di Fabrizio Cortella
Chi l’ha detto che Il barbiere di Siviglia sia un’esclusiva degli appassionati del Belcanto? I componenti del Teatro Immagine di Venezia si sono impossessati di un monumento del repertorio rossiniano e ce l’hanno servito come piace a loro: in salsa commedia dell’arte. La compagnia di Salzano è avvezza a tali imprese, avendo già contaminato numerosi classici del teatro e della letteratura nella sua ormai trentennale carriera: da Il bugiardo di Goldoni degli esordi fino al recentissimo Dr Jekill & Mr Hyde, ambientato nelle nebbie della Laguna, passando per capolavori assoluti come Amleto (1999) e I promessi sposi (2004).
Stavolta, l’operazione è partita dall’omonima commedia d’intrigo, ideata da Beaumarchais nel lontano 1773 e rielaborata dal librettista Cesare Sterbini per la celeberrima opera buffa di Rossini, oltre quarant’anni più tardi. Dicevamo, dunque, Commedia dell’Arte: don Bartolo (Roberto Zamengo), l’anziano tutore, tentato dall’inattesa ricchezza della sua pupilla, diventa facilmente Pantalone, il vecchio avaro e avido, sempre a caccia di gonnelle troppo giovani per lui; Rosina (Martina Boldarin), la giovane orfana da lui allevata in regime di quasi clausura, è la sognatrice attorno cui si svolge ogni sorta di intrighi; il conte di Almaviva (Daniele Baron Toaldo) è il giovane, innamorato e sprovveduto, che contende a Pantalone la fanciulla; don Basilio (Luca Gatto), l’istitutore di Rosina, l’amico di don Bartolo e il suo complice nel tramare, non è altri che Balanzone, dottore infingardo e fanfarone; e Figaro (Ruggero Fiorese), chi altri può essere se non il servitore astuto e sempre affamato? quell’Arlecchino che scioglie e nuovamente ingarbuglia ogni intrigo per favorire il trionfo dei “buoni”!
I tipi del Teatro Immagine sono assoluti padroni di questa antica forma del teatro di tradizione, così fisica e “viscerale”; l’hanno appresa nei lunghi anni di training, spesso al fianco di maestri del calibro di Carlo Boso; l’hanno metabolizzata fino a indossarla come una seconda pelle e l’hanno riproposta con tale naturalezza da dissimulare la difficoltà tecnica di molte scene con il velo della spontanea semplicità. Un esempio? Don Basilio svela il mistero dietro la nascita di Rosina e gli attori lo illustrano al pubblico: Figaro scivola fulmineamente a terra, supino e con le gambe piegate ad angolo retto, a formare la culla su cui si rovescia, gambe all’aria e ciucciandosi il pollice, la “neonata” Rosina, ben salda in tanta… precarietà. La funambolica sequenza è talmente rapida e pulita che lo spettatore non s’accorge neppure del movimento degli attori, ora in piedi intenti ad ascoltare il narratore e, l’attimo successivo, congelati nella fotografia di quel lontano evento. Ma la perizia dei nostri commedianti s’era svelata fin dalle primissime battute quando, seppure costretti in un palcoscenico assai ridotto, hanno dato vita ad un carosello di entrate ed uscite rapidissime, senza perdere un colpo né mostrare il minimo tentennamento.
E poi il ritmo! Le battute si sono susseguite senza un attimo di tregua tanto che, ahimé, non sempre si è riusciti ad apprezzarle come meritavano. D’altro canto, l’azione drammaturgica poggia su una base testuale assolutamente ben congegnata: il lavoro di rielaborazione e di nuova creazione, come al solito, è il frutto dell’azione collettiva degli attori, lentamente maturata durante le prove, sotto la direzione del regista belga Benoit Roland, un talentuoso professionista che ormai da quindici anni collabora attivamente con la compagnia. Come egli ama ripetere, il soggetto originale non è stato altro che un “pre-testo” per dare libero sfogo alla fantasia con l’obiettivo finale di divertirsi e di fare divertire. E, stando alla partecipazione del pubblico, obiettivo pienamente raggiunto anche al Lanzi di Corridonia, gremito fino allo scoppiare nella giornata inaugurale della quarta edizione di “Teatro e sapori”.
Gli spettatori hanno sottolineato con fragorose risate e frequentissimi applausi a scena aperta i momenti meglio riusciti della commedia; hanno gradito le numerose incursioni nel contemporaneo con i riferimenti alla società attuale e alla scena politica odierna; hanno ascoltato con attenzione il commento musicale, magistralmente eseguito dal vivo dalla fisarmonica di Alex Modolo, puramente rossiniano salvo alcune citazioni pop (esilarante l’esecuzione del tema di Mission impossible); infine, non hanno fatto paragoni ingenerosi e inopportuni con Pavarotti & C. nei vari concertati, tratti da Il barbiere, ben cantati con scanzonata ironia dagli attori! Parlare dei singoli avrebbe poco senso giacché tutti, indistintamente, hanno mostrato una bravura senza pari che, tra i dilettanti, come essi si professano, è merce assolutamente rara… ma che sarebbe d’invidia anche per non pochi professionisti. Eppure, merita una menzione particolare Luca Gatto, giovane attore che ha caratterizzato con maestria il suo Basilio-Balanzone, sottolineandone la bislacca personalità col suggerire appena, garbatamente, una sorta di disabilità psico-fisica, ma senza mai oltrepassare la misura e la compostezza.
Altre doverose menzioni sono per Antonia Munaretti, l’ideatrice e la realizzatrice di costumi sontuosi ed eleganti, nonché per Stefano Perocco, il creatore delle meravigliose maschere della Commedia dell’Arte indossate dagli attori, da oltre quarant’anni un’autorità indiscussa nel suo campo. Permettetemi, alla fine dell’articolo, un momento personale: quest’anno, per immediato e spontaneo volere degli organizzatori, la rassegna reca il sotto-titolo “In ricordo di Walter”, mio padre, appassionatissimo uomo di teatro nelle molteplici vesti di attore dilettante, di dirigente della Filarmonico-drammatica di Macerata e di giornalista di lungo corso, da ultimo proprio sulle colonne di Cronache Maceratesi. Ad apertura di spettacolo, Francesco Facciolli, uno dei fondatori di “Teatro e sapori”, l’ha ricordato con una breve ma intensa orazione che ha suscitato la profonda commozione di molti tra i presenti. Come Facciolli gli ha suggerito dal palco, Walter, papà, è sceso a sedersi tra il pubblico, nel posto vuoto che il teatro greco riservava tradizionalmente al dio Dioniso, a godersi questo scoppiettante, coinvolgente Barbiere: ne sono certo!
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