Lettera di un babbo alla sua bimba:
«Un mostriciattolo ci tiene in quarantena,
è l’occasione per comprendere il rispetto»

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FAMIGLIA – David Fiacchini non può vedere la figlia di 10 anni per motivi di lavoro della mamma. Le scrive per starle vicino: «Questa situazione ci insegna quello che stai imparando a scuola, servono attenzione all’ambiente che ci circonda, l’aiutarsi reciprocamente e il prendere quello che serve e non accaparrarsi tutto, perché inevitabilmente qualcuno resta senza l’essenziale per vivere»

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La figlia di David Fiacchini durante una uscita “prequarantena” all’Abbazia di Fiastra

 

David Fiacchini, professore dell’Iis Da Vinci di Civitanova è il papà di una bimba di 10 anni. Per motivi di lavoro della mamma ora sono lontani e non possono vedersi. Così lui le ha scritto una lettera per sentirla più vicina. 

«Hey Cucciolotta,
questa mattina, mentre andavo velocemente a fare la spesa, osservavo quanti balconi ci sono in ogni casa, qui dove mi trovo. Penso sia così in quasi tutti i paesi e le città, al di fuori dei centri storici medioevali. Guardando meglio, mi sono accorto che quasi in ogni balcone c’era una persona affaccendata in qualcosa: la signora anziana che si prendeva cura di una piantina, il giovanotto con l’immancabile cellulare in mano, il tipo appoggiato sulla ringhiera che osservava quello che stava accadendo in strada, qualche bambino intento a giocare.
E allora ho pensato a te, perché oggi c’è ancora un po’ di sole e sarebbe proprio bello giocare almeno una mezz’oretta all’aria aperta.
In questi giorni uno dei pochi spazi “liberi”, all’aperto, dove si può giocare è proprio il balcone di casa. O, per chi è più fortunato, il cortile, il piazzale o il giardino sotto la propria abitazione.
Quando avevo più o meno la tua età, abitavo già nella casa dei nonni, in campagna. E, proprio come tua mamma nell’abitazione dei suoi genitori, appena possibile mi divertivo a stare più fuori che dentro: non c’erano i cellulari, i primi giochi elettronici erano molto costosi e, dopo un po’ che ci giocavi, ti stancavano. Sicuramente meno interessanti di un’arrampicata su di una pianta, di una corsa in bici, di un nascondino all’aperto, della “caccia” alle lucertole (vincevano sempre loro) o di un’improvvisata partita a pallone con gli amici che abitavano nei dintorni. Ci si ritrovava sempre, bastava stare fuori casa e chiamarsi a voce alta: dopo qualche minuto, chi poteva era già in pantaloncini corti, maglietta e… pallone sottobraccio!
Ecco, pensando a quei tempi, mi sono tornate in mente le sfuriate dei genitori o dei nonni per tutte le marachelle che combinavamo: una pallonata distruttiva sulle piante di rose o di gerani, col pallone che poi finiva… bucato (dalle spine o dai genitori!); un vetro rotto per entrare di fretta in casa, sbattendo malamente la porta-finestra; qualche caduta di troppo sui sassi o sul prato, e la classica ferita sul gomito o sul ginocchio…. e così via!
Stamattina, guardando quei due fratellini giocare in un balcone stretto stretto, ho anche pensato che non ci era mai accaduto, quando eravamo giovincelli come te e come quei bambini, di dover stare richiusi senza poter uscire per giorni e giorni (come purtroppo sta succedendo in questo periodo). Certo, quando piove o quando le giornate si accorciano, oppure quando ci si busca l’influenza, è normale dover stare più in casa che fuori. Ma non era mai successo di stare “in quarantena”, quasi all’improvviso e senza poter vedere nonni o altri familiari, per la comparsa di un “mostriciattolo” di virus in libera e pericolosa circolazione in ogni angolo del mondo. Mostriciattolo che ha anche fatto chiudere tutte le scuole, molti negozi e alcune fabbriche. E dire che ce ne sono tanti, tantissimi di mostriciattoli invisibili in giro, tutti i giorni: sono batteri e virus, proprio come l’ultimo arrivato. Ma, fino ad oggi, almeno qui in Italia non siamo stati costretti a chiudere quasi tutto per cercare di difenderci al meglio e di proteggere le persone più deboli (anziani, soprattutto, e tutti quelli che hanno avuto o hanno delle malattie che li rendono molto deboli).
