Sono rientrati oggi in azienda a piccoli gruppi scortati dai carabinieri gli oltre 100 operai della Best di Montefano. Motivo: prendere dai loro armadietti gli effetti personali. La presenza delle forze dell’ordine è stata motivata “a tutela e garanzia” dei lavoratori stessi. Quando gli operai sono usciti dalla fabbrica, hanno dichiarato di non aver più visto all’interno alcuni macchinari, mentre altri erano dove li avevano lasciati ad inizio novembre quando improvvisamente hanno trovato le porte dell’azienda chiuse. Non è improbabile che i macchinari mancanti possano essere già stati spostati in Polonia dove la multinazionale Nortek ha intenzione di delocalizzare la produzione di motori per cappe aspiranti. Per la segretaria provinciale della Fiom Rossella Marinucci quella di oggi è una giornata che segna “di fatto la fine di un percorso di vita”. Mercoledì 28 novembre è previsto un nuovo incontro fra azienda e sindacati nella sede di Confindustria.
Intanto Paola Giorgi, vice presidente Asseblea legislativa Marche, ha presentato una mozione, che verrà discussa domani in Consiglio Regionale:
Con questa mozione l’IdV impegna la Giunta regionale a mettere in atto tutte le procedure e le iniziative utili ad assicurare le dovute tutele ai lavoratori della BEST e a verificare se la ditta BEST abbia in passato ricevuto contributi dalla Regione Marche e, in caso affermativo, disporre la revoca dei contributi stessi in base alla LR 15/2009, che prevede tale istituto in caso di delocalizzazione. Inoltre vogliamo impegnare la Giunta a valutare concretamente la possibilità di esporre i fatti alla magistratura per verificare la sussistenza o meno di reati e, in seguito, costituirsi parte civile contro la ditta BEST .
Il comportamento al limite della legalità tenuto dall’ azienda è censurabile e anche le Istituzioni, a nostro avviso, debbono reagire con forza e con tutti gli strumenti a disposizione per tutelare i lavoratori, le loro famiglie e tutto il territorio colpito dall’ ennesima crisi di un’ azienda produttiva. Rinnoviamo la vicinanza dell’ IDV ai lavoratori e la volontà di operare, in tutte le sedi opportune affinché la prepotenza dell’azienda non soffochi i diritti dei lavoratori che, mai come oggi, necessitano tutela.
Pensare, come cerca prepotentemente di fare la BEST, di arginare la crisi in maniera particolaristica ed egoistica è un comportamento miope , pericoloso per la coesione sociale e come tale da condannare.
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Best di nome ma non di fatto…