Filippo Saltamartini


Utente dal
21/4/2015


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  • Ave Maria a lezione, il vescovo:
    “Grazie a chi ha protestato,
    ci ha ricordato la forza della preghiera”

    1 - Ott 18, 2017 - 10:51 Vai al commento »
    UN AVE MARIA PER RIPORTARE L’UNIVERSITÀ DI MACERATA AL TERRITORIO E ALLE SUE RADICI. L’Università di Macerata è una delle risorse più importanti del nostro territorio, tanto più per il fatto che è una delle più antiche del mondo. E non è un caso che in un’unica provincia ve ne siano 2: Macerata e Camerino. E non è tantomeno per caso che una Università rappresenta e non una cultura. Una docente di scienze politiche dice che deve essere laica. La cultura è per definizione , non una parte: . Il feticcio della rivoluzione francese che da San Just (La legge sui sospetti) fino all' di Marx, per finire “tu sei Dio, perchè Dio è morto” di Nietzsche ancora agita le coscienze di alcuni docenti di UniMC . Nel corso degli anni l’Università di Macerata è diventata, per alcuni docenti, il dell’Università di Roma o di altre città, non il luogo della ricerca e del sostegno alla “nostra” realtà. L’Università di Macerata non è più nostra, non rappresenta più la cultura inclusiva del tutto ma in gran parte il pensiero . Molti Comuni nelle Marche sono consacrati alla Madonna compresa la città di Macerata. A Reggio Emilia per esempio la città decise di dedicare una statua a Lenin. Anche quello fa parte “del tutto”. Il Comune di Cingoli ha nel blasone storico, da mille anni, l’immagine della Madre del nostro Dio. E se per la pace nel mondo ci rivolgiamo a lei, piuttosto che alla rivoluzione di Che Guevara, anche noi abbiamo diritto di curare le nostre radici, senza essere intolleranti verso quelle degli altri. Ciò che non può essere ammessa è appunto l’intolleranza. Che cos’è la laicità se non l’adesione al libero pensiero ? David Hume ci insegna che non si può passare da “asserti descrittivi ad assetti prescittivi” senza dimostrazione. Se è vero tutto questo, se queste sono le basi della libera lotta delle idee, allora l’Università di Macerata si pone contro la libertà. Nel corso della sua lunga storia UniMC ha assunto appunto questo primato: la ricerca della verità attraverso la diversa contrapposizione delle idee e delle visioni. Questa vicenda ha un sapore molto amaro. Non può essere liquidata come una banalità. Rappresenta un sintomo del profondo malessere che vive il “nostro” Ateneo, per colpa di alcuni docenti intolleranti verso la diversità di pensiero. Bene ha fatto il Vescovo Marconi a intervenire. Meno bene ha fatto il Rettore a sostenere una tesi improponibile per logica e ragionevolezza. E spero che si possa ravvedere. Non voglio aggiungere altro, se non l’invito alle componenti istituzionali che rappresentano queste terre a riappropriarsi della “nostra” cultura inclusiva e del nostro Ateneo. Prima che le sconfitte della storia derivanti dall’arroganza del loro “laicismo” possa distruggere quanto di buono fin’ora è stato realizzato.
  • Ave Maria a lezione (video-interviste)
    gli studenti bocciano la prof:
    “Siamo un’università laica”

    2 - Ott 18, 2017 - 10:02 Vai al commento »
    UN AVE MARIA PER RIPORTARE L’UNIVERSITÀ DI MACERATA AL TERRITORIO E ALLE SUE RADICI. L’Università di Macerata è una delle risorse più importanti del nostro territorio, tanto più per il fatto che è una delle più antiche del mondo. E non è un caso che in un’unica provincia ve ne siano 2: Macerata e Camerino. E non è tantomeno per caso che una Università rappresenta e non una cultura. Una docente di scienze politiche dice che deve essere laica. La cultura è per definizione , non una parte: . Il feticcio della rivoluzione francese che da San Just (La legge sui sospetti) fino all' di Marx, per finire “tu sei Dio, perchè Dio è morto” di Nietzsche ancora agita le coscienze di alcuni docenti di UniMC . Nel corso degli anni l’Università di Macerata è diventata, per alcuni docenti, il dell’Università di Roma o di altre città, non il luogo della ricerca e del sostegno alla “nostra” realtà. L’Università di Macerata non è più nostra, non rappresenta più la cultura inclusiva del tutto ma in gran parte il pensiero . Molti Comuni nelle Marche sono consacrati alla Madonna compresa la città di Macerata. A Reggio Emilia per esempio la città decise di dedicare una statua a Lenin. Anche quello fa parte “del tutto”. Il Comune di Cingoli ha nel blasone storico, da mille anni, l’immagine della Madre del nostro Dio. E se per la pace nel mondo ci rivolgiamo a lei, piuttosto che alla rivoluzione di Che Guevara, anche noi abbiamo diritto di curare le nostre radici, senza essere intolleranti verso quelle degli altri. Ciò che non può essere ammessa è appunto l’intolleranza. Che cos’è la laicità se non l’adesione al libero pensiero ? David Hume ci insegna che non si può passare da “asserti descrittivi ad assetti prescittivi” senza dimostrazione. Se è vero tutto questo, se queste sono le basi della libera lotta delle idee, allora l’Università di Macerata si pone contro la libertà. Nel corso della sua lunga storia UniMC ha assunto appunto questo primato: la ricerca della verità attraverso la diversa contrapposizione delle idee e delle visioni. Questa vicenda ha un sapore molto amaro. Non può essere liquidata come una banalità. Rappresenta un sintomo del profondo malessere che vive il “nostro” Ateneo, per colpa di alcuni docenti intolleranti verso la diversità di pensiero. Bene ha fatto il Vescovo Marconi a intervenire. Meno bene ha fatto il Rettore a sostenere una tesi improponibile per logica e ragionevolezza. E spero che si possa ravvedere. Non voglio aggiungere altro, se non l’invito alle componenti istituzionali che rappresentano queste terre a riappropriarsi della “nostra” cultura inclusiva e del nostro Ateneo. Prima che le sconfitte della storia derivanti dall’arroganza del loro “laicismo” possa distruggere quanto di buono fin’ora è stato realizzato.
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