E allora mi chiedo: perché è successo tutto questo? E’ giusto, ad esempio, che ai bambini sia stata tolta la “libertà” di giocare nei giardini e nei parchi-gioco? Perché le famiglie sono costrette, trovandosi per lavoro o per altri motivi, a stare separate per giorni e giorni senza potersi vedere, abbracciare, coccolare come sta capitando anche a noi? E di chi è la colpa?
Ecco, proprio questo: la colpa.
La colpa è degli adulti. Anche se non di tutti, di molti adulti che si approfittano della natura, degli animali e delle piante, scombussolando gli equilibri di un pianeta unico e bellissimo com’è la nostra Terra. Molti dei problemi ambientali li stai studiando a scuola e li senti, spesso, anche nei telegiornali: l’uomo sta causando danni e problemi a tutti, facendo ammalare – lentamente, giorno dopo giorno – il nostro meraviglioso e fragile Pianeta.
E allora noi adulti dovremmo imparare a chiedere scusa, ai bambini e alla Terra. E dovremmo anche riparare i danni fatti e smetterla di maltrattare l’unico mondo che abbiamo, imparando questa lezione e cercando di vivere nel giusto equilibrio che c’è in tutte le cose.
Dovremo sempre “sfruttare” la Terra per vivere, è vero e fa parte delle normali interazioni tra organismi viventi ed habitat, ma ci sono limiti da non superare e delle “regole” da rispettare: le impariamo sin da scuola, proprio come le stai imparando tu, tutti i giorni. Il rispetto del prossimo e di tutti gli esseri viventi, l’attenzione all’ambiente che ci circonda, l’aiutarsi reciprocamente quando qualcosa non va o quando stiamo male, il prendere quello che serve e non accaparrarsi tutto, perché inevitabilmente qualcuno resta senza l’essenziale per vivere…
Regole e comportamenti che, non appena si diventa adulti, purtroppo iniziamo a “dimenticare” o a “ignorare”: questa è una grande colpa di noi adulti, che pensiamo più a guadagnare soldi che al bene degli esseri viventi e del Pianeta.
I primi a rimetterci, poi, sono i più deboli e i più piccoli… ed è un’ingiustizia che non si può sopportare. O, almeno, che io non sono mai riuscito a tollerare: sono arrabbiato per questo, ma anche triste e deluso per il comportamento di noi adulti. Ma sono triste e deluso soprattutto perché, ora, io e tanti altri genitori che vogliono cambiare le cose in meglio non possiamo fare niente…
E forse non riusciremo a fare niente neanche “domani” (tra un mese o due), quando ritorneremo lentamente alla normalità. E lo sai perché? Perché per far cambiare le cose serve tempo e, probabilmente, servono “nuovi adulti”, che pensano di più alle cose belle per tutti, a quelle che ci fanno star bene tra di noi e con la Terra. Insomma, temo che bisognerà aspettare ancora molti anni e, nel frattempo, potrebbero arrivare altri “mostriciattoli” che ci costringeranno a restare a casa, perdendo la libertà che tanto ci piace: un nuovo virus, ma anche l’inquinamento che soffoca le città e causa tanti morti ogni giorno, o la siccità che mette in crisi raccolti ed ecosistemi, un alluvione che porta danni e vittime…
Dovremo forse aspettare che i bambini e le bambine di oggi, gli adulti di domani, crescano e rimproverino i loro genitori e i loro nonni per tutti i problemi che hanno causato e che hanno lasciato non risolti? Saranno i giovani di oggi, gli adulti di domani, che prenderanno decisioni importanti per far migliorare la salute del nostro meraviglioso Pianeta?
Temo proprio di sì!
Ma questo non significa che, nel frattempo, noi “adulti arrabbiati” resteremo immobili e silenziosi, anzi… Continueremo a fare di tutto e a lottare per un presente ed un futuro migliori, anche se siamo pochi e… chi prende le decisioni importanti non ci ascolta. Ma non ci fermeremo, cucciola mia, perché non ci sono scuse che tengano!
E’ una lettera troppo lunga e forse noiosa, bimba, ma tuo padre ci teneva a scriverla e a fartela leggere. Tra qualche anno speriamo resti solo un ricordo che ci farà sorridere e niente più.
Ti voglio un “universo” di bene, lo sai? 🙂
E, appena questa brutta situazione finirà, correrò ad abbracciarti stretta stretta per recuperare tutto il tempo “perso”. E non mi dire che la barba ti “picca” sulle guance, ok?
Un super-bacione, a distanza di… più di un metro (visto che siamo sfortunatamente separati da qualche decina di chilometri) e un salutone!
Babbo»



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