Roberta Ciampechini con alcune docenti del liceo scientifico
Continua con successo “Scatti d’epoca 1945-1975, il trentennio in cui tutto cambiò” a cura degli “Amici del Liceo Galilei”, la mostra fotografica agli Antichi Forni a Macerata con molti visitatori ogni giorno. A latere il ciclo di incontri e conferenze che vertono su quel periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale alla metà degli anni ’70.
Roberta Ciampechini
Ieri è stata la volta della dirigente scolastica del Liceo Galilei di Macerata Roberta Ciampechini, che ha parlato del prossimo traguardo dei 100 anni del Liceo, il primo, insieme ad altri 36, ad essere istituito in Italia (unico nelle Marche) con la riforma “Gentile” del 1923. La preside Ciampechini, intervistata da alcuni alunni e alunne del Liceo, ha avuto modo di parlare agli intervenuti anche delle potenzialità attuali del Liceo, che vede ogni anno aumentare il numero dei suoi alunni e alunne, e dei vari indirizzi che costituiscono l’offerta formativa del Galilei. (allegate foto della Preside, dei ragazzi, dei docenti e del pubblico)
Oggi è la volta della professoressa Lucia Tancredi, docente del Liceo Galilei, che parlerà sul tema “Il tempo perduto e ritrovato”: «Il tempo non è solo una cripta, un deposito di rovine che dicono la mancanza e la perdita. Secondo la lezione proustiana, il tempo preserva e fa risorgere soprattutto quei momenti svagati di otium, presi solo per se stessi, così vicini all’anima delle cose». Lucia Tancredi è nota scrittrice, autrice di molte biografie; da pochi giorni è uscito nelle librerie il suo ultimo lavoro “Jacopa dei Settesoli – La ricca amica di Francesco”.
Lucrezia Ercoli
Domani invece sarà di scena Lucrezia Ercoli, la nota ideatrice e conduttrice di Popsophia, con la sua conferenza ispirata dalle foto in mostra, dal titolo: “Foto-ricordo. Un viaggio tra nostalgia analogica e digitale”.
La fotografia “immortala”, letteralmente rende “immortale”: strappa al tempo perduto attimi di vita, richiama persone che non ci sono più, rende presenti frammenti del passato. La fotografia è “un certificato di presenza” scriveva Roland Barthes; è in grado di “fermare l’attimo” e per questo dona un temporaneo sollievo al nostro sguardo nostalgico, sempre alla ricerca di paradisi perduti. Ma nel passaggio tra fotografia analogica e fotografia digitale è cambiato il nostro rapporto con l’immagine e con la memoria: sono scomparsi i vecchi album di famiglia pieni di foto ingiallite dal tempo, i nostri foto-ricordi sono condivisi sui nostri profili social, con un filtro color seppia che simula l’invecchiamento e conferisce una patina vintage.
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