Emanuele Fabi, oggi alla guida dell’azienda (Foto Fabi)
Quantomeno le mani, in questo caso, restano italiane. Il distretto calzaturiero maceratese “perde” un’altra delle sue eccellenze: la Fabi, azienda con le radici a Montegranaro e la base operativa a Monte San Giusto, è passata sotto il controllo di Dolce&Gabbana. L’operazione è sarebbe stata finalizzata un anno fa e, seppur rumoreggiata da tempo, mai ufficializzata. E’ emersa in queste ore dalla pubblicazione del bilancio del colosso della moda, che da anni aveva il brand sangiustese come fornitore e che ora lo avrà invece a tutti gli effetti sotto il suo controllo.
Una storia lunga 60 anni, iniziata nel 1965 dall’intuizione dei fratelli Elisio ed Enrico Fabi e proseguita poi con la seconda generazione, guidata da Emanuele Fabi. Una crescita impetuosa, esplosa a inizio anni Duemila grazie all’apertura al mercato russo che ha portato il brand a diventare un icona internazionale nel campo non solo della calzatura, ma della moda tout-court. E con il successo arrivò anche il flirt con lo sport, con la sponsorizzazione della Sutor Montegranaro nell’allora campionato di basket di Serie A e la collaborazione di lunghissima data con il giornalista e “cantastorie” Federico Buffa per il marchio Barracuda, e poi le boutique in tutto il mondo, compresa, nel 2014, l’apertura di Palazzo Fabi, uno spazio di 700 metri quadrati in via del Babuino a Roma in cui si univano le eccellenze della moda a quelle dell’enogastronomia.
Ma il crollo del mercato dell’Est Europeo ha progressivamente eroso questo successo, ma l’azienda, pur tra le difficoltà, era sembrata riuscire a tenere botta, anche grazie al lavoro da “terzista” per Dolce&Gabbana. E da questa sinergia è nata l’operazione che ha aperto un nuovo capitolo nella storia dell’azienda. Salvaguardando, almeno per il momento, i 170 dipendenti dello stabilimento di Villa San Filippo.
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