Il segreto della mamma play coach
«Facciamo la lotta sul lettone ogni giorno,
così mio figlio ed io siamo connessi»

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MONTE SAN GIUSTO – Lucia Berdini, 32 anni, racconta la sua esperienza con la Play Fight. Domani un seminario online dalle 18 alle 19,30

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Lucia Berdini

Quando mamma e papà ti obbligano a fare qualcosa che non ti piace o quando a scuola è stata proprio una giornata storta o ancora se hai perso al tuo gioco preferito, come ti senti? Ti è mai capitato di aver voglia di saltare addosso a qualcuno e magari fare la lotta?
E’ un’ottima idea e può anche aiutarti ad entrare in connessione con gli adulti che ti fanno arrabbiare come spiega Lucia Berdini, 32 anni, play coach di Monte San Giusto, fondatrice di Play Factory, che utilizza il gioco e la giocosità per portare felicità nella vita e all’interno delle aziende. Da qualche anno ha scoperto la “Play fight” e i tanti benefici che derivano da una bella azzuffata, naturalmente senza farsi male.

lucia_berdini-1-300x300«Mi occupo della formazione aziendale e negli enti utilizzando il gioco. Il primo lockdown per me è stato una mazzata e mi sono dovuta reinventare, poi quando mi sono rimessa in gioco, il lavoro per assurdo è aumentato. Ho studiato come migliorare gli incontri zoom per renderli più giocosi. Sto lavorando su questo anche se l’online per me non è l’optimum ma, nonostante i miei pregiudizi e la reticenza  che avevo all’inizio, succedono cose bellissime. Ad esempio con i bambini, faccio dei laboratori online e li faccio muovere dallo schermo e andare in giro per casa a cercare delle cose anche per restituire la consapevolezza del nostro corpo. Mi piacerebbe arrivare alle maestre per comunicare che la Dad potrebbe essere fatta molto meglio».
E sotto lockdown è diventata fondamentale la lotta con il figlio Noa di 7 anni.
«Per me è stata la svolta. Questa pratica sul lettone aiuta me e lui di entrare in connessione. Se saltiamo un giorno, va in astinenza. Dopo la pratica siamo più in sintonia e lui è supercollaborativo. Si tratta di 15 minuti al giorno».
E come funziona?
«Con i grandi si fa a terra, con i bambini sul lettone. C’è un rituale da seguire poi l’obiettivo è far cadere l’altro dal letto. C’è un’unica regola. Tu non fai male a me e io non ne faccio a te. Questo gioco porta tantissimi benefici. Fare la lotta ci fa paura, eppure quasi tutti gli animali la praticano, soprattutto durante la loro infanzia. Perché fare la lotta è avere la possibilità di praticare e migliorare (in un ambiente sicuro) delle competenze che – in età adulta – saranno fondamentali. Le ricadute sono  incredibili e  scarica dopo una giornata intensa. Molti bambini e bambine fanno dad, sono davanti agli schermi, io non li demonizzo però va ricavato lo spazio durante il giorno da dedicare al corpo e alle relazioni».

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Lucia Berdini mentre lotta con suo figlio

Dalla sua esperienza personale è nata l’idea di proporre un evento dedicato ai genitori, dillo alla tua mamma e al tuo papà, che si svolgerà domani, sabato 20 febbraio, online.
«Ho deciso di dare vita a questo evento dopo quanto avvenuto alla bambina di Palermo che si è uccisa con un video di Tik Tok. Credo che siamo in un momento in cui ognuno deve dare un contributo, se può, per aiutare i genitori a rientrare in contatto con i propri figli e visto che per me, da mamma, il Playfight ha fatto e continua a fare una differenza enorme nella relazione con mio figlio, ho deciso di supportare le mamme e i papà con questo progetto».

Cosa si farà durante il seminario?
«Entreremo in quella che lo psicoterapeuta Lawrence Cohen chiama la torre del potere. Un luogo in cui spesso non facciamo salire i nostri figli perché, quasi sempre, le attività che sono “empowering” (ovvero, che donano un senso di potere, sicurezza in se stessi, autostima) hanno anche un margine di rischio che noi genitori facciamo fatica a voler correre. Quel rischio però, che è anche gestione della frustrazione e dell’incertezza, è uno degli ingredienti fondamentali per maturare. Ecco perché fare la lotta può donare moltissimo ai bambini e ai genitori e alla relazione  con loro».

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Due scimmiette sorelle che lottano

“Seminario Playfight genitori-figli. Giocare alla lotta per connettersi”. È questo il titolo dell’evento online,che si svolgerà domani sabato 20 febbraio, dalle 18 alle 19:30, sulla piattaforma Eventbride. Un incontro per aiutare mamme e papà a “fare la lotta” con i propri figli, divertendosi in sicurezza ma soprattutto con il fine ultimo della connessione.

Il seminario, che si terrà online sabato 20 febbraio dalle 18 alle 19:30, è offerto in Economia del Dono ed è necessario iscriversi qui: https://www.eventbrite.com/e/biglietti-seminario-playfight-genitori-figli-giocare-alla-107407677254

lucia_berdini-3-300x300BIOGRAFIA – Lucia Berdini è play coach e ambasciatrice della risata. Laureata in Lettere Musica e Spettacolo a Macerata, ha vissuto in Spagna per sei mesi, ha fatto l’artista di strada a Barcellona, viaggiato in Europa e poi, dopo la laurea ha conosciuto Londra, la Slovacchia, la Francia, l’ Umbria ritornando, infine, nelle Marche. Si occupa soprattutto di formazione.
«Fin da piccola  – si legge nella sua presentazione sul sito di PlayFactory che ha fondato – il gioco è stato un tassello fondamentale della mia esistenza, oggi aiuto persone ed organizzazioni a ritrovare la voglia di giocare sotto molteplici aspetti. Sono convinta che il gioco sia una variabile fondamentale della felicità, nella vita e all’interno delle culture aziendali e che sia in grado di portare motivazione, cooperazione e creatività ai massimi livelli. Gli strumenti che uso per accedere allo stato di flusso sono i Giochi cooperativi, il Gamestorming, la Ludicità consapevole, la risata incondizionata, il Gibberish & Nonsense e il Playfight. Ho formato più di 100 leader di Yoga della Risata in tutta Italia e parlato del potere della risata e del gioco a migliaia di persone durante i miei interventi. Attraverso il progetto Playfactory aggrego persone che, come me, vogliono diffondere la cultura del gioco in ogni sua forma».

Alessandra Pierini
Scritto da

mamma di Riccardo ed Angelo e esperta di parole. La sua penna è una bacchetta magica, per questo il suo soprannome è “Stilo”. Trasforma l’attualità di Macerata e provincia in articoli e racconti avvincenti.



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