A caccia delle fonti perdute

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RECANATI – Gli alunni e le alunne delle classi IV della Scuola Primaria “I.c. B. Gigli” fanno lezione all’aperto per capire l’importanza dell’acqua nella vita dell’uomo

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Una delle classi coinvolte scopre una delle fonti dell’itinerario

Alto gradimento per la lezione che gli alunni delle classi quarte dei plessi “Beniamino Gigli”, “Lorenzo Lotto” e “Pittura del Braccio” hanno svolto all’aperto a “Caccia delle fonti perdute”, insieme alle loro insegnanti.  In classe avevano parlato di fonti storiche, materiali, visive e iconografiche. La parola fonte, però, aveva fatto venire loro in mente anche una sorgente d’acqua, un fiume, una fontanella, una fontana. Marco Campagnoli, esperto di speleologia e grande conoscitore del territorio recanatese, in classe aveva parlato di acqua, di come si raccoglie, dei fiumi sotterranei che scavano la roccia, dei pozzi, delle cisterne e…delle fonti. Da un’antica mappa gli alunni e le alunne avevano potuto osservare che, nel passato, a Recanati le fonti erano situate fuori dalle mura. Catturavano l’acqua dalle sorgenti sotterranee e la raccoglievano in superficie, da queste gli uomini la prendevano e la utilizzavano per bere, lavare, abbeverare gli animali e irrigare i campi.

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Guidati dallo speleologo Ettore Sbaffi, conoscitore dei segreti del sottosuolo, i bambini di ciascuna classe, a turno, hanno vissuto un’avventura indimenticabile alla ricerca delle fonti per la campagna recanatese.
Partiti proprio da “Via alle Fonti” hanno percorso circa sei chilometri a piedi, alla scoperta di ambienti inesplorati e architetture suggestive, a loro sconosciute. Lungo il cammino hanno potuto osservare “La Fonte Piccola”, costruita nel Medioevo, ora chiusa con una porticina di legno che conserva i resti della cisterna sotterranea. Più avanti hanno incontrato la “Fonte Grande”, ormai quasi interamente interrata ma ancora ricca di acqua, segnalata dalla presenza di un piccolo canneto. A seguire hanno osservato un pozzo, molto profondo, chiuso in sicurezza con una grata in ferro. Giunti sotto la zona San Francesco, lungo i bordi di una strada, hanno scoperto la “Fonte del Ponte”, in muratura, con vasca scoperta e serbatoio sotterraneo, visibile dall’esterno attraverso una botola. Continuando il cammino, lungo stradine immerse nella splendida campagna recanatese, hanno poi raggiunto la “Fonte Provata”, una lunga e ben conservata vasca rettangolare in muratura, ancora piena d’acqua, profonda un metro e mezzo. Lungo il bordo inclinato del lavatoio hanno notato delle piccole cavità che servivano per appoggiare il sapone quando le massaie andavano a lavare i panni. Arrivati alla fine del percorso hanno visitato la “Fonte di Castelnuovo”, realizzata con un’architettura ad archi, molto bella e ben conservata: la più suggestiva tra tutte quelle incontrate. L’esperienza vissuta è stata unica e davvero avventurosa, in bilico tra il rombo delle auto del nostro presente e la memoria storica del passato, raccontato in modo straordinario e affascinante dai resti delle antiche fonti di Recanati.

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