
Photo credits: Paolo Sandroni
di Leonardo Giorgi
Curiose impronte affiorate sul Monte Conero potrebbero essere ciò che resta di una vera e propria “fuga” di tartarughe marine avvenuta circa 80 milioni di anni fa. A scoprirle sono stati alcuni free climber in una zona non accessibile al pubblico: su lastre di roccia calcarea, un tempo fondale marino del periodo Cretaceo, sono visibili più di mille tracce distribuite in due punti distinti—uno oltre 100 metri sopra il livello del mare e l’altro su una mensola rocciosa franata fino alla spiaggia della Vela.

Gli scatti dei climber sono stati mostrati ad Alessandro Montanari dell’Osservatorio geologico di Coldigioco di Apiro, che insieme al suo team ha ottenuto il permesso del Parco del Conero per eseguire rilievi a piedi e con droni. Lo studio è stato pubblicato in un articolo di Sandroni et al. nella prestigiosa rivista scientifica “Cretaceous Research” (Elsevier) con libero accesso (consultabile a questo indirizzo).

Gli studiosi hanno escluso che a produrre queste tracce possano essere stati pesci o grandi rettili marini come plesiosauri e mosasauri, individuando nelle tartarughe marine gli unici candidati plausibili. Perché queste impronte siano rimaste impresse e poi fossilizzate, la superficie fangosa del fondale avrebbe dovuto essere sepolta quasi istantaneamente: secondo Montanari, uno degli autori dell’articolo esperto in sedimentologia delle rocce carbonatiche, ciò è avvenuto durante un terremoto che avrebbe spinto gli animali in panico a nuotare rapidamente verso il largo, lasciando impronte con le pinne nel fango prima prima che queste venissero sepolte dai sedimenti sollevati dalla scossa. Una sorta di rocambolesca fuga sottomarina preistorica.

L’ipotesi è particolarmente suggestiva. Anthony Romilio, esperto di tracce fossili dell’Università del Queensland, riconosce che se fossero autentiche si tratterebbe delle più numerose impronte di tartaruga mai rinvenute al mondo in un unico punto. Rimane il fatto che questa interpretazione è un’ipotesi che gli autori si augurano che possa suscitare un dibattito scientifico e che il sito, grazie a questa scoperta casuale, potrebbe diventare presto oggetto di ulteriori studi specialistici per chiarire l’origine di quelle misteriose tracce affiorate sul Conero.
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