di Maurizio Verdenelli
Cinquantacinque anni dalla morte di Enrico Mattei: le sue città, Acqualagna e Matelica s’apprestano a ricordarlo con distinte iniziative. Acqualagna con un Premio biennale istituito nel suo nome due anni fa all’interno della Fiera nazionale del tartufo bianco (cibo amatissimo dal fondatore dell’Eni) al via domenica; Matelica con una cerimonia oggi in tre sedi diverse: Casa di riposo, cimitero, duomo (leggi l’articolo). E mentre si ricorda il ‘padre’ della nuova Italia uscita distrutta dalla guerra, ecco emergere un nuovo inedito capitolo dal giallo infinito del Caso più irrisolto d’Italia -al di là della certezza circa l’attentato al bireattore sul quale volava Mattei il 27 ottobre 1962, esploso in volo sul cielo di Bascapè. Sul piccolo Morane Saulnier MS 760 Paris, pilotato dall’asso della seconda guerra mondiale Irnerio Bertuzzi, doveva esserci infatti un altro marchigiano oltre allo stesso presidente dell’Eni. Un giornalista che lasciò il posto a William McHale che seguiva Mattei per concludere un lungo reportage su ‘Time-Life’: fissata anche la data ‘d’uscita’, il 10 novembre.
William Mc Hale (a destra) sull’elicottero tra Gela e Catania con Enrico Mattei e il presidente della regione Sicialia D’Angelo (foto Archivio Eni)
Il settimanale, con la sua foto in copertina, avrebbe dovuto veicolare l’immagine e le ‘gesta’ del New Caesar italiano stimato da John F. Kennedy presso il grande pubblico americano, alla vigilia in dicembre della visita alla Casa Bianca che avrebbe consacrato l’imprenditore pubblico marchigiano come il referente più importante del nostro Paese negli Usa. A salvare la vita a Gino Valeriani, addetto stampa dell’Eni, quel pomeriggio all’aeroporto di Catania fu appunto ed indirettamente l’inviato di Time-Life, capo della redazione in Italia del giornale statunitense. Mc Hale, con un passato da corrispondente in Libano* aveva seguito Mattei a Gela ed era stata una giornata particolarmente significativa che avrebbe storicizzato per sempre il film di Francesco Rosi –matelicese ad honorem cinque anni fa per iniziativa di Giuseppe Accorrinti. Tuttavia quell’improvviso viaggio di ritorno in Sicilia, a distanza di appena sette giorni dal precedente, aveva sorpreso anche McHale che doveva rientrare subito a Milano dove l’attendevano altri servizi già programmati.
“Così aveva chiesto a Gino Valeriani, vicedirettore dell’ufficio stampa e relazioni pubbliche all’Eni di Roma, di volergli lasciare il posto sul piccolo bireattore (sul quale peraltro quel giorno non voleva salire alcuno nonostante gli inviti di Mattei ndr) collaudato solo prevedendo due passeggeri oltre al pilota”. Una rivelazione che giunge ora da lontano: presente in una lettera inviata dall’arch. Santino Cioccoloni, 12 anni fa, al prof. Mario Santini di Sefro. Già, perché Valeriani, originario di una famiglia di pastori del luogo, era nato a Sorti, un suggestivo ed artistico borgo montano del comune dell’alto maceratese. “In realtà sul bireattore si poteva stare, nei sedili posteriori anche in due” dice ora Sebastiano Gubinelli che del Morane-Saulnier fu fedelissimo custode a terra (“Enrico è molto contento che siete voi ragazzi marchigiani a prendervi cura dell’aereo” ebbe modo di dirgli, Maria Mattei, sorella del presidente sottolineando la paura comune per un secondo attentato dopo quello della chiave inglese*). Ma torniamo indietro per un momento, nel racconto dell’arch. Cioccoloni (scomparso qualche anno fa) perfetto restauratore di un antico casale da lui adibito ad uno dei primi agriturismi di successo in provincia, a Castel Sant’Angelo nell’agro di Castelraimondo “Il Giardino degli Ulivi” molto apprezzato anche da Vittorio Sgarbi, sindaco di San Severino.
Un racconto scritto ed inviato, nel marzo 2005. al periodico sefrano ‘La nefa’ al fine di perorare una causa nobilissima: intitolare la piazza principale di Sorti a Gino Valeriani, ‘il ragazzo di Mattei’. Dice Santini: “Nel 2008/9, sindaco Mario Pierozzi, alfine se ne discusse in Consiglio comunale subito diviso in altre due posizioni alternative: lasciare l’antico nome di Pietralata in memoria del grosso masso che colà esisteva o intitolare la piazza a Mario Cerescioli, pastore, pittore e letterato benché avesse fatto solo le elementari. Finì con la vittoria dei ‘conservatori’: il nome del luogo rimase invariato”. Così del giornalista che scampò alla morte non è rimasta altra testimonianza all’infuori di quella dell’arch. Cioccoloni, legato da vincoli di parentela con il giornalista del quale divideva anche le origini nel comune sopra Pioraco e dal quale ebbe il racconto di quella morte scampata. Valeriani era un classico self made man con uno spiccato dono: quello della scrittura. In età giovanile seguendo l’iniziale vocazione era stato al seminario di Nocera Umbra (Perugia) ma poi aveva compiuto studi ‘laici’ al liceo classico di Camerino. Spostatosi a Roma era stato assunto dal ‘Corriere dello Sport’ sul finire degli anni 50 come inviato e titolare di una rubrica ‘fuoricampo’ che non si occupava soltanto di calcio.
