Storia di un filo che diventa tappeto

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MACERATA RACCONTA – Un laboratorio al Museo della scuola per avvicinare i piccoli, ed i grandi ad un’arte tradizionale da continuare a coltivare

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di Francesca Urbani

Cosa c’è di eccezionale in un filo? A guardarlo così, con occhi da profano, nulla, ma ieri mamme, bambini e bambine al museo della scuola “Paolo e Ornello Ricca”  hanno scoperto che dai fili della trama e dell’ordito nascono da sempre i tessuti.
Maria Giovanna, del Museo della tessitura La Tela, chiede:” Da dove viene il filo?” e i piccoli rispondono pronti : “dalla pecora!”. Sì, ma all’inizio c’è solo il vello, un ciuffo di peli, e poi? Come si fa? Il vello viene filato col fuso, la sua punta gira sul pavimento mentre le mani arrotolano il vello  e si sente un gradevole rumore  come un verso “purr” di gatto, è per quello che si chiama così”. Sgranano gli occhi e, una volta posizionati davanti al telaio a pioli, la loro concentrazione è massima, il filo scorre e lavorano proprio come degli artigiani con calma e pazienza, a volte reiniziando  e alla fine la trama e l’ordito si legano indissolubilmente in una magia: un piccolo tappetino da portare a casa. “Lo puoi mettere sulla scrivania dove fai i compiti” dice Maria Giovanna ad uno dei bambini. “Non ce l’ho” risponde lui.  E poi girandosi verso la mamma e illuminandosi: “Ci metto Pikachu!” istituendo un nuovo imprevisto legame tra tradizione e contemporaneità.la-tela-1-di-1-2-1024x683

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Fiabe cosmiche, tessitura e atelier di vita pratica: Macerata Racconta per i piccoli



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