di Maria Luisa Lasca
Qui auget scientiam auget et dolorem. L’espressione allude alla cruda consapevolezza di sé, che il sapere comporta. Il concetto compare già nel terzo secolo a. C., nel biblico Ecclesiaste: “molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere aumenta il dolore”. La conoscenza tuttavia costituisce l’inevitabile destino dell’uomo. Le riflessioni del Leopardi portano il Poeta a considerare “che questa corruttela e decadimento del genere umano da uno stato felice, sia nato dal sapere, e dal troppo conoscere, e che l’origine della sua infelicità sia stata la scienza e di se stesso e del mondo, e il troppo uso della ragione” (Zib. 2939, 11 luglio 1823).
Sigmund Freud, anch’egli nel suo dolore, dopo aver considerato la ferita inflitta all’uomo dalla scoperta che la terra non è al centro dell’universo, con Copernico, poi quella conseguente alla negazione della presunta origine divina, con Darwin, scava ancora nella conoscenza. La sua indagine evidenzia un ulteriore dramma per l’umanità: “Ma la terza e più scottante mortificazione, la megalomania dell’uomo è destinata a subirla da parte dell’odierna indagine psicologica, la quale ha l’intenzione di dimostrare all’Io che non solo egli non è padrone in casa propria, ma deve fare assegnamento su scarse notizie riguardo a quello che avviene inconsciamente nella sua psiche” (Introduzione alla psicoanalisi, 1917).
Jacques Monod, Premio Nobel per la medicina nel 1965, scrisse Il caso e la necessità, testo sempre attuale. Si può rileggerlo come una storia avvincente, piena di interrogativi: l’uomo, quando è comparso così come lo conosciamo, e la vita sulla terra ? Una volta sola si sono presentate le condizioni per il suo formarsi? L’uomo, frutto del caso e delle regole dell’invarianza genetica e della teleonomia, “ ora sa che, come uno zingaro, si trova ai margini dell’universo in cui deve vivere”. Prodotto dell’evoluzione, è in grado di pensare la teoria dell’evoluzione, e di comprendere se stesso. “L’etica della conoscenza non si impone all’uomo, al contrario è l’uomo che se la impone, facendone assiomaticamente la condizione di autenticità di qualsiasi discorso o di qualsiasi azione”, scrive ancora Monod. Oggi questo concetto è generalmente compreso sotto l’espressione di onestà intellettuale, significando il dovere di ricercare la verità, oltre le sofisticazioni e le edulcorazioni sociali.
Nel rapido excursus sul peso della conoscenza nell’evoluzione dell’uomo, non va trascurato il ruolo della scuola, diverso da quello di mera trasmissione, bensì teso al sapere critico, in ogni forma di conoscenza.
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