Angelo Serenelli


Utente dal
23/9/2013


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  • Caso Farmacie, una mozione contro la vendita

    1 - Set 24, 2013 - 21:12 Vai al commento »
    @hero mi piacerebbe poterle rispondere chiamandola per nome e cognome come ha potuto fare lei nei miei confronti, ma pazienza. Certo che sono a conoscenza delle cifre, di tutte le cifre, anche quelle sulla redditività, ma non mi faccia più ingenuo di quanto non sia; sono un dipendente e non posso commettere la dabbenaggine di incorrere in sanzioni divulgando dati aziendali. Come le ho detto il fascicolo è corposo, contiene 25 anni di controlli e verifiche: se, come mi pare di capire è avvezzo a disticarsi tra i numeri, presentandosi in azienda e avendo i titoli per farlo (con nome e cognome, non certo come "hero") potrà vedere con i propri occhi tutto ciò che vorrà ed avrà tutte le delucidazioni del caso. Comunque una cosa gliela posso dire, visto il tempo che ormai è passato: non c'è bisogno di fare simulazioni perché una delle amministrazioni succedutesi alla guida dell'azienda (sono trascorsi diversi anni) ha tentato di azzerare il magazzino.L'intenzione era di farlo dapprima con il ridimensionamento , trattando il farmaco solo da grossista, per proseguire poi con la chiusura definitiva, per dimostrare un pò quello che sottintendeva lei e quindi privatizzare. Ebbene dopo solo 5 mesi ci fu una rapida marcia indietro perchè, alla verifica di settembre, dopo solo 5 mesi di applicazione della nuova direttiva si accorsero che si era già arrivati a parecchie decine di milioni delle vecchie lire di mancato utile: era stata pagata cara quella decisione! Il fatto che io mi sia impegnato in una risposta così lunga non vuol dire assolutamente che lei sia nel vero, dimostra solo che, al contrario, mi piace supportare con argomentazioni le mie affermazioni. L'ultima cosa riguarda le gestioni comparate con altri enti. Sono il primo a dire che nessuno è il depositario del Vangelo e che, come appena detto sopra, le cose possono andare meglio o peggio a seconda di chi è deputato ad amministrare e quindi impone le scelte e gli obiettivi. Anche la nostra azienda, nei quasi 57 anni di storia, ha avuto alti e bassi, anni migliori ed anni peggiori. L'unica cosa che le posso assicurare è l'impegno dei dipendenti che è sempre lo stesso. Siamo sempre noi, sia quando va bene che quando va male: non ci rincretiniamo di botto. Spesso sono fattori contingenti che determinano i risultati, vedasi l'attuale crisi che coinvolge tutto il settore. Sono cosciente, o almeno lo spero, che nessuno sia dichiaratamente contro il personale che vi opera, ma volenti o nolenti ci troviamo tra gli ingranaggi di questa macchina e non vorremmo finire stritolati. Ci teniamo molto alla nostra azienda, come penso facciano tutti i lavoratori nei confronti della propria, perchè garantisce ad ognuno il necessario per soddisfare i bisogni delle proprie famiglie. Se esserci preoccupati del nostro futuro rappresenta un reato di lesa maestà nei confronti di chi la pensa come lei o come "pigi 78" (altro nickname), pazienza. Visto il riferimento alla gestione degli altri enti, niente in contrario ad un confronto. Con il confronto si cresce, si possono correggere i prorpi difetti. Però, come detto, a me piace supportare con argomentazioni ed ho cercato in rete più dati possibili (la rete è una fonte inesauribile di dati, per chi vuole cercarli). Confesso che per mancanza di tempo non ho potuto fare una ricerca su tutte e mi sono limitato a quella più vicina, L'apm di macerata. Ebbene se avrà la pazienza di andare a leggersi i bilanci, noterà che ci sono alcune indicazioni che fanno sì che io possa dire che siamo in linea con loro. Nel bilancio 2011, ad esempio, il loro margine prima delle imposte è pari al 3.35% del fatturato; la nostra azienda, nello sstesso anno era all 1.39%. Già mi immagino la reazione (vedi, siete scarsi), se non fosse per il piccolo particolare che, mentre  a Macerata hanno cercato di investire nell'azienda, e sono proprietari di tutti i locali delle farmacie ( quindi non hanno fitti passivi che gravano sul bilancio) da noi, in 57 anni di attività non è stato permesso mai di acquisire i locali, se non recentemente nel caso del magazzino, che pure ha determinato tante poleniche. Sul nostro bilancio gravano fitti passivi  in mancanza dei quali il risultato finale sarebbe stato quasi identico a quello di Macerata. La differenza è che noi paghiamo tutti gli anni e non ci resta nulla tra le mani, loro hanno garantito al comune proprietà immobiliari ed ora anche gli utili. Voglio farle una provocazione, prendendo lo spunto da un commento dell'utente Leo Nardo in calce ad un articolo precedente. Se è la scarsa redditività dell'azienda a determinare l'inutilità della stessa, l'esame del bilancio dell'apm di macerata mi suggerisce che l'azienda che a Civitanova dovrebbe fare da capofila (L'ATAC),  paragonabile per attività, ha una redditività riferita sempre allo stesso anno del 3,29% mentre l'Apm, scorporate della farmacie, dell'11,42%. Se si dovesse prendere il dato nudo e crudo si direbbe che sono da liquidare? Io non credo. Citando sempre Leo Nardo (la saggezza degli anni è sempre valida): "teniamoci stretti i servizi pubblici che siamo riusciti a ottenere nel tempo, siano essi trasporti o farmacie, perchè chia ha soldi può sempre riuscire a cavarsela pagando, ma chi non li ha... Con questo la saluto e chiudo veramente perché non interverrò più sull'argomento. Non vorrei alimentare polemiche di cui nessuno ha bisogno.    
