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Mascherine anticovid:
da rifiuto a futuro dell’edilizia

RICERCA - Lo studio Maskverde è condotto dall'Università di Camerino. La coordinatrice Eleonora Paris: «Così nasce un materiale in grado di generare benefici sia ambientali che economici»

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maskverdeUn rifiuto diffuso durante la pandemia si trasforma in una risorsa preziosa per il futuro dell’edilizia sostenibile. Gli studi sono stati svolti nell’ambito di Maskverde, il progetto coordinato da Eleonora Paris docente della sezione di Geologia della scuola di Scienze e tecnologie dell’Università di Camerino, realizzato grazie al contributo della Fondazione Tim.

Durante la pandemia del Covid 19, miliardi di mascherine sono entrate nella nostra vita quotidiana. Se da un lato hanno svolto un ruolo fondamentale nella protezione della salute, dall’altro hanno generato un nuovo e serio problema ambientale. La loro diffusione massiccia, infatti, ha reso evidente la necessità di individuare metodi di smaltimento e riuso sostenibili, evitando che questi dispositivi monouso finiscano in discarica, vengano inceneriti o, peggio, abbandonati nell’ambiente.

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È da questa esigenza che è nato Maskverde: trasformare le mascherine usate in una risorsa utile per l’edilizia. L’intuizione alla base del progetto è tanto semplice quanto innovativa: le mascherine vengono sottoposte a un trattamento meccanico, che le riduce in frammenti di varie dimensioni, senza ricorrere a processi chimici o termici. Questi frammenti vengono poi inglobati in un materiale completamente inorganico, a basso impatto ambientale, alternativo al cemento tradizionale e alle resine non riciclabili.

Secondo gli studi, tali materiali hanno mostrato resistenze meccaniche elevate, con ottima durabilità nel tempo e resistenza all’abrasione, stabilità chimica, grazie alla resistenza agli attacchi acidi, buone prestazioni termiche, con una bassa conduttività che li rende ideali per applicazioni isolanti. In base alle ricerche, grazie a queste caratteristiche, i nuovi prodotti ottenuti – come blocchetti per pavimentazioni o pannelli isolanti – si presentano come alternative concrete e vantaggiose rispetto ai tradizionali pannelli in polistirolo dal momento che sono più resistenti, più durevoli e, soprattutto, completamente riciclabili.

«Maskverde – ha sottolineato Paris – non è soltanto un progetto scientifico, ma un modello virtuoso di upcycling e di economia circolare. Dove prima c’era un rifiuto problematico, oggi nasce un materiale ad alto valore aggiunto, in grado di generare benefici sia ambientali che economici. La prospettiva è quella di sviluppare nuove filiere produttive verdi, basate su sinergie tra mondo della ricerca, industria e territorio. Si tratta di un modello facilmente replicabile, che può trasformarsi in un volano di innovazione e sostenibilità anche in altre realtà locali, in Italia e all’estero».



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