Dall’analfabetismo classico
a quello funzionale:
quanti riconoscono una fake news?

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MUSEO DELLA SCUOLA – All’inizio del Novecento, il censimento aveva rilevato come la metà circa della popolazione risultasse ancora incapace di leggere e scrivere. Oggi molti fanno fatica a comprendere testi complessi

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L’8 settembre è la giornata internazionale dell’alfabetizzazione. Alla nascita del Regno d’Italia la maggior parte della popolazione era analfabeta; ancora all’inizio del Novecento, il censimento del 1901 aveva rilevato come la metà circa della popolazione risultasse ancora incapace di leggere e scrivere. Eppure i progressi erano stati significativi, anche in seguito all’emanazione di alcuni decreti che avevano regolato l’obbligo scolastico, cercando di estenderlo a tutti. Dopo la Legge Casati (1859), che prevedeva l’obbligo per il primo bienno della scuola elementare, ma senza indicare sanzioni per gli inadempienti, il provvedimento normativo più importante fu la legge Coppino (1877), che elevò da due a tre anni la frequenza scolastica, previde delle pene per gli inadempienti e l’obbligo ai comuni di affiggere l’elenco dei coscritti.
Più tardi la legge Orlando (1904) innalzò il limite di età a 12 anni. Ma il nuovo secolo portò anche la consapevolezza che fosse necessario non tanto prevedere delle multe, una minaccia vuota per tutta quella fascia di popolazione che viveva in misere condizioni, quanto attuare una serie di incentivi che potessero convincere le famiglie a privarsi dell’apporto dei figli nel lavoro. In questo senso l’istituzione della refezione gratuita per gli alunni poveri avviata dalle amministrazioni comunali più illuminate fu un primo passo significativo, seguito dall’obbligo per i comuni di istituire il patronato scolastico (1911), un ente incaricato di fornire libri, quaderni, materiale di cancelleria, vestiario agli studenti versanti in condizioni di difficoltà economiche.
La lunga storia dell’obbligo scolastico si arricchì di una nuova tappa col ministro Giovanni Gentile, il quale nel 1923, aderendo a un trattato internazionale sottoscritto dall’Italia, innalzò la frequenza a 14 anni. Si trattava, è bene sottolinearlo, di una prescrizione ampiamente disattesa che mal si coniugava con le condizioni del Paese, con la mentalità diffusa e con le convinzioni dello stesso Gentile: l’istruzione non era infatti considerato un mezzo di elevazione sociale.
L’articolo 34 della Costituzione confermò l’obbligo per almeno 8 anni, ma fu necessario attendere l’istituzione della scuola media unica (1962) per vederlo reso effettivo.
Oggi la legge prevede l’istruzione obbligatoria per almeno 10 anni. Esiste però anche un obbligo formativo, ossia il diritto/dovere dei giovani che hanno assolto all’obbligo scolastico, di frequentare attività formative fino all’età di 18 anni.
Ridotto in maniera drastica l’analfabetismo classico, il problema attuale si chiama analfabetismo funzionale: si tratta della condizione in cui versa una persona che possiede le conoscenze minime per saper leggere e scrivere, ma è in difficoltà nella comprensione di un testo anche solo un po’ complesso. Incapace di analizzare criticamente i contenuti che gli sono offerti, questo soggetto si espone al rischio di condizionamenti esterni, come nel caso delle cosiddette fake news.
Nell’epoca della long life learning, l’educazione lungo tutto l’arco della vita, operare in vista della piena alfabetizzazione di tutta la popolazione, anche di quella adulta, è uno degli obiettivi primari cui l’educazione deve tendere.



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