E lui, ne approfittava spesso per illustrare la bellezza dei suoi luoghi natii. E i ritorni nelle Marche erano continui. Sino alla fine, quando il suo cuore malato non resse ad un intervento per la sostituzione di una valvola mitralica a Londra. A Sefro, finché è vissuta, è tornata spesso anche la moglie Giannina Bidolli ed ora talvolta si vede, spesso presso il ristorante Palmina, il riservatissimo figlio della coppia. La signora era originaria di Sefro (“moglie e buoi dei paesi tuoi”, Gino era perfettamente osservante del detto): i Bidolli erano imparentati con i Rossi, la famiglia proprietaria dell’allevamento di trote. Giannina era la zia di Lino, l’attuale patriarca. “I Bidolli e i Rossi abitavano in due grandi case vicine, nella frazione di Butino. Gino, in vacanza, era un assiduo conversatore di Silvio e di Lino, padre e figlio” ricorda ancora Santini “A Sefro lui non si vedeva spesso, anche d’estate. Ma in genere è stato sempre così: chi vive nelle frazioni, nel capoluogo viene di rado: siamo gente di montagna…”. Sullo Scarzito che attraversa il paese, da giovane non era tuttavia raro vedere il giovane futuro numero due dell’ufficio stampa dell’Eni (il capo era il principe Colonna) impegnato a pescare ‘con la forchetta’ le trote che amano le acque purissime del fiume. Una ‘passione’ che l’accomunava al suo Gran Capo, Mattei anch’egli pescatore sulle rive dello Scarzito a Sefro e a Pioraco, poi sul lago di Colfiorito e più avanti ancora nello specchio d’acqua alpino che aveva acquistato ad Anterselva (Alto Adige). Un adorato ‘buen retiro’ dove pescava con Ezio Vanoni, lo Scià di Persia e con altri animali ospitava gli opossum regalatigli da Kruscev. Anterselva era stato fino all’ultimo il suo ‘posto dell’anima’ dove avrebbe voluto vivere per sempre (aveva confessato una volta al suo fedele guardiacaccia, ‘il signor Pietro’: “ Mi viene talvolta voglia di non presentarmi più al rinnovo della presidenza”*).
E sul ‘lago dorato’ Enrico Mattei era tornato qualche ora prima della partenza per Gela, 55 anni fa, dove tra le ultime mani che avrebbe stretto ci furono quelle di Gilberto Cruciani, uno dei ‘ragazzi’ marchigiani che negli anni 80 è stato assessore provinciale e sindaco di Matelica**. Un altro dei ‘enfants du Mattei’ (come li definiva la stampa francese) era Gino Valeriani che il presidente dell’Eni aveva carissimo come dimostra la foto a fianco -concessa da Mario Santini, da lui avuta da Gianna Valeriani, nipote del giornalista essendo figlia di Domenico fratello di Gino e di Palmina, fondatrice dell’omonima storica trattoria. A Sefro Mattei era, come si suol dire, di casa e così l’inviato del ‘Corriere dello Sport’ era finito all’Eni come molti altri. Come Paolo Midei, per dieci anni alla Snam a lavorare in raffinerie ed oleodotti dalla Germania (Ingolstadt) alla Svezia, dall’Italia (Ravenna) al Portogallo alle Bahamas, da Miami alle Antille Olandesi (“Guadagnavo benissimo, ma come si fa a scordare Sefro? così quando seppi che il Comune assumeva mi presentai subito e fui preso”), come Gianfranco Michetti (“Quando arrivai a Metanopoli c’era la nebbia, piansi al ricordo del mio paesello tra i monti. Dove torno quando posso ma a San Donato milanese sono rimasto a vivere”), come Erina Pierozzi, impiegata nel palazzo di vetro dell’Eur, come Paolo Fabbri e Giovanni Bellanti impegnati in tutto il mondo. Insomma una grande epopea che Gino Valeriani ‘il sefrano che visse due volte’ conobbe e visse da posizione privilegiata, accanto all’Uomo che guardava al futuro. Non fu profeta in patria, come spesso accade ai marchigiani, il vicedirettore dell’ufficio pubbliche relazioni dell’Eni, salvato dal suo spiccato senso di ‘colleganza’, ma alla sua ‘patria’ pensò sempre. E le spoglie del giornalista che fu a fianco di Enrico Mattei riposano nel cimitero di Sefro, all’ombra delle montagne, a fianco del fiume dalle acque limpide che per tutta la sua vita aveva avuto nel cuore.
*Enrico Mattei, il futuro tradito’. Verdenelli M., Ilari Editore 2015.
**’La leggenda del santo petroliere’. Verdenelli M., Ilari Editore 2012
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