    2 - Set 23, 2013 - 21:26 Vai al commento »
    @ hero mi firmo con nome e cognome, sono dipendente delle farmacie spa. Finora ho resistito alla tentazione di intervenire sulla diatriba in corso, anche se di cose ne avrei da dire. All'ennesima che sento, però, non ce l'ho fatta più e solo una cosa voglio precisare: sono la bellezza di 25 anni che periodicamente esce fuori la solita insinuazione sulla convenienza o meno del magazzino centrale e visto lo sport italiano di sparare sempre nel mucchio (prima o poi qualcuno si coglie), il ritornello si ripresenta sempre. Si tende a fare sempre di ogni erba un fascio e, non conoscendo la realtà di una particolare struttura ci si basa sui "sentito dire", sulle esperienze personali poco riuscite o applicando alla struttura in questione il metro di paragone usato nell'esaminare casi in cui la conduzione scellerata di singole persone hanno fatto sì che altre strutture non reggessessero. In tutte le attività ( industria, commercio servizi) c'è chi riesce a far crescere fior di aziende e chi invece fallisce, pur lavorando nello stesso settore. Quando  a ciascuno di noi viene applicata una etichetta basata sul luogo comune (i dipendenti pubblici sono tutti sfaticati "rrubbastipendio", oppure i commercianti sono tutti evasori, ecc) giustamente ci si sente di ribellarsi perché ogni categoria annovera tra le sue fila chi fa bene e chi fa male e, prima di parlare, sarebbe il caso che lo si facesse essendo in possesso dei dati reali: si evita di fare brutte figure! Ripeto sono almeno 25 anni che il magazzino è sotto esame per cui, forse animati dai luoghi comuni come appena detto, almeno ad ogni cambio di CdA  gli amministratori di turno volevano vederci chiaro: e via con le lastre al magazzino! Ebbene, ognuno di essi ha sempre dovuto ricredersi ed ammettere che il magazzino centrale contribuisce egregiamente al buon andamento aziendale grazie alle economie di scala che riesce a conseguire, essendo non già il magazzino di una singola farmacia per cui tutto il suo peso economico grava su di essa, ma lo suddivide per 5 farmacie riuscendo di contro ad ottenere vantaggi che derivano dal fatto di acquistare per più punti vendita piuttosto che per una. E' proprio grazie a questa politica che si riesce a trasferire parte del marcgine alla popolazione tranite offerte e servizi pressoché  gratuiti. Chiunque di noi, avendo la possibilità di andare a fare acquisti in fabbrica vi si reca perchè riesce ad attenere prezzi migliori piuttosto che non recandosi presso il punto vendita. Mi spiegate perché questo non dovrebbe funzionare nel nostro caso? E visto che ormai mi sono esposto, per tutti coloro che si meravigliano della esiguità degli utili aziendali rispetto ai colossali guadagni dei privati, lancio una provocazione: Quando si riuscirà ad avere un bilancio di una farmacia privata per confrontarlo con il nostro, qualcuno si potrà rendere conto non solo che non è più vero che le farmacie siano delle cornucopie da cui zampillano denari a iosa (fate qualche ricerca su internet e vedrete quanten farmacie private sono sull'orlo del fallimento o sono già fallite), ma si potrà vedere dove sono le principali differenze dettate dal fatto che il titolare della farmacia privata è direttamente il farmacista, con rapidità decisionale immediata dal momento che egli è il padrone e nello stesso tempo il direttore e venditore; il titolare della farmacia pubblica è il Sindaco che non può esercitare direttamente le funzioni di cui sopra e deve farlo attraverso figure che si chiamano CdA, Direttore di farmacia (nel nostro caso 5 direttori, uno per ogni farmacia) ed, essendo costituiti in società, il collegio dei revisori dei conti. Mi pare che noi si abbia qualche spesa in più, oltre a non avere rapidità decisionale. Per il raffonto tra le diverse farmacie comunali il discorso  deve indirizzarsi verso altre cause tra cui può esserci la diversa forma di gestione ( in economia o tramite società), se si è o meno proprietari dei locali e quindi non si paga l'affitto, la posizione della farmacia rispetto alla densità della popolazione e dei medici che vi gravitano ecc. ecc. Ma sarebbe troppo lungo e rischierei di annoiare. Scusate l'intromissione e mi riprometto di tornare nell'anonimato.    
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