Il consigliere Roberta Rovelli e il sindaco Luca Maria Giuseppetti davanti alla struttura del futuro centro polivalente che verrà costruito grazie alle donazioni raccolte dal Comitato per la lotta alla fame nel mondo di Forlì
di Leonardo Giorgi
(Foto di Lucrezia Benfatto)
Il castello Pallotta svetta sul silenzioso centro storico di Caldarola. Il terremoto ha reso la piazza e i vicoli della “Città dei castelli” simili agli scenari desolati di un villaggio fantasma nel vecchio west. La fortezza medievale, che nei mesi di primavera fino all’anno scorso cominciava ad accogliere migliaia di turisti da tutta Europa, ora è stata conquistata da decine di gatti. I mici, dopo le scosse di ottobre, vagano lentamente lungo le balconate che circondano il castello. Spelacchiati e amichevoli, i gattini sono gli ultimi rimasti in centro. Prima coccolati dalle famiglie del posto e dai passanti, ora vanno avanti con qualche piatto di croccantini che viene lasciato dai residenti delle zone vicine.
Il castello Pallotta, inagibile dopo i terremoti di ottobre
Un’immagine che dà immediatamente l’idea del deserto della zona rossa, dove le uniche oasi di speranza sono rappresentate dalle frazioni e dalla periferia di Caldarola. «Rispetto ai paesi vicini – sottolinea l’assessore Gianni Fiastrelli – siamo decisamente il comune più colpito dal sisma. La priorità attuale resta la ricostruzione delle scuole. Entro fine anno dovrebbero comunque arrivare 103 casette di legno che verranno installate in un terreno davanti al campo sportivo. Stiamo inoltre lavorando per tornare alla viabilità normale dei veicoli». Attualmente infatti, la provinciale che passa per Caldarola è parzialmente inagibile e le auto sono costrette a transitare lungo una strada a senso unico (regolata da un semaforo) attraverso gli edifici vuoti del centro.
La strada che passa attraverso il desolato centro storico
Il consigliere comunale Roberta Rovelli
Oltre a strade, case, chiese e scuole, la lista delle inagibilità è lunga e viene dettata dai tecnici del centro operativo comunale (allestito in un prefabbricato) come un bollettino di guerra: palazzo comunale, teatro, la struttura dell’ex ospedale, gli edifici usati dalle associazioni del posto e il castello Pallotta, la cui proprietà è di un privato. «Il palazzo Pallotta ci portava 30mila persone all’anno» ammette con amarezza il sindaco di Caldarola, Luca Maria Giuseppetti. Il grintoso primo cittadino, che nei mesi successivi al terremoto è entrato più volte in polemica con la Regione per la cattiva gestione della ricostruzione, è continuamente impegnato tra telefonate e incontri, ed è dalla sua carica che Caldarola vede una luce di speranza. «C’è da dire che subito dopo il terremoto ero abbastanza tranquillo – scherza Giuseppetti -, ora però assessori e consiglieri propongono idee in continuazione per eventi e iniziative ed è un casino». Tra le più attive in questo senso c’è sicuramente il consigliere Roberta Rovelli, in prima linea nel mostrare una Caldarola diversa, dove la voglia di ripartire va oltre le macerie e la paura. Già il 7 maggio, spiega il consigliere, «organizzeremo un grande pranzo per caldarolesi vicini e lontani. Poi a giugno ci saranno due importanti eventi. Il 3 giugno ci sarà una grande giornata di festa che abbiamo intitolato “Zona rossa, caldarolesi per un giorno”, dove cercheremo di richiamare nel comune tutta la popolazione per una grande celebrazione delle persone e le associazioni che hanno aiutato Caldarola. Il 18 giugno tornerà la classica infiorata del Corpus domini. Con fatica stiamo cercando di fare tutto quello che facciamo normale».
La zona dove verranno installate le 103 casette di legno che dovrebbero arrivare a Caldarola entro la fine dell’anno
I “Lupi di Liberio”, arrivati da Cesenatico per organizzare un pranzo di pesce agli amici di Caldarola
Una normalità un po’ più vicina a sei mesi di distanza dalla maledetta domenica del 30 ottobre, grazie anche a una mole di aiuti inaspettati arrivati dalla riviera romagnola e dintorni. «Quando c’è stata la scossa del 30 – racconta il consigliere Rovelli – a Caldarola erano già arrivati da tre giorni i volontari della colonna della Protezione civile Emilia Romagna. Le persone arrivate qui hanno stretto un bel rapporto con noi del posto e quando sono tornate in Emilia hanno cominciato a raccontare la nostra storia». Da lì sono arrivate offerte di tutti i tipi. «L’associazione “Comitato per la lotta contro la fame del mondo” di Forlì – sottolinea – ha raccolto offerte per la costruzione di un centro polivalente dal valore di circa 180mila euro e che verrà ultimato nei prossimi mesi. Un’opera ideale per ricostruire il tessuto sociale di Caldarola ed avere uno spazio per le associazioni, per il teatro, per gli incontri, per le cene e per attività di diverso tipo». Dall’Emilia è arrivata anche la mensa della scuola, grazie alla donazione di 38mila euro del Consorzio del prosciutto di Parma. Generosità anche dall’azienda Folvez della provincia di Reggio Emilia e dall’azienda Ferraroni di Parma, che ha acquistato due moduli abitativi per Caldarola, per un totale di 48mila euro. Così tanta Emilia Romagna che passeggiando per il comune sembra di sentire qualche accento romagnolo. Ma non è una suggestione. I volontari e le loro famiglie continuano a tornare periodicamente a Caldarola, anche per un semplice saluto, come nel caso di Claudia Baldacci, volontaria della Croce rossa Rimini. Oppure, come accaduto sabato scorso, per un sontuoso pranzo di pesce con decine di invitati. Tutto offerto e cucinato dai “Lupi di Liberio” di Cesenatico, un gruppo di amici che «dall’anno sette del terzo millennio», raccontano, si sono uniti in una «banda di famelici camminatori». Lupi che, oltre a uno stomaco spazioso, dimostrano anche un cuore d’oro. E, tra vongole e brindisi ai caldarolesi, per qualche istante sembra possibile dimenticare tutto. Anche quella maledetta domenica di sei mesi fa.
(5/continua)
Cuochi romagnoli nella mensa donata dal Consorzio del prosciutto di Parma
Il sindaco Giuseppetti stringe la mano alla volontaria della Croce Rossa di Rimini, Claudia Baldacci, passata a trovare gli abitanti di Caldarola dopo essere stata sul posto nelle ore di emergenza successive alla scossa del 30 ottobre
Zona rossa, maggior parte del centro storico è inagibile
Il bar gelateria “Da Savè” una delle poche attività commerciali rimaste aperte a Caldarola
Le macerie della scuola elementare in corso Umberto I. L’istituto è stato demolito dopo i pesantissimi danni ricevuti dalle scosse e verrà ricostruito da zero
A sinistra i componenti dell’amministrazione di Caldarola, a destra i volontari romagnoli passati a trovare gli abitanti del posto sei mesi dopo il terremoto
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