Nazzareno Gaspari


«Nazzareno Gaspari»

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13/2/2012


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  • Monumento Saram alle ex Casermette,
    gelo tra Comune e Arma Aeronautica

    1 - Gen 26, 2020 - 16:26 Vai al commento »
    Leggo del progetto di trasferimento dell’Ala del velivolo Grumman motivato con la volontà di collocare nel piazzale antistante le ex Casermette, oggi Campus scolastico, un simbolo che ricordi la quasi cinquantennale presenza in quel luogo dell’Aeronautica Militare. La collocazione in quel sito di un segno a testimonianza e memoria del periodo in cui vi ha operato l’Aeronautica Militare penso sia auspicabile (è capitato a me, come a molti, di dover spiegare ai più giovani perché quel complesso è noto con il nome “le Casermette”...); non a caso d’altra parte si è sentito parlare di diverse ipotesi al riguardo, come l’erezione di una stele o l’intitolazione di viali o piazzali a personaggi simbolo; ma che la soluzione migliore sia il trasferimento dell’Ala del velivolo Grumman con la procedura usata (stando alle cronache), suscita invece non poche perplessità. L’atto con cui l’Amministrazione Comunale nel 1996 autorizzò l’installazione dell’Ala nell’attuale ubicazione non fu motivato con il bisogno di una mera collocazione conservativa, ma con la volontà di erigere un monumento a ricordo degli uomini e dei reparti dell’Aeronautica Militare che avevano operato a Macerata e in altri centri della provincia: dunque con quell’atto si volle conferire all’Ala un valore simbolico che andava oltre le Casermette e le Scuole militari che vi si erano avvicendate. Lo stesso atto, inoltre, pose a carico della sezione maceratese dell’Associazione Arma Aeronautica sia il posizionamento che la manutenzione ordinaria e straordinaria del monumento, impegno che la detta Associazione risulta abbia onorato con accuratezza e continuità. Stupisce dunque leggere che le operazioni di rimozione e trasloco dell’Ala siano state avviate all’insaputa della Associazione responsabile della sua cura e protezione; e stupisce il richiamo rivolto da qualche lettore all’Associazione affinché “cambi atteggiamento”, quasi avesse provocato e non subìto l’accaduto. Credo che si debba e si possa superare quest’impasse, nel rispetto e nell’interesse di tutti, riconoscendo come necessario il consenso dell’Associazione Arma Aeronautica e, insieme, riconoscendo il valore simbolico assunto da quell’Ala che, per volontà anche della stessa Amministrazione Comunale, da ventiquattro anni non è più unicamente legato alla SARAM.
  • “Prof” civitanovese approda a Taranto
    per fare il vigile

    2 - Ago 18, 2012 - 8:47 Vai al commento »
    Non ho commentato l’articolo alla sua pubblicazione ma ho scritto al prof. Manni per dirgli l’amarezza e l’angoscia procuratemi dalla sua scelta e dalle dichiarazioni contenute nell’articolo. Vista la piega presa dai commenti, voglio rendere pubbliche alcune delle considerazioni che gli ho espresso. Questa nostra società può davvero permettere e permettersi che Alvise Manni vada a fare il vigile urbano a Taranto? Questo è l’interrogativo di fondo, che va molto aldilà della vicenda personale e locale essendo un indice estremamente preoccupante delle condizioni culturali ed etiche in cui è sprofondata la nostra organizzazione sociale, politica ed economica. Alvise Manni non è un “titolare di cattedra”, dunque non ne ha né i doveri né i diritti; ma è più che professore: è uno studioso apprezzato, appassionato, competente; è un attivissimo animatore culturale, presidente del Centro Studi Civitanovesi; è autore di saggi, articoli, guide; è promotore di convegni, mostre, manifestazioni culturali… Tanto per fare un esempio, so che da Taranto sta preparando un importante convegno che si svolgerà a Civitanova a settembre. Che società è quella che a 43 anni lo mette nelle condizioni di dover  andare a fare il vigile urbano a Taranto? Che sistema scolastico è quello che, dopo essersene servito per anni, lo mette nelle condizioni di accettare un altro lavoro purchessia? La vigilanza urbana di Taranto ha davvero bisogno di una persona del suo profilo? Certamente no. Per il nostro territorio è indifferente avere o non avere una presenza come la sua?  Altrettanto certamente no. E allora? Che razza di “criteri” ci dominano e ci condizionano? Che la scelta  del prof. Manni dimostri “forza ed umiltà” è ovvio e gliene va dato atto: ma quale “forza” hanno una società, una politica ed una economia che incrociano domanda e offerta di lavoro fregandosene delle  competenze, dei talenti e anche delle potenzialità di interesse generale? Quale “forza” esse dimostrano mortificando, scoraggiando, costringendo al ribasso, fatta eccezione per pochi e ben noti rampolli? E quale futuro ci assicurano, quale possibilità di sviluppo, quale dignità e qualità? Questi sono gli interrogativi posti dalla scelta del prof. Manni; scelta “al ribasso” certamente non unica né nuova, ma per questo ancora più allarmante, altro che “normale”! Non è normale né accettabile che il prof. Manni faccia il vigile urbano a Taranto come non lo è che tanti nostri giovani siano sfruttati o respinti dal mercato del lavoro o costretti ad espatriare. Scelte del genere dovrebbero essere sentite come pugni nello stomaco da chiunque abbia responsabilità istituzionali, politiche, amministrative a qualsiasi livello;  e dovrebbero suggerire l’urgenza di un pubblico esame di coscienza e di una decisa sterzata all’andazzo politico e amministrativo: questo sì da buttare lontano.  
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