Pomodori neri all’Agraria:
due alunne riscoprono i semi antichi

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MACERATA – Due studentesse del Garibaldi grazie al progetto Affetto Serra hanno seminato delle varietà non più utilizzate in agricoltura ottenendo dimensioni e colori fuori dal comune. Il coordinatore Antonelli: «L’obiettivo è far comprendere l’importanza di conservare la biodiversità»

Stefano Agnani mostra la prima raccolta

 

Sofia Marini e Chiara Giancola

Pomodori, neri, arancioni e di dimensioni fuori dal comune. Le coltivazioni quasi estinte riprendono vita all’Istituto Agrario di Macerata. L’iniziativa nasce dal progetto Affetto Serra che sta coinvolgendo due studentesse con l’amore per l’orto, Sofia Marini e Chiara Giancola, coordinate dall’educatore Marino Antonelli e del tecnico Stefano Agnani. Il programma prevede il recupero di una vecchia struttura per la produzione di ortaggi appartenenti al catalogo regionale della biodiversità. Così, nello stupore, dai semi piantati sono usciti pomodori di differente forma e dimensione, alcuni addirittura neri. I coltivatori assicurano che anche il sapore è eccezionale. «Le varietà o razze locali a potenziale rischio di erosione sono differenti per forma, colore e sviluppo – spiega Antonelli – sono caratterizzate da un adattamento specifico alle condizioni ambientali e di coltivazione di una determinata area».

I pomodori neri non ancora maturi

Visto il desiderio delle giovani studentesse di cimentarsi in questa attività i responsabili hanno identificato un’area adatta alla messa a dimora dei semi recuperati dall’Unità di Ricerca per l’orticultura di Monsampolo del Tronto.  «E’ una sede di conservazione e di riproduzione di materiale genetico di interesse regionale – spiega Antonelli – Sono state seminate 10 varietà di pomodori, 3 varietà melanzane e una di peperoni. L’obiettivo del progetto è far comprendere agli studenti l’importanza di recuperare, conservare e moltiplicare i semi raccolti per salvaguardare la biodiversità orticola, oggetto di erosione genetica». Per gli alunni lavorare in serra è inoltre un’occasione per socializzare e acquisire le capacità manuali necessarie per il loro lavoro.

 

Il poodoro denominato la Pera d’Abruzzo

Pomodorini arancioni

Stefano Agnani e Marino Antonelli controllano le piantine

 



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