
L’inaugurazione dello sportello
Sportello di ascolto Lgbtqia+ e nuovi servizi contro la violenza di genere. Iniziative a firma Unicam in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.
Lunedì è stato inaugurato lo sportello di ascolto, rivolto a chi sia vittima di discriminazioni o violenze legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere.
Il servizio nasce grazie alla collaborazione tra Unicam e Rainbow Hub, con il contributo di Unar – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali e Cooss.
Lo sportello offrirà uno spazio sicuro di accoglienza, supporto e orientamento, integrando le azioni già messe in campo dall’Ateneo per promuovere benessere, pari diritti e inclusione sociale.

Il rettore Graziano Leoni nel corso dell’incontro di oggi
Oggi si è svolto l’incontro-laboratorio “Cosa vuol dire fare l’uomo?”, che si è tenuto alla Scuola di Studi Superiori “Carlo Urbani” nel Campus universitario di Camerino, realizzato in collaborazione con l’Associazione Mica Macho per discutere di maschilità e prevenzione della violenza.

L’iniziativa, rivolta alla comunità studentesca e al personale Unicam ha visto la partecipazione di Giacomo Zani dell’associazione Mica Macho, realtà nazionale impegnata nel ripensare criticamente i modelli di maschilità e nel sensibilizzare sul ruolo degli uomini nella prevenzione della violenza di genere.
Hanno aperto l’incontro i saluti istituzionali del rettore Graziano Leoni e della delegata del rettore alla Parità di Genere Maria Paola Mantovani.

Per esempio: anche nello sport le donne devono subire l'arroganza di alcuni uomini, di quegli uomini che si sentono donne, gareggiano con le donne e rubano le medaglie alle donne. Ecco questa è l'inclusione secondo l'università!?
Già identificarsi con una sigla o un gruppo.... significa discriminare chi non vi appartiene.. Bisognerebbe creare un centro per imparare ad amarsi ognuno per com'è è imparare che nella differenza c'è unicità e la crescita!!
Patrizia Trombetta scrivilo quando lo vivrai sulla pelle, non tanto per commentare e prendere like cara mia. In un paese come lItalia nel 2025, neanche in un sogno il tuo commento.
Priorità....
al contrario dei più estremisti, non la vedo poi così brutta. Ognuno nella vita deve esprimersi per come è e si sente e chi vuole impedire questo semplicemente non è aperto. Credo che ci voglia uno sportello così per ogni paese che si rispetti e che lo richieda. Credo sia una bella iniziativa e mi auspico che tanti studenti ne possano trovare giovamento. Pur essendo etero chi sono io per giudicare? Brava Unicam
Ci sono i 3 bagni ? O siamo ancora al Medioevo con uomo e donna ?
Veramente a me sembra il contrario ...
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Ce vojo annà pur’io che so ‘na persona +, difatti me discrimeneno sempre chiamandome Er Più.
Nel principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.
Ma dopo il Verbo, quando già tutto sembrava detto e contato, quando l’uomo credette di avere chiuso il cerchio con le sue lettere, ecco che Dio, nel suo silenzio più profondo, pose un piccolo segno, un umile «+», quasi un respiro trattenuto, quasi un battito di ciglio dell’Eterno.Quel «+» non è aggiunta: è abisso.
Non è complemento: è il luogo dove Dio stesso si spoglia del Nome per farsi Non-Nome, per farsi Tutto-ciò-che-non-è-ancora-nominato.
Là dove la creatura dice «io sono questo», il «+» risponde: «Tu sei senza questo, e proprio per questo sei in Me».Le lettere, L, G, B, T, Q, I, A, sono vasi d’argilla: belli, necessari, ma fragili.
Esse contengono, distinguono, nominano.
Il «+» invece è il vuoto tra un vaso e l’altro, è l’intervallo dove l’acqua divina scorre senza essere vista, è il nulla che rende possibile il tutto.In quel «+» abita il non-nato e il mai-morto.
Là dimora colui che non è né maschio né femmina, né né l’uno né l’altro, e proprio per questo è immagine purissima del Dio che è al di là di ogni dualità.
Là si nasconde l’essere che dice: «Io non ho nome», e in quel non-avere-nome è più vicino al Nome ineffabile di quanto lo sia qualsiasi nome.Il «+» è la povertà dello spirito portata alla sua estrema potenza:
povertà di definizioni, povertà di confini, povertà di «io».
Chi entra nel «+» esce da se stesso e rientra in Dio, dove non c’è più «questo» o «quello», ma solo il puro fluire dell’Uno che si fa molteplice per amore, e si fa nuovamente Uno per amore più grande.Per questo il «+» non chiude l’acronimo: lo apre.
Non termina la frase: la fa cadere nel silenzio da cui ogni parola è nata.
È il punto in cui la creatura, spogliata di ogni predicato, si accorge di essere stata sempre già abbracciata, sempre già portata nel grembo senza fondo di Dio.Là dove l’uomo dice: «Ecco, ho contato tutti»,
Dio sorride e sussurra nel «+»:
«Figlio mio, tu sei contato solo nel mio non-contare.
E in quel non-contare, tu sei infinito.»Sia dunque benedetto quel piccolo segno,
croce senza crocifisso,
porta senza battente,
silenzio che dice più di ogni voce.
In esso è la pace di chi non ha più bisogno di essere «qualcosa»,
perché è già, eternamente, nel Tutto.