Il “Giornalino della domenica”
li ha fatti innamorare,
donano la collezione al museo

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MACERATA – E’ la storia di Luigi Calvitti e Frida Brusoni, figli di fedeli abbonati della rivista creata da Luigi Bertelli Vamba per ragazzi e ragazze da 7 a 15 anni

a cura di Logo_MDS_Unimc

Quanti di voi conoscono il «Giornalino della Domenica»? Chiedete ai vostri nonni e bisnonni se ricordano questa rivista, molto famosa tra i ragazzi di tutta Italia fino agli anni Venti del Novecento.
Ma lo sapevate che il Museo della Scuola dell’Università di Macerata ne possiede una raccolta completa, unica in Italia?
Si tratta di una delle più importanti riviste dedicate a bambini e ragazzi, creata nel 1906 dal giornalista satirico, pupazzettista e scrittore per ragazzi Luigi Bertelli (noto anche con il nome d’arte Vamba). Bertelli aveva deciso di fondare a Firenze un settimanale tutto nuovo, che si rivolgeva non agli scolari ma ai giovani tra i 7 e i 15 anni, considerati come ragazzi e ragazze indipendenti, curiosi, con i propri gusti e capaci di imparare divertendosi. Vamba si prefiggeva di adempiere la difficile missione di:

Dare tutte le domeniche al suo giovine pubblico una lettura che sia istruttiva senza stancarne l’attenzione; che sia educatrice senza essere noiosa; interessante senza troppo sforzare la immaginazione; divertente senza sguaiataggini e senza volgarità […] offrire, insomma, ai nostri amati ragazzi un giornalino vario, utile e gaio la cui collezione (quando essi saranno divenuti grandi) rimanga caro ricordo della loro infanzia, rinnovatore gradito di serene impressioni che ne allietarono gli anni giovani e di sani stimoli alla onesta operosità utile a sé e ad altrui.

giornalino-innamoratiE proprio la collezione del Giornalino è stata donata all’Università di Macerata nel 2009 dai suoi proprietari, due assidui lettori, i fratelli Luigi e Serena Calvitti. Alla loro donazione se ne è aggiunta un’altra nel 2015 da parte di Frida Busoni Calvitti, moglie di Luigi, con il quale si erano conosciuti e poi innamorati proprio grazie alle esperienze legate all’eredità del Giornalino. Figli entrambi di fedeli abbonati della rivista di Vamba, che a loro volta si erano incontrati e innamorati grazie alla “militanza” tra le fila del Giornalino, la loro preziosa raccolta è oggi conservata presso l’Archivio del Centro di documentazione e ricerca e del Museo della Scuola dell’Università, che custodisce con cura e profonda sensibilità la testimonianza delle loro storie d’amore e del loro forte affetto per Vamba.

Ma torniamo alla missione del nostro Vamba.
Per realizzare un progetto così ambizioso, Bertelli raccolse attorno a sé capaci collaboratori che scelse tra i migliori scrittori e illustratori dell’epoca. Sì perché la rivista doveva essere sia riccamente illustrata – ma di questo vi parleremo in una prossima puntata – sia ben scritta, intelligente e piena di rubriche divertenti. Perciò tra gli scrittori troviamo autori amatissimi dai ragazzi (come Emilio Salgari, Jack la Bolina o Carlo Collodi) ma anche poeti e scrittori della letteratura “dei grandi” che, entusiasti, accettarono l’invito di Bertelli, a scrivere per un pubblico diverso e sicuramente più esigente: tra loro Giovanni Pascoli e Grazia Deledda, Luigi Pirandello e Matilde Serao, Filippo Marinetti ed Edmondo de Amicis – solo per ricordare i più famosi.

