Le difficoltà del mondo aziendale e la sempre più precaria situazione dei lavoratori è stata sottolineata negli ultimi mesi da due casi eclatanti che hanno visto protagoniste due aziende del maceratese. La prima è la Df di Porto Recanati che non ha più aperto i battenti dopo le ferie agostane. Questa mattina in Tribunale a Macerata si è svolta l’udienza per la richiesta di fallimento della ditta alla quale hanno preso parte gli avvocati di diversi creditori e una delegazione di lavoratori che devono percepire stipendi arretrati e non hanno alcuna garanzia per il futuro, accompagnati dal segretario della Cgil Aldo Benfatto e tutelati dall’avvocato Gaetani. La proprietà non si è presentata e il giudice deciderà nei prossimi giorni sulle richieste avanzate.
L’altra azienda è la Best di Montefano che ha chiuso i battenti e da un giorno all’altro ha lasciato 126 dipendenti senza lavoro. I rappresentanti aziendali e le parti sociali si sono incontrati più volte per trovare una soluzione sostenibile.
«Verso la situazione venutasi a creare alla Best di Montefano – fa sapere l’assessore regionale Marco Luchetti – la Regione ha subito istituito un tavolo istituzionale con la proprietà e le parti sindacali al fine di attivare procedure di tutela e reinserimento dei lavoratori in mobilità. Il 10 novembre scorso c’è stato un incontro, cui hanno partecipato l’azienda e le organizzazioni sindacali.
All’esito dell’incontro le parti hanno convenuto che continueranno il confronto sindacale per pervenire alla sottoscrizione di un piano per la soluzione della vertenza. Ciò per favorire l’acquisizione del sito industriale da parte di possibili acquirenti, con l’obiettivo di impiegare il massimo numero di lavoratori in mobilità. E’ stato previsto l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria per il tempo massimo utilizzabile, individuando anche le condizioni che ne favoriscano il pieno utilizzo di tutti i dipendenti. E’ stato inoltre prevista l’integrazione del trattamento e il riconoscimento ai lavoratori che lasceranno l’azienda durante o al termine del periodo di cassa integrazione di un incentivazione all’esodo. Inoltre è stato previsto un piano per favorirne la ricollocazione anche mediante incentivazioni da riconoscere alle aziende che li assumeranno e che preveda anche percorsi formativi e di riqualificazione. Nel periodo necessario alla definizione di questi passi, previsti entro i termini della procedura di mobilità, l’azienda si è impegnata al regolare pagamento delle competenze mensili. Le organizzazioni sindacali e l’azienda, successivamente all’incontro del 10 novembre, si sono incontrate nuovamente sia per verificare, in raccordo con il Ministero del Lavoro, la durata della cassa straordinaria, sia in merito all’esodo incentivato. Per quanto riguarda la ricollocazione dei lavoratori, l’azienda ha segnalato tre società che si occuperanno dell’outplacement. Stiamo anche valutando assieme al Servizio legale della Regione l’applicazione della legge regionale 15/2009 che dispone la revoca di eventuali contributi, sia per delocalizzazione che per mancato mantenimento delle unità produttive per almeno 5 anni dall’erogazione»
Sulla Best interviene anche il Partito della Rifondazione Comunista Federazione provinciale di Macerata
«Spacca e Pettinari – scrivono – sono profumatamente pagati per dare risposte concrete e non solidarietà. Alla decisione unilaterale della FIAT di cancellare, dal primo gennaio del prossimo anno in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo, tutti gli accordi sindacali che, è fondamentale ricordare, prevedono diritti e doveri sia per i lavoratori che per l’azienda, non si può rispondere con la sola solidarietà. Il modo di agire della FIAT e, per quanto riguarda la nostra provincia, solo per fare un esempio, la decisione dei vertici della Best di Montefano di chiudere nottetempo lo stabilimento, nonostante vi fosse la piena produzione, perseguono un unico fine: la cancellazione di tutti i diritti a scapito di lavoratori che non devono più essere considerati uomini e donne, ma semplici schiavi al servizio del profitto. Alle durissime condizioni di lavoro cui sono già oggi sottoposti tutti i lavoratori impiegati in grandi industrie e cantieri, a cominciare da quelli che lavorano alle catene di montaggio, i padroni (li chiamiamo così perché così si comportano e non da imprenditori) stanno tentando di avanzare un’ulteriore pretesa che, se passasse, rappresenterebbe la pietra tombale di ogni corretto rapporto di lavoro che si possa definire tale. Vogliono cancellare la dignità. Chi vuole continuare a lavorare, da nord a sud, non solo dovrebbe accettare qualunque tipo di condizione lavorativa, ma scordarsi di avanzare rivendicazioni di qualsiasi tipo. E questo, appunto, vuol dire cancellare la dignità. A questa, che è una vera e propria guerra scatenata contro i lavoratori, assistono indifferenti i vertici politici di Regione e Provincia. Chi governa in nome e per conto dei cittadini, sia esso il presidente Spacca o il presidente Pettinari, ha il dovere di lavorare per dare risposte concrete immediate (come, ad esempio, l’immediata anticipazione della cassa integrazione che, per quanto riguarda la Best, non ci risulta essere stata già avviata). Sono migliaia i posti di lavoro in pericolo nella nostra regione e, ad oggi, non c’è nessun progetto regionale o provinciale che tenti di affrontare questa situazione con studi che prevedano i fenomeni di crisi e indichino possibili soluzioni di rilancio dell’occupazione anche attraverso la riconversione delle produzioni. Le lavoratrici e i lavoratori della Best presidiano la fabbrica notte e giorno, senza percepire un solo centesimo, per difendere il loro diritto alla vita. Spacca e Pettinari, che invece di soldi pagati dai lavoratori e dai cittadini delle Marche ne percepiscono tanti, anzi troppi, comincino a lavorare notte e giorno per dare risposte, che dovevano essere già arrivate, non solo ai lavoratori della Best, ma a tutti gli altri lavoratori che, sparsi in tutte le Marche, da mesi vivono con l’angoscia o la certezza di perdere il loro lavoro».
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Sulla lunga vicenda dell’azienda di Montefano, produttrice di cappe, interviene anche il vice presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche Paola Giorgi: «Approvata oggi in aula una risoluzione, di cui sono prima firmataria, sulla vicenda Bestdi Montefano. La mozione impegna la Regione a proseguire la sua opera a favore della tutela dei lavoratori vittime di un comportamento indegno e al limite della legalità da parte dell’ azienda. Parlare di perdita di posti di lavoro e crisi aziendali è, purtroppo, all’ ordine del giorno, ma non dovremo mai smettere di evidenziarne la drammaticità economica e sociale. La vicenda Best inoltre evidenzia un comportamento aziendale altamente censurabile e la mozione votata impegna la Regione ad agire con determinazione nei sui confronti. La Best aveva ottenuto in passato finanziamenti regionali da fondi europei: l’atto approvato oggi dà il via ad una verifica per valutare la possibilità di revoca di tali finanziamenti. Inoltre, la Regione, valuterà la possibilità di esporre i fatti alla magistratura per valutare la sussistenza o meno di reati. La vicenda Best deve necessariamente essere affrontata con rigore e determinazione e dovrà essere tenuta in costante considerazione al fine di scongiurare un comportamento simile da parte di altre aziende. L’azione dell’Italia dei Valori nei confronti della tutela dei lavoratori della Best, delle loro famiglie e dell’ indotto non termina comunque qui e sarà affrontata anche a livello nazionale».
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