Il mulino apre le porte:
“Così da 500 anni nasce la farina”

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CINGOLI – I fratelli Bravi accolgono i visitatori nella storica struttura della frazione di Valcarecce. Una telecamera speciale installata per l’occasione, mostra la magia dell’acqua che fa ruotare la macina attraverso un antico canale sotteraneo

I fratelli Francesco, Andrea ed Ubaldo Bravi che gestiscono il mulino a pietra di Cingoli

I fratelli Francesco, Andrea ed Ubaldo Bravi che gestiscono il mulino a pietra di Cingoli

La manopola si gira e un potente getto d’acqua inonda il canale sotterraneo della macina, che comincia a ruotare sopra un’altra ruota di pietra per schiacciare grani e cereali: il risultato? Una farina speciale, identica a quella di 500 anni fa. Uno spettacolo d’altri tempi che è possibile vivere a Cingoli, nella frazione di Valcarecce. Una località immersa nel verde, dove un affluente del fiume Musone ha permesso, nel 16esimo secolo (intorno al 1560), la costruzione di quello che è oggi conosciuto come “Mulino Bravi”. Una struttura ancora completamente funzionante, i cui prodotti sono richiesti da tanti clienti sparsi in tutto il territorio regionale. In occasione delle giornate europee dei mulini storici (il 21 e il 22 maggio), il mulino ha aperto le porte ai visitatori per un tour tra immagini, odori e suoni che, grazie ai fratelli Bravi (Francesco, Andrea e Ubaldo) non fanno solo parte di un passato lontano, ma potrebbero essere protagonisti di un vicinissimo futuro.

Andrea Bravi mentre gira la manopola per permettere all'acqua di confluire nel canale sotto la macina, per farla ruotare

Andrea Bravi mentre gira la manopola per permettere all’acqua di confluire nel canale sotto la macina, per farla ruotare

«Negli ultimi tempi – spiega Andrea Bravi – l’attenzione alla qualità della farina è aumentata di molto e tanti prodotti eccessivamente trattati, come la farina doppio zero, stanno lentamente scomparendo. Molti dei nostri clienti fanno in effetti parte delle generazioni più giovani». I visitatori arrivati oggi al mulino hanno potuto esaminare in ogni più piccolo dettaglio il procedimento di produzione di questa speciale farina, che si affida all’acqua delle “cascatelle” di Cingoli. «Il getto d’acqua – sottolinea Bravi – è completamente controllabile e deriva da un bacino posto dietro al mulino che raccoglie l’acqua delle cascatelle, ovvero del fiume Musone, attraverso un canale lungo circa un chilometro e costruito ai tempi della nascita del mulino stesso ovviamente». La magia dell’acqua che aziona la ruota della macina avviene nella parte sotteranea del mulino, ma grazie ad una speciale telecamera installata dai fratelli Bravi per l’occasione, in questo fine settimana è stato possibile vedere in diretta su uno schermo tutto il processo “dietro le quinte” della farina cingolana. Un tipo di mulino di cui in tutta Europa sono rimasti pochi esemplari.

 

 

Il bacino d'acqua dietro il mulino

Il bacino d’acqua dietro il mulino

Il getto d'acqua che fa ruotare la macina nel canale sotteraneo

Il getto d’acqua che fa ruotare la macina nel canale sotteraneo

La ruota sotteranea che permette alla macina di girare attraverso la forza dell'acqua

La ruota sotteranea che permette alla macina di girare attraverso la forza dell’acqua

Una macina

Una macina

Leonardo Giorgi
Scritto da

Affacciato dal Balcone delle Marche, Leo osserva il territorio maceratese per raccontare tutte le curiosità più interessanti e dare una mano a chiunque sia in difficoltà. Non dorme mai, ed è disponibile notte e giorno per la squadra e per le persone che chiedono il suo aiuto. É chiamato il “Marziano” perchè si rifugia spesso sullo spazio, per non farsi trovare dai potenti che prende in giro. Instancabile scrittore, i suoi unici punti deboli sono i videogiochi Nintendo e la musica rock. Prima di fare il giornalista era un famoso allenatore di Pokémon.



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