A-tempo-avanzatoNella rivista era possibile leggere racconti e romanzi a puntate – spesso poi stampati in volume – e anche numerose rubriche fisse di argomento vario, che stimolavano e sfidavano gli stessi lettori a divenirne a loro volta autori. Come la rubrica enigmistica «A tempo avanzato» – poi il «Cantuccino degli enigmisti» –, ricca di indovinelli e sciarade, ideati anche da ragazzi e ragazze, come la giovane Sandra Castiglioni, di cui vi abbiamo offerto un assaggio quest’estate. Se ve lo siete perso vi riproponiamo il suo gioco “a incastro”… giusto per tenervi in allenamento:

In un nome di donna avvenne un dì
Che si cacciò una parte del coltello
E dall’introduzione tosto uscì
Un rettile piccino, agile e bello.

corrispondenzaAltre rubriche erano dedicate alle curiosità scientifiche (“Scienza Gaia”), ai sondaggi di opinione (i famosi “Referendum del Giornalino”), fino a un’importante sezione dedicata alla posta dei lettori (“Corrispondenza”) animata dai vivaci contributi di bambini e bambine intraprendenti, che proprio grazie a questa rubrica istaurarono dei profondi legami di amicizia.

Una curiosità: fin dal 1907 gli abbonati del Giornalino ricevevano in omaggio anche un piccolo supplemento mensile: «Il Passerotto: gazzettino della maturità presente e futura».
Era un vero e proprio «giornale nel giornale», che raccoglieva storie, componimenti poetici, corrispondenze, realizzato pressoché esclusivamente con i contributi inviati dai giovani lettori. Era diretto da Omero Redi, uno pseudonimo sotto il quale si celava il sacerdote e letterato Ermenegildo Pistelli il quale, nonostante l’austerità del suo ruolo, era in realtà un gran giocherellone. Omero Redi si presentava come un ragazzetto fiorentino ironico e un po’ impertinente, che parlava ai suoi coetanei dicendo liberamente, e con una buona dose di sfrontatezza, ciò che un ragazzino pensava realmente della scuola. Per esempio, con grande ironia Pistelli (che era anche un insegnante di latino e greco e dunque un profondo conoscitore della grammatica) fa dire al suo alter ego Omero che:

“Quando un maestro ci vuol fare un tiro a colpo sicuro per rovinarci la media, eccolo con l’analisi logica, e solamente le cento razze di “complementi” bastano e n’avanza per assassinare tutta una scolaresca”.

Questo era ciò che rendeva il Giornalino tanto amato: il tono irriverente e giocoso di Bertelli contagiava tutti i suoi collaboratori che ritornavano ragazzi e, come tali, si rivolgevano ai giovani lettori con lo stesso linguaggio con cui il “monello” Gian Burrasca – che uscì per la prima volta a puntate sulla rivista – parlava ai suoi coetanei.

Corriere-dei-piccoliIl Giornalino continuò ad essere pubblicato fino al 1911 quando, per problemi di natura soprattutto economica dovuti agli alti costi di produzione che Bemporad non poteva più sostenere, si interruppe. La crisi fu causata anche dalla concorrenza di un nuovo giornale per ragazzi, il “Corriere dei Piccoli” che, nato nel 1908, ebbe subito un grande successo grazie all’innovativo formato grafico basato sulla prevalenza delle vignette – su imitazione delle “strips” dei fumetti americani.

Il Giornalino riprende dopo la fine della prima guerra mondiale, il 22 dicembre del 1918, grazie all’impegno personale (anche economico) di Luigi Bertelli che dirigerà la rivista fino alla morte, avvenuta nel 1920. Dopo Bertelli, a prendere le redini del Giornalino sarà uno dei suoi principali collaboratori, Giuseppe Fanciulli. Ma questa seconda stagione non sarà facile: la redazione verrà spostata prima a Roma, fino al 1924, e poi a Milano. Nel 1925 la rivista venne rilevata da Arnoldo Mondadori, che la stamperà fino al giugno 1927, data della sua definitiva chiusura.

Ancora oggi l’esperienza del Giornalino di Bertelli rimane ineguagliabile: questa rivista, esempio di rottura con i canoni precedenti, costituì una vera e propria innovazione nella letteratura per bambini e ragazzi. L’interlocutore non era lo scolaro, ma il ragazzo in quanto persona, con i suoi bisogni e i suoi interessi tipici della sua età.
Cosa ha contribuito al grande successo del «Giornalino»? Il suo essere all’avanguardia e la sua vivace modernità, garantita da un’attenta pubblicità, dalle illustrazioni umoristiche, dalle fotografie e dalle copertine a colori (fu uno dei primi giornali ad utilizzarle), frutto delle innovazioni tecnologiche della stampa, che accompagnavano i testi e facevano volare l’immaginazione dei ragazzi.

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