenza. Questi internati erano combattenti che hanno giurato fedeltà al Re e lo hanno portato fino in fondo tanto che molti sono morti nei campi tedeschi e altri sono stati liberati dopo aver vissuto in condizioni disumane. Noi tutti dobbiamo essere riconoscenti del loro sacrificio e credo che sia il dna dell’Italia repubblicana. La resistenza non è stata fatta soltanto dai partigiani ma anche da militari, forze dell’ordine che hanno mantenuto il giuramento fatto e, a rischio della loro vita, non hanno cambiato casacca».

Le Medaglie d’onore consegnate a cittadini di Recanati: Manlio Baldoni, Armando Biagiola, Antonio Bitocco, Dante Borsella, Eugenio Bugiolacchio, Bruno Cingolani, Giustino Cingolani, Pasquale Erbaccio, Aurelio Ficosecco, Luigi Filipponi, Armando Guardabassi, Giuseppe Guzzini, Igino Guzzini, Monaldo Guzzini, Igino Mandolini, Silvio Manzotti, Bruno Marconi, Gino Marini, Giuseppe Massaccesi, Luigi Micheloni, Sante Montironi, Giuseppe Onofri, Dario Pecorari, Igino Pecorari, Enio Poeta, Gino Rossini, Nazzareno Sabbatini, Marino Scoppa, Carlo Alberto Serenellini, Giuseppe Trubbiani.

Il sindaco Sandro Parcaroli con uno dei premiati
Medaglie d’onore consegnate a cittadini della provincia: Armando Tartari di Macerata; Zeno Amantini, Gino Ciarapica, Mario Cotechini, Pasquale Scenna di Civitanova; Italo Belvederesi, Ugo Collina di Potenza Picena; Vincenzo Bravi di Corridonia; Carlo Brugnola di Matelica; Giuseppe Pecorari di Montecassiano; Pierino Mariani di Pollenza; Tito Accorsi, Pietro Leoni, Italo Lillini, Guido Marziali, Armando Olivieri, Giovanni Savi di Appignano; Erino Amichetti, Leonardo Fuselli di Montelupone; Lorenzo Ferranti di Sarnano; Guido Sampaolo di Belforte; Luigi Nardi di Serrapetrona.

I premiati recanatesi con il vicesindaco Roberto Bartomeoli e il viceprefetto Emanuele D’Amico
















































