Una fetta di pane nero
con frutta o succo di pomodoro:
lo spuntino dei nonni

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MUSEO DELLA SCUOLA – Spesso la loro merenda era davvero una povera cosa. In inverno a volte si riusciva ad avere un po’ della frutta conservata in estate e qualche volta c’era la corsa alle arance

 

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Questa settimana torniamo a parlare di merende di una volta. Per molti il pane era l’unica merenda disponibile, ma per molti altri neanche quello. Più si va a ritroso nel tempo, più scopriamo che la merenda della ricreazione dei nostri nonni, e ancor più dei nostri bisnonni, era veramente una povera cosa. Solitamente nel loro panierino c’era solo una fetta di pane nero (perché allora il pane bianco era un lusso che solo i “ricchi” potevano permettersi). Questo pane veniva consumato con un frutto di stagione: un grappolo d’uva, una mela o un dolcissimo cachi. Forse non l’avete mai assaggiato, il cachi, ma sappiate che una volta in ogni orto e a ogni angolo di strada c’era sempre un albero generosamente carico di quei frutti arancioni e succosi che rendevano felici tutti i bambini. Ma durante l’inverno si poteva ricevere dalla mamma un po’ della frutta raccolta d’estate e conservata in soffitta: noci, mandorle e nocciole, oppure una pesca, una mela o un po’ di fichi lasciati a seccare e diventati dolci dolci.

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Sempre d’inverno poteva capitare addirittura che qualche adulto regalasse ai bambini, soprattutto all’avvicinarsi del periodo natalizio, una preziosissima arancia. Ci racconta ancora Filippo: «Mi ricordo un maestro che faceva lu lancio dell’aranci: lanciava gli aranci, noialtri se correva in corridoio e praticamente chi arrivava prima se pigliava li aranci. La fame, c’era!» (testimonianza di Filippo Ciocci, classe 1929). Oppure, sul finire della primavera, quei bambini potevano “strusciare” sul pane un bel pomodoro succoso, che bontà! E voi, l’avete mai assaggiata una fetta di pane nero, o di pane color d’oro della farina di mais, insaporita con un po’ di succo di pomodoro, sale e olio? Noi sì! Perché il nostro viaggio nel tempo, nel Museo della Scuola, si conclude con l’ultimo, prezioso, ingrediente. Ora che abbiamo le ricette, ci serve una brava cuoca capace di cuocere un pane fatto in casa, e di arricchirlo con tutti i sapori semplici ma genuini che vi abbiamo raccontato fin qui. La brava Letizia Carducci è il nostro asso nella manica!

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Con lei i nostri bambini e bambine hanno imparato ad annusare e gustare il pane fresco e profumato di ogni tipo: fatto con farina integrale, farina di mais, farine di grani antichissimi e preziosi. Affettato e condito con un goccio di olio buono e un pizzico di sale, oppure spruzzato con vino cotto allungato in acqua e zucchero, o insaporito con una deliziosa salsina che sa fare solo lei con alcune “erbette trovate”, tagliate fini fini e mescolate con un poco di olio, aceto e sale. Allora, vi è venuta un po’ di curiosità o un po’ di fame? In attesa di rivedervi al Museo vi consigliamo di andare a trovare i vostri nonni, farvi raccontare le ricette delle semplici ma gustose merende del passato, e naturalmente, assaggiarle insieme a loro!

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Pane con sale e olio o con lo zucchero: la merenda dei nostri genitori e nonni



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