Nativo digitale boccia la Dad:
«Aiuta ma la scuola è un’altra cosa»

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IL DIBATTITO tra pro e contro della nuova modalità di insegnamento ed apprendimento viene spontaneo. L’opinione di Giovanni Coccia, della classe 2D, tratta dal BlogIpsia

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In questo periodo le scuole hanno adottato lo strumento della didattica a distanza, per consentire ad alunni ed alunne di non perdere l’anno a causa del Coronavirus e di continuare ad apprendere, e allo stesso tempo per permettere agli insegnanti di fare il loro mestiere. Di conseguenza, si è acceso un gran dibattito sulla positività o negatività del nuovo metodo. C’è qualcuno che si è adattato facilmente e che anzi, quasi preferisce le videolezioni e la “scuola online”, ci sono altri, invece, che sentono fortemente la mancanza di “vivere” concretamente l’aula, dagli sguardi con i docenti, ai compagni di classe, dal suono della campanella al contatto fisico e visivo. Giovanni Coccia, studente dell’Ipsia “Corridoni”, ha espresso la sua opinione in merito nel blog di istituto, guidato dalla professoressa Antonietta Viteritti. 

Dal BlogIpsia: https://blogipsia.wordpress.com/.

di Antonietta Viteritti, docente della sede di Corridonia

«Lo studio si basa sulla responsabilità personale, sulla capacità di organizzarsi e anche riorganizzarsi. Ora più che mai è fondamentale aiutare gli studenti a comprendere e pianificare, per non cadere nella monotonia e nella noia. La trasformazione della didattica porta a riflettere e porsi domande, soprattutto perché essa è oggi spogliata dell’azione reale, piacevole e distintiva dell’incontro a scuola. Durante ogni video lezione, i ragazzi svelano la voglia di tornare a scuola, alla normalità. Ma come è cambiata la percezione di ciascuno nei confronti dello studio? La scuola, come siamo abituati a conoscerla, comporta dei gesti come leggere, ascoltare, fare interrogazione, fare esercizi, prendere appunti, ripassare, ciò ha subito una trasformazione: la didattica a distanza che implica fatica. Comprenderne il peso che ogni studente affronta, in questo momento, può essere di aiuto agli insegnanti, perché cerchino di far diventare la nuova proposta educativa carica di significato, ricca di piacere e di soddisfazione. In questo momento difficile mi è sembrato opportuno quindi conoscere le loro sensazioni. Tutti hanno risposto, all’unisono, preferendo la didattica “tradizionale” che, negli ultimi anni, è stata duramente criticata perché apparentemente distante da loro, nativi digitali. Ma dopo questa esperienza, hanno mostrato nostalgia della scuola tradizionale, fatta di relazioni importanti, soprattutto nell’età adolescenziale. Abbiamo deciso di pubblicarne uno, buona lettura!».

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di Giovanni Coccia, classe 2D, con la supervisione della professoressa Antonietta Viteritti

Dal quattro marzo siamo tutti a casa a causa dell’emergenza Coronavirus. Dopo cinquantacinque giorni di chiusura totale, il quattro maggio è inizia la “Fase 2” e quasi tutte le persone hanno ripreso ad andare a lavoro, a fare sport all’aperto, sempre rispettando le regole, cioè di tenere mascherina e guanti. Però le scuole sono ancora chiuse e siamo a casa ormai dal 4 marzo. Per non rimanere indietro con il programma annuale, abbiamo provato un nuovo metodo di studio/insegnamento, cioè la didattica a distanza, chiamata semplicemente Dad. Prima di incominciare la Dad ci hanno fatto creare una mail e una password e poi siamo entrati nel programma Classroom, che ci serve per fare le videolezioni e non solo…anche per fare i compiti e per consegnarli. Dopo pochi giorni abbiamo iniziato a fare lezione: all’inizio facevamo poche ore, perché non tutti sapevano come si usava il programma. Invece adesso che è passato un po’ di tempo e quasi tutti usiamo la piattaforma, abbiamo un orario ed ogni giorno facciamo videolezioni da circa 35 minuti l’una.

Le attività sono organizzate bene, però non è mai come stare a scuola che sei seduto davanti al professore, che capisce solo “guardandoti” se hai capito o no. Le lezioni non vanno sempre bene per via della connessione, però la maggior parte delle volte funziona tutto e si riesce a capire, anche se è più semplice distrarsi. Devo dire che questa quarantena mi ha fatto migliorare, perché ora sono molto più organizzato con i compiti e sto imparando a fare ricerche su internet, a usare drive, jamboard per matematica e tantissimi altri programmi. Ci sono però delle cose, nonostante la Dad, che non sono cambiate e che continuano a non piacermi: come svegliarmi presto la mattina, fare verifiche e interrogazioni. Questo è rimasto proprio uguale: non mi piaceva prima e non mi piace ora!

Rispetto a quando andavamo a scuola e si era tutti in classe e nessuno sfuggiva all’interrogazione, adesso non a tutti va bene la connessione e quindi a volte si blocca la videolezione, non si sente più l’audio, non si capisce dove dobbiamo consegnare i compiti, e, soprattutto in questo periodo è anche difficile “fare” la materia di indirizzo, meccanica, perché non possiamo lavorare al tornio. Il professore ci fa delle lezioni per spiegarci come funzionano le macchine oppure ci fa fare dei disegni del pezzo di meccanica. A volte ci chiede delle cose che vogliamo sapere di meccanica così non rende le lezioni lunghe e noiose, però non è uguale. La didattica a distanza ci sta aiutando a non perdere l’anno scolastico, e come tutte le cose ha aspetti negativi e positivi. Naturalmente non è come stare a scuola, è tutta un’altra storia: in classe ci sono i compagni e insieme ci divertiamo, facciamo casino, ma non solo… A scuola c’è l’officina e io voglio impegnarmi al tornio e recuperare il tempo perso».



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