Paola Ballesi: prof, critica e curator
«La vera capacità dell’artista
è prevedere il futuro»

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INTERVISTA – La “marchigiana dell’anno” 2018 racconta le difficoltà e le esperienze lavorative di una carriera ormai trentennale a una studentessa del Liceo artistico “Cantalamessa”

Paola Ballesi durante l’intervista nella redazione di Cronache Maceratesi

di Sofia Bolelli*

Paola Ballesi professoressa di estetica, critica e curator (attività che svolge parallelamente all’insegnamento) Si racconta e spiega l’unico modo per individuare e interpretare il senso vero e proprio dell’arte, «tanta passione, dedizione e professionalità» che ha investito nella sua carriera, per un percorso molto arduo di cui Paola Ballesi ha fatto una vera e propria scelta di vita. 

Professoressa, quali sono i suoi tre artisti contemporanei preferiti?
«Paul Klee per inquadrare i primi anni del 900 quando la rappresentazione del reale è diventata visione del reale. Andy Warhol, principe della pop art, lo ammiro proprio per la rivoluzione che ha portato nel mondo artistico, ha fatto si che l’oggetto di uso comune diventasse opera, condivisione, parere collettivo. Per finire Pistoletto, concepisce l’arte come una sorta di costruzione sociale dove vede l’uomo in sintonia con gli altri uomini a contatto con la natura, trovo che sia particolarmente interessante».

In quale epoca artistica avrebbe voluto vivere?
«In quella che sto vivendo, è un’ avventura incredibile. Se ritornassi al passato mi sentirei fuori luogo, sapendo come tutto è già andato a finire, stando nel contemporaneo ci sono delle prospettive ignote, che nemmeno posso immaginare, ma che sono dietro l’angolo e ci sarà qualche artista che prima o poi le farà uscire dall’invisibilità. Trovo che la vera capacità dell’artista è prevedere, prefigurare il futuro».

C’è stato qualcuno che le ha sconsigliato di proseguire il suo progetto?
«Fondamentalmente no, se non la famiglia. Essendo una strada molto aspra, e non parlo dell’insegnamento che è una via segnata, ti riduci a seguire l’onda. Intendo invece la professione di critica o curator  che comportano un grande impegno, molto tempo e tanta dedizione. La mia è stata una scelta di vita, seppure da marchigiana non ho mai messo in disparte la famiglia, assegnandole sempre il primo posto».

Chi le è stato di ispirazione per la sua carriera?
«Avendo avuto l’incarico in un’Accademia di belle arti ho avuto la possibilità di immergermi in un clima di creatività che non avevo assaggiato all’interno del Dipartimento di filosofia, ho avuto l’onore di conoscere veri artisti, per me di grande ispirazione».

Quali sono state le difficoltà che più ha trovato?
«L’arte non viene recepita immediatamente come un qualcosa di cui la società ha bisogno, agli inizi della mia carriera e anche adesso l’arte viene usata più per fini turistici, comunicativi e promozionali anzichè per fine di ricerca. Ho incontrato quindi difficoltà per quanto riguarda finanziamenti e committenze, mi sono dovuta accontentare di stare in un giro abbastanza limitato, ma alla fine sono riuscita comunque a portare avanti la mia attività di critica e curator, ormai trentennale».

Quale è stata l’esperienza più significativa nel corso della sua carriera?
«Una delle esperienze più significative è senza dubbio quella che ho avuto con il centro Luigi Di Sarro di Roma che mi ha permesso di girare alcune capitali europee come Stoccarda, poi la Polonia, fino ad andare in Sudafrica ad allestire mostre su questo artista. Questo sodalizio è nato perchè Di Sarro è stato mio collega in Accademia, insegnava anatomia artistica, la nostra conoscenza risale al ’78 quando sono entrata nell’Accademia di Belle Arti di Macerata e lui nei primi mesi del ’79 fu ucciso. Erano gli anni di piombo, in piena notte non si è fermato ad un alt della polizia che per giunta era in borghese, quindi irriconoscibile, così gli spararono. La famiglia per ricordare questo figlio perduto in giovanissima età e per ricordare soprattutto la sua passione e il suo talento per l’arte ha creato questo centro di studi, proprio dedicato a giovani artisti, in modo che potessero avere una ribalta di riconoscibilità e soprattutto di forza per continuare il loro progetto, così come avrebbe voluto Luigi».

Come vede il lavoro di curator e critico d’arte fra 20 anni?
«Credo che ci siano grandissime possibilità, contrariamente a quello che si dice riguardo la morte dell’arte. In realtà trovo che ci sia una grande quantità di manifestazioni, l’arte sta invadendo tutto il nostro quotidiano, immagino quindi che l’attività di curatore, critico d’arte e storico sia fiorente, dato che sono gli unici in grado di individuare e interpretare il senso vero e proprio dell’arte, quell’onda di senso dove poi collocare i manufatti artistici, esclusivamente quelli meritevoli. Credo che resti il più grande compito che un curatore possa avere, garantendo alla società di avere criteri di giudizio affidabili, che solo esperti in materia possono permettersi di fare».

Che cosa consiglia ai giovani che vogliono intraprendere la carriera di storico e critico d’arte?
«Consiglio di intraprenderla con passione, di fare le scelte giuste, le istituzioni giuste, per mirare ad una professionalità eccellente. La specializzazione in questo ambito è importantissima, così come la cultura di base e una visione di insieme, che solo delle istituzione solide dal punto di vista didattico e della ricerca possono trasmettere».

*Sofia Bolelli, studentessa del liceo artistico “Cantalamessa” di Macerata. Articolo scritto nell’ambito del progetto “Alternanza Scuola Lavoro”



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