Si è recentemente costituito un comitato per la tutela e difesa dell’ospedale “Bartolomeo Eustachio” di San Severino. Ieri giovedì 15 novembre, si è riunito nella sala giunta comunale, con la commissione paritetica consiliare.
“Nel corso dell’affollata assemblea sono emerse forti preoccupazioni per le sorti del nostro ospedale, – dicono i rappresentanti del comitato- legate anche al clima di incertezza generale che regna nel settore della sanità marchigiana. Il comitato intende fare alcune considerazioni e formulare proposte di indirizzo dell’azione di protesta. La prima, che sorge spontanea, è quella che si chiedono tutti i “comuni” cittadini: come è possibile che leggi regionali, delibere di giunta, decreti governativi di revisione della spesa (c.d.spending review) emanate da organi competenti in materia stiano generando una confusione tale da mortificare e calpestare il diritto alla salute, cioè il nostro bene più prezioso? Come si fa a discutere per mesi di riassetto della sanità in termini di “area vasta”, cambiando poi radicalmente prospettiva, in appena una settimana, e ipotizzare le “aree omogenee” per poi ancora, in una notte, emanare una delibera di giunta regionale che rimescola le carte, introducendo la “rete omogenea” (ma i termini cambiano di giorno in giorno), il tutto come se si giocasse una partita di “risiko”, senza considerare la salute delle persone che chiede invece maggiori servizi, cure efficienti, strutture idonee? Noi riteniamo che l’ammalato debba essere posto al centro della politica sanitaria, tenendo conto delle realtà locali più svantaggiate, invece che penalizzarle ulteriormente ! Quando si parla di salute si deve pensare che questo è un bene primario e non può essere considerato un semplice costo economico! Se non si supera la logica della convenienza economica, non si potrà mai parlare di diritto costituzionale alla salute! Da ultimo, un suggerimento ai nostri politici locali, talvolta troppo “abbottonati” e “chiusi nel palazzo”: pur essendo coscienti che siamo in un momento di grande confusione ed incertezza generale, è tuttavia necessario schierarsi apertamente, alzando il tono della protesta, facendo leva sulla forza del nostro ospedale: dobbiamo dire, “forte e chiaro”, che si deve riaprire l’ala del reparto chirurgia (chiusa per ferie), mantenere un efficiente organico di ostetricia e ginecologia, il pronto soccorso, il laboratorio analisi, conservare le eccellenze del nostro nosocomio, salvaguardare cioè la struttura ospedaliera per mantenere la dignità “ospedale di rete” a fatti e non a parole! “Area Vasta” o “aree omogenee” o “ospedale di base” poco conta: ciò che interessa è il buon funzionamento del nostro ospedale! Così facendo l’amministrazione avrà l’appoggio non solo del comitato, ma anche di tutta la cittadinanza, e sarà in grado di fare una “battaglia di civiltà” che, per essere vinta, deve coinvolgere più organi possibili, senza colori politici, rifuggendo da logiche politiche spartitorie: solo in questo caso potrà dire, “a testa alta”, abbiamo lottato, senza paura dei diktat di partito o, peggio ancora, senza fughe dal problema centrale della sanità. Questo i cittadini non lo perdonerebbero! Come scriveva il grande filosofo Seneca, già 2000 anni fa, una parte della salute sta nel voler essere curati”
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non si rendono conto di quanta gente lavora …bene … dentro a questo ospedale…. ma tanto il vero giudizio avverrà altrove… poi lì le magnate de sordi che ve fate adesso e che noi non vediamo…non le avrete più… nel momento X sarete giudicati davvero x le vostre magagna economiche…. sono sempre i soldi che mancano vero???? E i malati?????? E tutte le persone che ogni giorno lavorano in questa struttura ????? Indignata per tutto questo!