«Durante le video lezioni
mi sento invisibile,
voglio le persone in carne ed ossa»

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MACERATA – La didattica a distanza vista da Emma Pietrella, classe 4B della scuola primaria “Quartiere Pace”: «Care maestre, spero di rivedervi veramente, non dallo schermo»

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La piccola Emma Pietrella, della classe 4B della scuola “Quartiere Pace” di Macerata, durante le videolezioni

«Maestre, vorrei che a settembre la scuola ricominciasse come sempre. Non voglio più stare davanti al computer, voglio stare sul mio banco con le persone in carne e ossa, a sentire una lezione vera, con le ore giuste, con i giusti compiti assegnati, ma soprattutto voglio che nessuno sembri che non ci sia. Mi mancano tutti gli aspetti della scuola, anche quelli più fastidiosi come i compiti e le sgridate. Spero di rivedervi veramente (non da uno schermo) il prima possibile». Queste le parole che la piccola Emma Pietrella, della classe 4B della scuola primaria “Quartiere Pace” di Macerata ha dedicato alle sue maestre in una lettera. L’alunna racconta loro come si è trovata con la didattica a distanza: non le piace granché, preferisce seguire le lezioni dal vivo, vedere i suoi compagni, e spiega che delle sue giornate pre-Coronavirus le manca proprio tutto, anche i compiti e i rimproveri. Emma spera tanto di tornare a scuola a settembre, così da rivedere maestre ed amichetti personalmente, e non più attraverso uno schermo. Ecco le sue parole:

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«Care maestre Anna, Benedetta e Stefania, vi scrivo questa lettera perché vorrei parlarvi di come mi sono trovata con l’esperienza della didattica a distanza. All’inizio, quando la scuola è stata chiusa ho pensato che le vacanze sarebbero semplicemente iniziate prima, ma non è stato così, anzi peggio della scuola normale perché è complicato fare lezione a distanza, la connessione spesso si blocca quando c’è il temporale o il vento forte,
la maggior parte delle volte non sento quello che si dice e soprattutto mi sembra di non esistere. Infatti io entro alla lezione, sono lì, ma spesso è come se fossi invisibile, nessuno si accorge che ci sono. Qualche volta cerco di chiamare, ma è come parlare al vento per via della confusione. Poi i compiti sono sempre tanti, più di quelli assegnati normalmente a scuola. E poi tutta quella confusione mi fa venire il mal di testa e i miei occhi si stancano tanto a stare sempre davanti al computer. Della scuola normale ho un bel ricordo di quando abbiamo conosciuto lo scrittore Ivan Sciapeconi che ha scritto il libro “Un dicembre rosso cuore”, io l’ho comprato e letto.
Quel giorno è stato speciale per me perché mi sono sentita protagonista, infatti il signor Ivan mi ha chiamata più volte e mi ha fatto sedere sulla cattedra davanti a tutti i compagni, perfino quelli della sezione A e di quinta, e sinceramente mi sono sentita anche un po’ in imbarazzo, ma è stato tanto divertente perché i miei amici mi ascoltavano, invece io a scuola non parlo tantissimo (e mi sfogo a casa). Maestre vi prego vorrei che a settembre la scuola ricominciasse come sempre, come tutti gli anni scolastici. Non voglio più stare davanti al computer, voglio stare sul mio banco con le persone in carne e ossa, a sentire una lezione vera, con le ore giuste, con i giusti compiti assegnati, ma soprattutto voglio che nessuno sembri che non ci sia, alla scuola normale si capisce se manca qualcuno perché basta vedere il banco. Mi manca l’attesa lunga prima di salire in classe, mi manca il peso dello zaino sulle spalle e le grida alla fine della giornata. Mi mancano i sabati in cui andavo con i compagni a giocare nel campetto dietro alla scuola, mi manca pure la ginnastica anche se a volte ci faceva sudare come cammelli. Mi mancano tutti gli aspetti della scuola anche quelli più fastidiosi come i compiti e le sgridate. Spero di rivedervi veramente (non da uno schermo) il prima possibile. Ciao.

Emma Pietrella

P.S. E per favore non caricateci di libri per le vacanze!!!».

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