Sanremo, Allevi commuove l’Italia
«Ho perso tanto, ma non la speranza»

IL PIANISTA ascolano è tornato dal vivo all'Ariston, a quasi due anni dalla diagnosi di mieloma multiplo. Un monologo sulla malattia che fa riflettere: «Ho guardato il soffitto con la sensazione di avere la febbre a 39 per un anno consecutivo. Ma il dolore mi ha fatto anche degli inaspettati doni». Le lacrime trattenute a stento parlando dei piccoli pazienti, poi l'esecuzione di "Tomorrow"

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Amadeus e Giovanni Allevi sul palco di Sanremo

di Luca Capponi 

«All’improvviso mi è crollato tutto, quando è arrivata la diagnosi pesantissima ho guardato il soffitto con la sensazione di avere la febbre a 39 per un anno consecutivo. Ho perso molto, il mio lavoro, i miei capelli e le mie certezze ma non la speranza e la voglia di immaginare. Era come se il dolore mi porgesse anche degli inaspettati doni. Tra questi, la forza, l’affetto e l’esempio che ricevo dagli altri pazienti. Guerrieri, li chiamo. E lo sono anche i loro familiari, così come i genitori dei piccoli guerrieri. Come promesso vi ho portato tutti qui con me sul palco, anime splendenti, esempio di vita autentica».

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Allevi sul palco dell’Ariston

Proprio nel momento in cui parla dei bambini, Giovanni Allevi deve fermarsi un attimo. Troppo forte la commozione, stavolta. Il pensiero dei piccoli malati, e della sofferenza cui sono sottoposti ogni giorno, gli spezza la voce. Perchè lui quella sofferenza la conosce bene. Ci convive, faccia a faccia, ogni giorno. Il pubblico del Teatro Ariston lo sa, e gli fa forza con l’ennesimo applauso, uno dei tanti che hanno caratterizzato il ritorno del pianista ascolano.

Erano quasi due anni che non appariva in pubblico. Due anni passati ad affrontare le cure dopo la diagnosi di mieloma multiplo ricevuta nel giugno del 2022. Una battaglia che Giovanni non ha ancora vinto, ma che oggi ce lo restituisce come un grande esempio. Per tutti. Difatti Amadeus lo ha voluto a tutti i costi sul palco del Festival di Sanremo, nella seconda serata del mercoledì. Anche lui, visibilmente commosso durante il monologo.

«Nel mio ultimo concerto di Vienna, il male alla schiena era talmente forte che sull’applauso finale non riuscivo ad alzarmi dallo sgabello, non sapevo ancora di essere malato – racconta Allevi -. Prima che accadesse tutto, durante un concerto in un teatro pieno, ho notato una poltrona vuota. Mi sono sentito mancare, non me lo spiegavo, eppure quando ero agli inizi, per molto tempo, ho fatto concerti davanti a un pubblico di 15/20 persone ed ero felicissimo. Oggi, dopo la malattia, non so cosa darei per suonare davanti a 15 persone. I numeri non contano, sembra paradossale detto da qui ma ogni individuo è unico ed irripetibile e a suo modo infinito».

Nel corso del suo intervento Allevi ha ringraziato medici, infermieri e il personale ospedaliero, ma anche la ricerca scentifica «senza la quale oggi non sarei qui a parlarvi». 

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Durante l’esecuzione di “Tomorrow”

Un pensiero speciale, poi, per la sua famiglia. E per la bellezza del creato. Perché anche da una camera d’ospedale, dove tutto sembra finire, può generarsi poesia.

«Non si contano le albe e i tramonti che ho ammirato da quelle stanze d’ospedale. Il rosso dell’alba è diverso dal rosso del tramonto e se ci sono le nuvolette intorno è ancora più bello», ricorda Allevi prima di citare Kant e, in un gesto liberatorio, togliersi il cappello di lana indossato fino a quel momento e “scoprire” il nuovo Giovanni. I riccioli, uno dei suoi tratti distintivi, sono sempre gli stessi, ma spruzzati di bianco.

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Poi, finalmente, il momento che tutti aspettavano, lui in primis. Il suo amico è lì che lo aspetta.

«Per onorare la vostra attenzione e il tuo gentile invito, e per dare forza e speranza alle tante persone che come me stanno ancora lottando contro la sofferenza, suonerò di nuovo il pianoforte davanti al pubblico – spiega il musicista -. Attenzione, però, ho due vertebre fratturate, tremore e formicolio alle dita, nome tecnico neuropatia. Ma come dissi in quell’ultimo concerto a Vienna, non potendo più contare sul mio corpo suonerò con tutta l’anima».

Il brano si intitola “Tomorrow“. E grazie anche a Giovanni, oggi abbiamo un motivo in più per sperare, e credere, che domani sia il giorno più bello tra quelli ancora da vivere.

 



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