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Roberto Ripani più duro del Parkinson:
sarà in gara al Parkithlon

POLLENZA - Il 54enne convive con la malattia dal 2018, diagnosticata a 46 anni. Sarà tra gli 80 partecipanti alla competizione che si svolgerà il 12 settembre sulla Costa dei trabocchi, in Abruzzo

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Roberto Ripani

C’è chi nuoterà, chi pedalerà, chi camminerà con passo deciso e volontà tenace durante il Parkithlon. E tra gli 80 partecipanti c’è anche il pollentino Roberto Ripani.

Il 54enne dal 2018 convive con il Parkinson, diagnosticato quando aveva appena 46 anni. Nonostante la malattia, non si è mai fermato: continua a lavorare a tempo pieno nell’ufficio tecnico di un’azienda metalmeccanica che produce macchinari per l’enologia, dove si occupa di progettazione. A sostenerlo ogni giorno ci sono la moglie e i loro tre figli. Dopo la diagnosi, su consiglio del neurologo, ha affiancato alla terapia farmacologica una costante attività fisica. «Il Parkinson è una malattia del movimento che si cura anche con il movimento» racconta. Ha iniziato così a nuotare e, con il tempo, è diventato atleta tesserato del Paratriathlon, per darsi nuovi obiettivi e restare motivato. Il 12 settembre, sulla Costa dei trabocchi a Fossacesia Marina, in provincia di Chieti, Roberto sarà sicuramente alla frazione di nuoto e, probabilmente, anche a quella in bici. A fare il tifo per lui, come sempre, ci sarà la moglie.

Ma cos’è il Parkithlon? In sostanza è un triathlon pensato per unire persone con il Parkinson, caregiver e neurologi in un’esperienza di sport e condivisione. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Limpe per il Parkinson, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla malattia e, al tempo stesso, raccogliere fondi per sostenere la ricerca scientifica. Tutti possono contribuire sulla piattaforma retedeldono.it. Quella sul litorale abruzzese sarà una giornata all’insegna del movimento e della solidarietà, in cui ogni partecipante percorrerà il proprio tratto di strada, simbolico e reale, per testimoniare che la malattia si affronta anche insieme, e che l’attività fisica può essere parte integrante del percorso di cura. Un gesto collettivo che mette al centro la persona, non la patologia, e ribadisce l’importanza di sentirsi parte di una comunità che si muove, letteralmente, nella stessa direzione. Saranno circa 80 i partecipanti a questa prima edizione, tra persone con Parkinson, neurologi e caregiver. Alcuni partecipano individualmente, altri in staffette che coinvolgono il nucleo familiare genitori e figli, nuora e suocero, marito e mogli o il proprio medico di riferimento. Insieme affrontano la prova condividendo la fatica, il sostegno reciproco e il desiderio di esserci l’uno per l’altro.

A rendere speciale il Parkithlon è anche il formato: una staffetta triathlon Super Sprint, con tre frazioni: 400 metri a nuoto, 10 chilometri in bicicletta, 2,5 chilometri di camminata veloce. Tutte le gare sono progettate per essere accessibili a tutti, in singolo o in squadra. Il tutto in uno scenario naturale che invita alla partecipazione e alla connessione umana, lungo un tratto di costa tra i più belli d’Italia. «Il valore dell’iniziativa trova fondamenta solide anche nella letteratura scientifica – dicono gli organizzatori – l’attività fisica regolare, soprattutto di tipo aerobico, è ormai riconosciuta come un intervento non farmacologico fondamentale per chi convive con il Parkinson: migliora la qualità della vita, rallenta il declino motorio e cognitivo, contrasta sintomi come depressione, affaticamento e insonnia. Lo sport, in questo contesto, diventa strumento terapeutico e leva psicologica».

Michele Tinazzi, presidente della Fondazione Limpe, ha spiegato: «Lo sport può essere uno strumento potente nella gestione del Parkinson. Non si tratta solo di semplice attività fisica prescritta a scopo riabilitativo, ma di una pratica consapevole e regolare, che agisce su corpo e mente. Migliora l’umore, rallenta il declino motorio e cognitivo, crea motivazione e contatto umano. Con iniziative come il Parkithlon vogliamo che questo messaggio arrivi ovunque».

A raccontare lo spirito che anima l’evento è Mariachiara Sensi, neurologa della Fondazione Limpe e membro del Comitato organizzatore del Parkithlon insieme a Francesca Morgante: «Dopo le forti emozioni della traversata dello stretto di Messina, sentivamo il bisogno di un nuovo spazio per connettere sport, comunità e speranza. Il Parkithlon è questo: un momento in cui persone con Parkinson, i familiari e i neurologi non sono su fronti diversi, ma parte della stessa squadra. Insieme, per superare i propri limiti, sostenersi e sentirsi vivi».



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